Batteristi intraprendenti

Matt Cameron (Soundgarden, Pearl Jam e tanti altri) uscirà il 22 settembre con “Cavedweller”, suo primo disco solista in cui si presenterà in veste di chitarrista e cantante. Il primo singolo è Time can’t wait.
Barrett Martin (Mad Season, Screaming Trees e tanti altri) invece è in uscita con “The singing earth”, un libro che parla delle sue avventure musicali in tutti i sei continenti. Allegato al libro ci sarà anche un cd contenente canzoni rare e unreleased relative ai suoi vari e variegati progetti, tra cui anche Ascension, una gran bella strumentale dei Mad Season.
Chiudiamo con Dale Crover (Melvins e tanti altri) ha fatto uscire ad inizio agosto il suo secondo disco solista intitolato “The fickle finger of Fate”. Ben 20 tracce in tutto anche se part di esse sono intermezzi di batteria (mi sembra giusto), per un disco che è comunque molto ascoltabile a partire dal singolo qui sotto:

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Insalatone #10

4 dischi del 2017 davvero di altissimo livello!
Iniziamo con “Snow”, lavoro di ritorno dei New Year (9 anni di distanza dal precedente), che è davvero un gioiello. Un disco per luoghi freddi, spazi incontaminati, bianchi (per la neve, non solo quella del titolo) o verdi (per le distese infinite di alberi), distantissimi da dove in realtà è stato concepito (i fratelli Kadane sono del Texas, pensate un po’).
Spostiamoci a Victoria, capitale della British Columbia, per i Wept e il loro “Dress me like I’m yours”, 9 tracce un po’ indie rock un po’ emocore tranquillo di fine anni ’90. Bravi!
Gli All Them Witches invece vengono da Nashville, Tennessee e il loro nuovo disco si intitola “Sleeping through the war” ed è davvero pregevole: stoner, rock psichedelico, folk oscuro e poi miscelate bene con un gran suono. Che viaggione!
Chiudiamo con gli Isis che, sebbene si siano sciolti già da tempo, hanno fatto uscire “Live VII”, registrato durante il loro tour di commiato australiano nel 2010: bomba totale! (ah ops, mi sa che le parole “Isis” e “Bomba” nella stessa frase mi costeranno un’ispezione da parte dei servizi segreti ma ne varrà la pena).

Live and kicking

Ogni tanto compro ancora Rumore, lo faccio senza una regolarità precisa ma vengo guidato dell’impulso del momento e sull’onda del “Ma sì dai, è da un po’ che non lo compro”, a volte a prescindere dalla copertina. Infatti nel numero di luglio/agosto campeggiava una foto degli Algiers che non sono esattamente il mio gruppo preferito, ma ho comunque scucito i miei begli 8,50 euro (oramai è diventato merce di lusso) anche perché c’era allegata l’ormai tradizionale guida estiva.
L’argomento del 2017 era i dischi live e devo ammettere che sono riusciti fare una selezione diversa dalle solite e non banale o scontata. Tra le interessanti proposte mi è caduto l’occhio su qualcosa di cui non sapevo l’esistenza: “Kicking television: Live in Chicago” dei Wilco. Non lo conoscevo e, dopo averlo ascoltato, devo ammettere che è bellissimo: fotografa il gruppo in quello che forse era il loro momento migliore, all’apice: si parla di un live del 2005 (“A ghost is born” era uscito un anno prima, dopo non sarebbero stati più gli stessi) in cui il gruppo infila una scaletta strepitosa. Il live è registrato molto bene e il fatto che si tratti di un concerto nella loro Chicago aiuta sicuramente l’atmosfera e la risposta del pubblico.
Ora non mi rimane che cercare anche il fantomatico disco bonus presente solo nell’edizione in vinile con 8 tracce in più.

Kurt & Courtney

Non quei Kurt & Courtney! Si tratta di Kurt Vile e Courney Barnett, che da qualche tempo stanno collaborando assieme. La nuova coppia artistica ha scritto e registrato anche un disco intitolato “Lotta sea lice”, in uscita il 13 ottobre su Matador e su Marathon Artists.
Il lavoro conterrà in totale 9 tracce, di cui fanno parte un paio di cover (Peepin’ tomboy di KV fatta da CB e di rimando Outta the woodwork di CB rifatta da KV) e vi saranno alcune interessanti ospitate (Mick Turner e Jim White dei Dirty Three, Stella Mozgawa delle Warpaint e Mick Harvey)
Ecco il singolo di presentazione, Over everything:

Portugal the trip

La decadenza di Porto. Pastel de Bacalhau. Gente che attraversa dove vuole. Azulejos. Turisti + 400% rispetto all’altra volta. Le stradine di Vila Nova de Gaia e le cantine. Ponti e tramonti. Le attese sballate. G.n.r. dovunque. Il macchinone e i lavori stradali. Guimaraes città del nord Europa. Il parcheggiatore, i pasteis de nata e l’abbondanza delle porzioni. Dois finos. La valle del Douro. Il caldo di Pinhao a mezzogiorno di un giorno di Agosto. La deliziosa Viseu. I parcheggi improbabili. Nessuno rispetta i dettami sulle ore calde della giornata. Una mangiata stratosferica e Paulo Sousa. Il meraviglioso convento dei templari di Tomar. Incendio! Bombeiros! Arroz com pato. Coverband che suonano fino alle 3 di notte. Obidos e i suoi turisti tutti in un’unica strada. Surfisti! Il vento di Cabo da Roca. Polvo à lagareiro. Le vie dell’Alfama e 20km a piedi in meno di una giornata. Azulejos l’avevo già detto? Sardinhas + Sardines from outer space. Turisti + 800% rispetto all’altra volta. I graffiti della LX Factory. Le distanze sballate. La sorpresa di Montemor-o-velho e sassi giganti. I gatti portoghesi, emaciati ed antipatici. Cappelle d’ossa, templi romani e gente che entra in stanza. Il momento WTF della vacanza, mai Dire Banzai in real life e un traffico che manco a New York a Natale. Dois canecas. Paesi nemmeno segnati sulla guida. Struzzi e relax. La meravigliosa atmosfera di Sagres. Spritz in piscina e cocktail in terrazza. Le supposte manie suicide dei ristoratori (e relativi clienti) sul porto di Almada. Polvo, vinho verde, futebol.

They might be giants?

E intanto il buon Kris Novoselic nella sua versione sbarbata (buuuu) torna alla musica con un nuovo progetto intitolato Giants in the Trees. Assieme a lui (che nel gruppo suona il basso e la fisarmonica), ci sono Jillian Raye, Ray Prestagard e Erik Friend. Non conosco nessuno dei tre e non ho trovato su internet altre informazioni a riguardo.
Il primo singolo ufficiale è Sasquatch, eccolo qui col suo bel video. A me piace, bel groove e il basso di Novoselic mi ha sempre fatto impazzire. Sono curioso di ascoltare il resto anche se non penso si differenzieranno molto da questo primo pezzo:

Insalatone italiane #9

Iniziamo con i Werner, duo perugino, e il loro terzo disco (ma li scopro solo adesso) intitolato “Way to the ice” (2017). Le parole Werner e ghiaccio a me fanno venire in mente “Sentieri nel ghiaccio”, l’allucinante libro di Werner Herzog (sì, proprio quel Werner Herzog) che vi consiglio di leggere. Vi consiglierei anche di fiondarvi sul disco del duo perugino ma su bandcamp si possono ascoltare solo 4 pezzi su 10 ed è un buon antipasto ma alla fine non se ne esce saziati.
Gli Amp Rive hanno registrato nel lontano novembre 2015 quattro pezzi strumentali che sono stati pubblicati solo a gennaio di quest’anno in un Ep initolato “Sixteen Reflections Define Years” (2017): un po’ shoegaze, un po’ post-rock, di quello tranquillo, godibile, non sperimentale o troppo crudele.
Visto che fa caldo chiudiamo velocissimamente con i Bennett che non ho capito di dove sono, però a giugno 2017 per To Lose La Track hanno fatto uscire un disco omonimo di 6 pezzi. Interessante!

While his guitar

Ho visto “George Harrison: Living in the Material World” (2012), il film documentario di Martin Scorsese (non di certo l’ultimo arrivato): dura tre ore e mezzo ma la visione è fortemente consigliata, ne esce un ritratto fantastico di Harrison sia come uomo, sia come musicista, grazie anche all’utilizzo di filmati d’archivio di proprietà di Olivia Harrison mai trasmessi fino a quel momento. Tante interviste, tante immagini d’epoca e non, completo e godibilissimo (anche se ammetto di averlo visto in due parti).
Le cose più interessanti:
1- George Harrison era amico di tutti e di gente di tutte le tipologie e i campi di interesse (Jackie Stewart, ad esempio. O i Monty Phyton).
2- A proposito dei Monty Phyton: in veste di produttore cinematografico li ha aiutati finanziariamente a fare “Brian di Nazareth”. Cito direttamente da Wikipedia: Quando i dirigenti della Warner lessero lo script, ritirarono improvvisamente la loro parte di finanziamento. George Harrison, venuto a sapere che forse il film non si sarebbe fatto, finanziò con entusiasmo il progetto con 4 milioni di dollari, ipotecando la sua casa. Per produrre il film George Harrison fondò apposta una sua casa di produzione cinematografica, la HandMade Films. Con questa produsse poi svariate pellicole (incluse quelle dirette da Terry Gilliam) sino al 1994, quando fu costretto a venderla. George Harrison compare anche in un cameo nel ruolo del “sig. Papadopoulis” che, vestito di rosso in mezzo a una folla durante una festa, non fa altro che guardare in camera e salutare.

The hammer of the gods

E niente, oggi ho riascoltato “Above” dei Mad Season e volevo solo dire che oltre ad essere un capolavoro e il disco della vita ha anche dei suoni incredibili: la produzione è accreditata al gruppo e a Brett Eliason (già sound engineer dei Pearl Jam) e il lavoro fatto è davvero eccellente. I diversi strumenti si miscelano benissimo, basso e chitarre sono ai poli opposti (il primo rotondo e morbido, le seconde acide e ispide) ma è stata la batteria ad aver conquistato totalmente la mia attenzione, con quel rullante che quando entra è come se fosse stato percosso usando Mjöllnir.

See no evil

A maggio 2016 i Ronin hanno fatto uscire un Ep intitolato “I see them” che raccoglie il materiale registrato con Francesca Amati (Amycanbe e Comaneci) nel corso degli anni. Quindi abbiamo: 1 pezzo già apparso su un disco dei Ronin, 3 scritti per colonne sonore, 2 mai rilasciati prima.
Perché ne parlo solo ora? Perché lo sto ascoltando con un anno di ritardo ed è fantastico! Senza dubbio sarebbe entrato nella mia classifica dei dischi dell’anno e un po’ mi pento di esserci arrivato con così tanto ritardo.
È possibile ascoltare i 6 pezzi su bandcamp.

News news news

Notizie sparse:
*A maggio è uscita una nuova canzone di Courtney Barnett per un’iniziativa della sua etichetta (sua nel senso che è la co-fondatrice) Milk! Records con la Bedroom Suck Records, entrambe sono etichette indipendenti australiane. La serie si intitola “Split Singles Club” (altre info qui) e il brano in questione si intitola How to Boil an Egg (ascoltatela qui).
*Il 25 agosto uscirà il nuovo disco dei Queens Of The Stone Age. Si intitolerà “Villains” e la vera novità è che è stato prodotto da Mark Ronson. Il primo singolo è The Way You Used to Do e mi aspettavo davvero qualcosa di meglio (e anche un po’ di diverso) invece i Qotsa sono fermati a una sorta di via di mezzo che non è né carne né pesce (e quindi la mia angoscia, ascoltando il pezzo, non descresceva). Tipo la batteria, che è suonata come se dovesse essere in un pezzo pestone ma mixata come in un pezzo pop rock, così non dice niente. Altro problema è il minutaggio: arrivare a 4 minuti per me è stata una fatica. Insomma, sembra che si siano arcticmonkeyzzati ma cercando di tenere un piede in due scarpe.
*A settembre ecco invece il nuovo disco dei Foo Fighters dal titolo “Concrete and gold”, anticipato dal singolo (moscio) Run. Il gruppo ha annunciato che tutta la storia sulla pausa che avevano piantato in piedi un anno fa circa era solo una finta così da preparare il disco in tutta calma. Boh.
*I Mudhoney hanno fatto uscire una nuova canzone! Non ho capito per cosa è uscita (una compilation? un evento?), però si intitola Hey Neanderfuck ed è un pezzone!

Donkey Kong

La trasmissione di RadioUno King Kong ha deciso di festeggiare i 20 anni di “Ok Computer” dei Radiohead con una compilation di artisti nostrani e completamente in free download intitolata coraggiosamente (diciamo così) “KO Computer”. È un’iniziativa non certo originale (vedasi la stessa cosa fatta da Stereogum per i 10 anni di quel disco) ma comunque apprezzata. Come tutte le compilation di tributo di questo tipo il risultato è più o meno sempre lo stesso: tanti pezzi inutili, qualche chicca. Qui succede la stessa cosa anche perché è onestamente un disco difficile da rivisitare e devi essere bravo, avere talento e prenderti dei rischi per tirare fuori il coniglio dal cilindro:
*Sì: sono tutte di fila e sono Electioneering del BSBX Adriano Viterbini, Climbing up the walls di Iosonouncane e No Surprises di Nada. Tre pezzi che riescono a dire qualcosa sia del la canzone originale, sia dell’artista che la sta rifacendo.
*Ni: Qui finisce la gente che “è bravo ma non si applica”, e cioè Niccolò Fabi con Subterrenean Homesick Alien (che rimane la migliore di questa categoria), la Karma police dei Marlene Kuntz, Lucky di Cristina Donà e infine Paolo Benvegnù che chiude con The tourist.
*No: i rimanenti sono pezzi noiosi o troppo simili all’originale o davvero con poche idee. E quindi ecco Francesco Motta e Andrea Appino con Airbag, Diodato che riduce Paranoid Android ad una sciacquatura per piatti, Colapesce che non ha idee per Exit music (for a film), la Let down di Dimartino e Cammarata e la Fitter Happier buttata lì dal progetto Spartiti (Max Collini e Jukka Reverberi) con un terribile inglese da italiano di provincia in vacanza.

Dodici!

And when I was twelve years old
My daddy took me to the circus
The greatest show on earth
And there were clowns
And elephants
Dancing bears,
And a beautiful lady in pink tights flew high above our heads
And as I sat there watching
I had the feeling that something was missing
I don’t know what
But when it was all over
I said to myself
Is that all there is to the circus?
Questo blog compie gli anni, auguri!

Does Lee dream of electric sheep?

Adesso è ufficiale: “Electric trim”, nuovo disco di Lee Ranaldo, uscirà per la Mute Records il 15 settembre. Sarà composto da 9 tracce e vi partecipano i tre Dust che l’hanno accompagnato nel precedente lavoro (Steve Shelley ovviamente alla batteria, Alan Licht alla chitarra, Tim Luntzel al basso) e soprattutto Raül ‘Refree’ Fernandez che la fa da padrone: sul sito della Mute è indicato come produttore e come multistrumentista (acoustic & electric guitars, keyboards, electronics and programming, bass, drums, backing vocals… apperò).
Altri ospiti graditissimi sono Sharon Van Etten (voce), Nels Cline dei Wilco (chitarre), Kid Milions degli Oneida (batteria) e anche Cody Ranaldo (sì, suo figlio) che contribuisce a inserti elettronici.
Vedremo poi di capire, booklet alla mano, chi suona cosa e in che pezzo.
Intanto il primo singolo è Circular (Right as rain):