Tabella di marcia

Altre notizie su prossime uscite:
* The Breeders – “All nerve”: in uscita il 2 marzo, è il primo disco del gruppo dopo 10 anni. Saranno anche in tour in Italia (5 giugno a Ferrara e 6 giugno a Milano).
* Buffalo Tom – “Quiet and peace”: altro gradito ritorno (il 2 marzo per la precisione) dopo 7 anni. Il primo singolo è All be gone (bello!) e lo si può ascoltare qui su soundcloud.
* Calibro 35 – “Decade”: in uscita il 9 febbraio per Kick Records, 11 tracce e una copertina favolosa!
* Eels – “The deconstruction”: in uscita il 6 aprile e conterrà ben 15 pezzi. Mr. E verrà in tour in Italia ma solo a Cesena (che palle). Il primo singolo è la title track ed è interessante:

* Fu Manchu – “Clone of the universe”: in uscita il 9 febbraio, è il loro dodicesimo disco. Sarà composto da 7 tracce, l’ultima è intitolata Il mostro atomico e durerà 18 minuti! Intanto ecco la title-track che è esattamente quello che potreste aspettarvi da Scott Hill e compari nel 2018 ma va bene così:

* Glen Hansard – “Between two shores”: in uscita domani 19 gennaio. 10 tracce e produzione affidata all’ex chitarrista dei Frames David Odlum. Il singolo è Roll on slow:

* Grant-Lee Phillips – “Widdershins”: in uscita il 23 febbraio, il primo singolo è The wilderness (e vale lo stesso discorso per i Fu Manchu):

* Jack White – “Boarding house reach”: in uscita il 23 marzo. Per lui 13 tracce, per me tanta voglia di ascoltarlo. Il primo singolo è Connected by love e promette bene:

* Yo La Tengo – “There’s a riot going on”: quindicesimo disco per l’inossidabile trio in uscita il 16 marzo con un album di 15 tracce. Attenzione, saranno anche in tour in Italia al Fabrique di Milano (15 maggio). Ecco in un unico video ben 4 tracce, Shades of blue, You are here, She may, she might e Out of the pool:

Chiudiamo con un ricordo per Dolores O’Riordan, scomparsa a 46 anni per cause ancora adesso non comunicate. Non seguivo più la sua carriera musicale già da un pezzo, ma ha scritto canzoni e dischi che ho sentito tanto e che ascolto ancora adesso. C’è bisogno di ripeterlo? “No need to argue” (1994) è un grandissimo disco e ancora adesso merita un ascolto (a parte Zombie che mi crea dei problemi a causa dell’inflazionamento, ma questo è un discorso a parte): ottime melodie e canzoni perfette, fragili ma intense. Un mix favoloso ed elegante di adolescenza e malinconia. Io non ho più trovato un disco capace di coniugare al meglio tutte queste cose. E non c’è un pezzo brutto lì dentro! Poi si può discutere sui dischi dopo (e anche su quello prima), con alti e bassi e tutto quello che volete ma ogni volta che parte questa canzone io sento un sussulto (giusto per citare un bellissimo singolone):

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Tirare le somme a fine anno – 2017 edition

Ecco il consueto post festivo di liste a caso! Come ogni anno ci tengo a dire che non si tratta di una classifica vera e propria ma di un riassunto sconclusionato e per nulla serio di come è andata la mia annata musicale.
E com’è andata? Alti e bassi: pochi concerti di rilievo, tanti dischi buoni e piacevoli ma non c’è stato IL disco, quello che ho sentito allo sfinimento e che sentirò anche negli anni a venire.
10 dischi che ho ascoltato più e più volte con soddisfazione:
– The Afghan Whigs – “In spades”
– All Them Witches – “Sleeping through the war”
– Bill Jr. Jr. – “The motions” (Ep)
– Boss Hog – “Brood X”
– Crystal Fairy – s/t
– Feist – “Pleasure”
– Girls In Hawaii – “Nocturne”
– Gnod – “Just say no to the psycho right-wing capitalist fascist industrial death machine”
– Lee Ranaldo – “Electric trim”
– Spiral Stairs – “Doris and the daggers”
Altri dischi del 2017 che ho ascoltato con piacere:
– At The Drive-In – “Interalia”
– Beck – “Colors”
– Blonde Redhead – “3 O’clock EP”
– Clap Your Hands Say Yeah – “The tourist”
– Dale Crover – “The fickle finger of fate”
– Deer Tick – “Vol. 1 + Vol. 2”
– Giants In The Trees – s/t
– Isis – “Live VII 02​.​25​.​10”
– Julie’s Haircut – “Invocation and ritual dance of my demon twin”
– Last Leaves – “Other towns than ours”
– Mogwai – “Every country’s sun”
– Thurston Moore – “Rock’n’roll consciousness”
– Neutral Shirt – “2016”
– The New Year – “Snow”
– Pontiak – “Dialectic of ignorance”
– Ride – “Weather diaries”
– Þórir Georg – “Pantophobic”
– The Sad Birthdays – “Space race”
– Wept – “Dress me like I’m yours”
– Wolf Alice – “Visions of a life”
Dischi del 2017 nemmeno male ma che per un motivo o per un altro finiscono nella categoria “un ascolto e via”:
– Jake Bugg – “Hearts that strain”
– John Garcia – “The coyote who spoke in tongues”
– Kid Koala & Emiliana Torrini – “Music to draw to satellite”
– Father John Misty – “Pure comedy”
– Fleet Foxes – “Crack-up”
– Godspeed You! Black Emperor – “Luciferian towers”
– The Jesus & Mary Chain – “Damage and joy”
– Motorpsycho – “The tower”
– Spidergawd – “IV”
Gente che sarebbe pure entrata in classifica se avessi avuto modo di ascoltarli o ascoltarli un po’ di più rispetto a quello che ho fatto (lista che mi serve anche come promemoria per il futuro):
– ‘68 – “Two Parts Viper”
– Paolo Benvegnù – “3H+”
– Brand New – “Science fiction”
– Cloud Nothings – “Life without sound”
– Cut – “Second skin”
– Ray Davies – “Americana”
– Fast Animals and Slow Kids – “Forse non è la felicità”
– Guided By Voices – “August by cake”
– Havah – “Contravveleno”
– Jens Lekman – “Life will see you now”
– Lali Puna – “Two windows”
– Ork – “Soul of an octopus”
– Oxbow – “Thin black duke”
– Royal Blood – “How did we get so dark?”
– The Shins – “Heartworms”
– Slowdive – s/t
– Why? – “Moh lhean”
Il gruppo che “Ma perché non l’ho ascoltato (bene) prima?” (l’ormai noto Premio Bianconiglio):
– The Moondoggies – “Adios I’m a ghost” (2013)
Il disco “Che bello sarebbe stato se l’avesse cantato qualcun altro” (detto anche Radiohead Award):
– Fine Before You Came – “Il numero sette”
Il disco “Corazzata Kotiomkin – 92 minuti di applausi”:
– Ninos Du Brasil – “Vida eterna”
Il disco più sbagliato del 2017
– Queens Of The Stone Age – “Villains”
L’uscita più innocua del 2017
– Gone Is Gone – “Echolocat”
Il disco che “Temevo peggio ma pensavo meglio”
– Mark Lanegan Band – “Gargoyle”
I concerti del 2017 che mi hanno entusiasmato:
– Lite @ Bloom – 28/10/2017
Buon anno e che sia un 2018 pieno di grandi canzoni!

Letture per le vacanze natalizie!

Due libri a tema musicale che ho letto negli ultimi mesi:
* “Lascia stare il la maggiore che lo ha già usato Beethoven” di Alessandro Sesto (2015, Gorilla Sapiens) parla degli insuccessi di un gruppo di periferia. Se avete suonato un una band o se avete spesso seguito amici nei peggiori locali della provincia cronica vi ritroverete in questo divertentissimo spaccato di vita. Narrato in prima persona dal batterista, siamo coinvolti dalle disavventure tragicomiche di una scalcagnata coverband della provincia veronese, alle prese con tutto il meglio e il peggio che può capitare (l’equilibrio precario delle dinamiche di gruppo, la difficoltà nel venire pagati, le ragazze, la birra, la concorrenza, le prove) ma condito da umorismo, filosofia e da uno stile volutamente esagerato.
* “Il gruppo” di Joseph O’Connor  (2015 Guanda – Titolo originale: “The thrill of it all”) è ambientato negli anni 80 in un sobborgo di Londra. Il libro racconta la storia di due amici che fondano un gruppo (The Ships) fino a farlo diventare una pop-rock band di respiro internazionale. Da lì inizieranno i problemi (o continueranno, visto che la storia è sempre travagliata) fino allo scioglimento e alla reunion. Il romanzo è scritto bene e riesce a ricreare il mood della musica rock/new wave degli anni ’80 ma non l’ho apprezzato così tanto per alcuni grossi problemi: i due protagonisti sono davvero insopportabili, soprattutto il chitarrista che fa da voce narrante: lagnoso e troppo tira-e-molla (mentre altri componenti del gruppo –bassista e batterista- sono sicuramente più interessanti). In più al prima fase del gruppo (incontri, nascita, primi approcci, primi concerti ecc. ecc.) è scritta molto bene, poi la storia degli Ships si perde un po’ in una nuvola di approssimazione. Insomma, idealmente una specie di mash-up di “La banda dei brocchi” e “L’eroe alternativo” ma decisamente il tutto in tono minore.

You speak my language

Qualche giorno fa mi sono accorto di una cosa: se penso a dei dischi belli e cantati in italiano usciti nel 2017 non mi viene in mente niente.
Ho deciso quindi di chiedere qualche consiglio sui social,, specificando che volevo roba “di un certo livello”.
Gli unici consigli che mi sono arrivato sono: Coez, Dargen D’Amico, Edda, I Camillas e Paolo Benvegnù.
La cosa mi sembra abbastanza sconfortante anche se I Camillas mi stanno simpa e Paolone che merita un discorso a parte (in breve: ho sentito dire che un bel disco ma i precedenti due sono stati insoddisfacenti per cui ho paura).
Cercando altra roba uscita mi sono ricordato di dischi che però non ho ascoltato (e di alcuni mi ero anche dimenticato fossero usciti) quindi non so se rispondono ai criteri di cui sopra: Baustelle, Colapesce, Fast Animals And Slow Kids, Giorgieness, Le Luci Della Centrale Elettrica. L’unico che mi ispira sarebbe “Quattro quartetti” di Emidio Clementi e Corrado Nuccini, potrei partire da quello anche se so bene che si tratta di una cosa particolare (spoken word su testi di T.S. Eliot).

Dead-end street

Ho scoperto solo adesso e con poco più di un mese di ritardo che RockLab ha chiuso i battenti. È sempre una cosa triste quando un buon sito decide che è l’ora di andare in pensione. Di RockLab ho sempre buoni ricordi e non è un caso che ci ho scritto per un bel po’ di anni, tra recensioni, interviste, rubriche e tanta attività nel vecchio forum (anche quello dismesso da tempo).
In ogni caso ho conosciuto gente interessante e tanta musica buona. Rimane un’ottima consolazione, no?

Insalatone #12

Tiriamo la volata verso fine anno con tanta roba di cui non ho avuto tempo/voglia/possibilità di scriverne qualcosa prima.
* Iniziamo con “Invitation” (2017), primo disco di un nuovissimo supergruppo chiamato Filthy Friends. I componenti sono Corin Tucker (Sleater-Kinney – voce), Peter Buck (R.e.m. – chitarra), Kurt Block (Fastbacks – chitarra), Scott McCaughey (Young Fresh Fellows – basso) e Bill Rieflin (Ministry, Swans, R.e.m., King Crimson – batteria). Sulla carta una bomba, nella realtà insomma. Suona come un disco solista di Corin con in aggiunta la chitarra di Buck. Però se volete ascoltarlo è disponibile sul loro bandcamp. L’unica cosa che non ho capito è perché in tante foto promozionali del gruppo c’è Linda Pitmon (batterista e moglie di Steve Wynn) e non Rieflin, boh.
* È uscito in autunno ma “Colors” (2017), nuovo e tredicesimo lavoro di Beck è sicuramente il disco dell’estate. Anche se l’estate non c’è più. Il cambiamento dopo “Morning phase” è totale ma da lui mi aspetto di tutto.
* A dispetto delle aspettative, “Lotta sea lice” (2017) di Kurt Vile e Courtney Barnett non mi ha fatto impazzire. Diciamo che sembra un disco minore di Vile con la collaborazione della Barnett. Sembra che aver messo assieme due persone così, che le canzoni le sanno scrivere, abbia dimezzato il valore del risultato invece che moltiplicarlo. Oh, sia chiaro che rimane un album godibile ma non riesce proprio a prendermi più di tanto.
* “Every country’s sun” (2017) dei Mogwai mi e piaciuto. È un buon disco, dai. C’è da dire altro su un lavoro del gruppo scozzese dopo così tanti anni? No.
* Il quarto e nuovo disco dei Widowspeak mi ha intrigato molto, si intitola “Expect the best” (2017) ed e consigliato a chi apprezza il dream pop/shoegaze con voce femminile. Anche questo è disponibile in streaming sul loro bandcamp.
* Ho iniziato ad ascoltare i Deer Tick quest’anno: ho iniziato da “War elephant” (2007) ed è un buon album anche se un po’ troppo country in alcuni momenti per me (però contiene un bellissimo pezzo intitolato Not so dense), poi sono passato a “Divine providence” (2011) che è davvero un gran disco, mi è piaciuto decisamente di più dell’altro,  c’è dentro tanta roba, le influenze sono molteplici, il tutto è molto eterogeneo senza sembrare disunito. I pezzi sono belli e si ascolta con piacere ed è un lavoro che dimostra che i Deer Tick sono effettivamente un gruppo con una grande personalità. Dato che c’ero mi sono buttato anche sull’ultimo omonimo in due volumi, “Deer tick vol.1” e “Deer tick vol. 2” (2017) e secondo me c’è stato un errore di base: perché fare due dischi tematici quando le canzoni peggiori sono le prime del disco 1? È una cosa che ammazza l’ascolto. La seconda metà del disco 1 (un disco essenzialmente country) è godibile e il disco 2 (un disco essenzialmente elettrico) è decisamente più ispirato e frizzante: sarebbe stato meglio secondo me unire il meglio e ne sarebbe uscito un lavoro con i fiocchi.
* Chiudiamo con i Gnod e il loro “Just say no to the psycho right-wing capitalist fascist industrial death machine” (2017) che finisce per essere una delle cose più interessanti dell’anno per cui l’acquisto è consigliato se non dovuto, non ve ne pentirete. Anche questo è su bandcamp.

Alberobello

Un paio di settimane fa è uscito il primo disco omonimo dei Giants In The Trees, nuova band di Krist Novoselic di cui avevo già parlato. Dodici pezzi in bilico tra rock, country, folk e bluegrass. Suonato bene, cantato benissimo. Magari non tutto eccezionale, probabilmente non sarà il disco del secolo ma dentro ci sono tante cose belle, tra cui il secondo singolo Seed song. In ogni caso è bello risentire il potente basso di Krist in qualcosa di nuovo.

Stranger bands

Parliamo di “Stranger things”, avete presente?
Ehi tu, ma questo è un blog di musica!
Uff… occhei, allora parliamo del fatto che alcuni attori della suddetta serie tivù suonano anche in delle band! Va bene?
Sì, dai.
Ok, inziamo con Joe Keery (Steve Harrington, uno dei migliori personaggi della seconda stagione) che canta e suona la chitarra nei Post Animal, band di Chicago che suonano un rock lisergico di tutto rispetto. Ho sentito qualcosa dal loro bandcamp e non mi dispiacciono affatto, anzi! Vi lascio con il video di Special moment a fine post.
Ora passiamo ai regazzini, sì perché dovete sapere che anche Finn Wolfhard (Mike Wheeler) e Gaten Matarazzo (Dustin Henderson) hanno la passione per la musica: Calpurnia è la band di Wolfhard, hanno base a Vancouver (BC) e hanno firmato da poco per la Royal Mountain Records (quella degli Alvvays e di Mac De Marco, tra gli altri). Vedendo i video in giro sembra che il quartetto sappia suonare bene anche se non mi piace lui come canta, tanto tra poco avrà già un’altra voce.
La band di Matarazzo invece si chiama Work In Progress, sono in 6 e lui è il cantante. Siamo a livello molto più basso rispetto a Mike e mi fa un po’ ridere che le band finiscano per rispecchiare i loro personaggi in ST (precisino e più serio uno, caciarone e alla buona l’altro).
Finiamo con una curiosità: siete stati affascinati dalla serie e volete chiamare la vostra nuova band Demogorgon? Lasciate stare, esistono almeno 19 band metal con lo stesso nome. Allora volete ripiegare su Mind Flayer? Ve lo sconsiglio, esistono già i Mindflayer, experimental-noise duo in cui milita anche Brian Chippendale dei Lighning Bolt.

Ammazza che mazza (da baseball)

Negli ultimi anni l’estetica legata ai vecchi videogiochi a 8 e 16 bit è diventata onnipresente ovunque, soprattutto in ambiti non strettamente legati alla tecnologia. Non c’è bisogno che citi esempi perché la cosa è un po’ sotto gli occhi di tutti e forse adesso sta diventando un po’ troppa, a discapito della qualità delle proposte.
In ogni caso anche i Pearl Jam decidono di unirsi al coro. Già perché a fine settembre hanno fatto uscire “Let’s play two”, un disco live che raccoglie le esibizioni dei due concerti tenuti il 20 e 22 agosto 2016 al Wrigley Field di Chicago. A novembre è uscito anche il dvd.
E cosa c’entra?
Adesso ci arrivo!
Qui potete trovare il gioco 8-bit di “Let’s play two” in cui dovete battere il miglior home-run della vostra vita! Come recita la schermata di inizio: Inspired by Pearl Jam’s iconic performances in Chicago, play America’s favorite pastime using members of the band! Try to top the scoreboard for your chance to win an autographed baseball and custom Pearl Jam baseball bat!
Adesso sapete come passare il weekend. Buon divertimento!

L’anno che verrà

Ho già accennato di due uscite del 2018 e cioè Black Rebel Motorcycle Club e Calexico. Eccone altre due:
* Mudhoney: il 19 gennaio uscirà il primo live ufficiale dei Mudhoney, si intitolerà “LIE”, un acronimo per “Live in Europe” visto che è stato registrato durante il tour del 2016 in Germania, Croazia, Svezia, Austria, Norvegia e Slovenia. Conterrà 11 tracce, un po’ pochine però eh! Inoltre (e qui arriva la notizia bella), visto che il 2018 segna il 30 anniversario dalla nascita del gruppo, uscirà anche il disco nuovo vero e proprio anche se non si sa ancora quando!
* Franz Ferdinand: nel 2016, a causa dell’uscita dal gruppo dello storico chitarrista Nick McCarthy, hanno cambiato formazione e adesso sono in 5 (oltre ad un nuovo chitarrista è arrivato anche un tasterista). Il 9 febbraio uscirà “Always ascending”. La title-track è anche il primo singolo:

Dead & bloated

Gli Stone Temple Pilots hanno passato l’ultimo anno a fare le selezioni per il nuovo cantante e alla fine hanno scelto un tizio 41enne la cui esperienza migliore precedente è la partecipazione a X Factor Usa.
Adesso è uscito un pezzo nuovo intitolato Meadow che non è nemmeno malissimissimo (mi aspettavo il peggio) ma mi pare per gran parte una di quelle robe aor americane abbastanza scontate. Insomma, ce ne possiamo tranquillamente dimenticare subito, sia del brano, sia del futuro disco, sia della band.
Che dire? Niente, la storia è sempre la stessa: DeLeo e soci hanno una paura fottuta di usare un nome nuovo per il gruppo, cosa che li manderebbe dritti dritti nell’oblio in poco tempo e si attaccano al nome STP perché è un nome conosciuto e può portare soldi (stessa cosa che fanno le altre merde che si fanno chiamare Alice In Chains ma che Alice In Chains non sono).
In ogni caso, se davvero volete notizie più approfondite sulla scelta del cantante c’è questo esaustivo articolo di Rolling Stone.

L’angolo dei link

Qualche link interessante per passare il weekend:
* Butch Vig parla dell’esperienza in studio con i Sonic Youth per il loro strepitoso disco “Dirty” (1992)
* I Wilco hanno due account instagram di pregio legati a The Loft, il loro studio di registrazione a Chicago: il primo è appunto @theloftchicago e si trovano foto di musicisti, strumentazione e cose varie. Il secondo è più particolare ed è @fonts_of_the_loft in cui pubblicano foto legate al meraviglioso lettering legato alla strumentazione musicale, una roba affascinante e pure una gioia per gli occhi (grazie a FrizziFrizzi per avermi fatto conoscere i due Insta).
* Finiamo con una pagina FB dedicata alla Loudness War, dateci un occhio!

Space Needle e altre storie di musica

Se si dovesse istituire un premio per la peggio copertina di un libro penso che l’edizione italiana di “Grunge is dead” di Greg Prato vincerebbe a mani basse: un concentrato di photoshop fatto male e con pochissimo senso (un palco con sopra appiccicato un tizio biondo –un Cobain wannabe? – che salta e con appiccicato sulla mano una simil stratocaster, il tutto con evidenti problemi di cambio di luminosità da un oggetto all’altro. Non sto scherzando), mentre quella originale era tutto sommato decente. Insomma, alla Odoya devono essere un po’ impazziti.
Il libro però è molto interessante. Di che parla? Della storia della scena musicale di Seattle, a partire dagli anni ’60 fino agli anni zero, il tutto utilizzando tantissime interviste (più di 130) a musicisti, produttori, addetti del settore, promoter, fotografi eccetera. Ci sono ovviamente tanti nomi famosi (quasi tutti i musicisti delle band che hanno fatto la storia) e la lettura è interessante perché presentata sotto molteplici punti di vista, spesso diversi o con opinioni contrastanti. Tante piccole e grandi storie dietro a gruppi e dischi strepitosi, tanti episodi di vincite e sconfitte, tanta droga. Straconsigliato!
E adesso alcune curiosità pescate a caso dalle mille citate:
* Sean Kinney degli Alice in Chains ha registrato tutte le parti di batteria di “Facelift” con una mano rotta.
* Eddie Vedder ha insegnato a Matt Dillon a suonare la chitarra per il film “Singles” al modico costo di 80$.
* (questa è arcinota ma mi piace sempre) Il font del logo dei Nirvana è stato scelto all’epoca di “Bleach” dalla graphic designer scegliendo tra quelli già caricati e disponibili per la stampa, senza nessuna spesa ulteriore perché la Sub Pop doveva alla graphic designer già un mucchio di altri soldi arretrati.
* I Mudhoney ricevettero 20.000 $ per scrivere e registrare una canzone per la colonna sonora di “Singles”. Andarono nel loro solito studio e in un pomeriggio registrarono e mixarono Overblown alla modica cifra di 164 dollari. Il resto fu investito dalla band per la registrazione del loro successivo disco e per comprare un mucchio di droga.
* I Nirvana avevano annunciato che per il loro Unplugged ci sarebbero stati degli ospiti a sorpresa. Nessuno, nemmeno i produttori dello show, sapevano di chi si trattava e tutti pensavano a grossi nomi come Eddie Vedder. Invece furono i fratelli Kirkwood.
* Eddie Vedder e Chris Cornell, oltre ad essere grandi amici, erano entrambi appassionati di alpinismo e scalata, per cui erano soliti fare lunghe escursioni assieme.