Belle notizie

Il 19 aprile uscirà un nuovo Ep degli Amycanbe. Si initolerà “White Slide – Ep” e conterrà 4 tracce (anche se una è un remix e una è una versione live della title track, ufff).
In ogni caso ecco il pezzo che dà il titolo all’Ep, è bellissimo!

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Marte pulsante di vita nuova ti chiama

Ieri tutto il mondo ha dato l’addio a Oppy, il rover Opportunity, che doveva stare su Marte solo tre mesi e invece, con sommo spirito di sacrificio e senso del dovere, ha girato il pianeta per quasi 15 anni. Purtroppo adesso non è più in grado di emettere o ricevere comunicazioni
Per salutarlo, alcuni impiegati della Nasa hanno fatto anche una compilation su Spotify intitolata “Opportunity, wake up!”. Non è granché ma la scelta dei pezzi è ovviamente molto opinabile. Io, tra le altre cose, ci avrei messo anche:
-il pezzo che dà il titolo al post (link per i più ignoranti)
-La sigla della serie tv “Mars”, scritta da Nick Cave e Warren Ellis (che hanno pure curato tutta la colonna sonora). Si chiama prosaicamente Mars theme:

A lato: vi consiglio di veder la serie.
A proposito di Nick Cave, oggi ha pubblicato una gran bella risposta indirizzata ad un fan australiano di 10 anni che gli aveva inviato una lettera attraverso The Red Hand Files, un sito (che non conoscevo) che Cave usa per avere un  contatto diretto coi fan e rispondere ad alcune loro domande. In questo caso il ragazzino, di nome Ptolemy, chiedeva: “None of my friends listen to anything cool, interesting or beautiful. How will having your music in my life so early on affect me, and have you got any advice for me?
Nick-cuore-d’oro si rivolge a lui in maniera lunga e coinvolgente. La risposta, assieme a tutta la storia, è qui.

Altri dischi per questo 2019

Si parte!
Ex Hex – “It’s real”: il trio formato da Mary Timony, Betsy Wright e Laura Harris torna il 22 marzo con un lavoro di 10 tracce. A maggio e giugno saranno in tour in Europa ma niente Italia. Intanto ci sono già due video disponibili, il primo Cosmic cave:

Il secondo è Tough Enough:

* Stephen Malkmus – “Denied groove”: si tratta di un suo disco di musica elettronica (anzi EDM e hiptronica) fatto nel 2001 ma mai pubblicato prima. LOL. Uscirà il 15 marzo. Questa è Viktor Borgia:

Meat Puppets – “Dusty notes”: tornano con la line-up originale (non succedeva dal 1996) e con un disco in uscita l’8 marzo. Anche per loro già due canzoni disponibili, ecco Warranty:

Ed ecco Nine pins:

Spidergawd – “V”: uscito l’undici gennaio, questo disco completa (a quanto leggo) la loro trasformazione da una band prog-psych a una più hard rock/heavy metal. Non l’ho ancora ascoltato ma se vi interessa saranno al Magnolia il 19 marzo.

A heart without home

Una bruttissima notizia che ho scoperto solo qualche giorno fa, con quasi due anni di distanza: a febbraio 2017 è morto Robert Dahlqvist, aveva 40 anni. Era stato il chitarrista degli Hellacopters (periodo 1999-2008) e poi cantane e chitarrista dei Dundertåget (inizialmente chiamati Thunder Express). A quanto pare è morto affogando nella vasca da bagno dopo un attacco epilettico.
Sono tristissimo.
Non capisco come possa aver completamente bucato la notizia. L’ho scoperto davvero per puro caso: mi hanno detto che a maggio 2019 gli Hellacopters faranno una serie di concerti in Europa. Cercavo quindi sul web di trovare qualche notizia in più e mi è saltata fuori la scomparsa del buon Robert.
Ah per quanto riguarda il tour di cui accennavo: ci sono 6 date in Germania, uno in Olanda e uno in Spagna. Passare di qui sarebbe chiedere troppo? Nel caso io tengo le dita incrociate!
Intanto voglio ricordare Robert così:

Aspettando i nuotatori

Tra qualche giorno, e più precisamente il primo di febbraio, i Massimo Volume faranno uscire il nuovo disco intitolato “Il nuotatore”. Contiene 9 tracce e ha una bella foto di copertina parzialmente rovinata da un font terribile (spero che in realtà la vera copertina sia solo la foto).
Sono passati 6 anni dal precedente “Aspettando i barbari” (2013). Sto riascoltando quel disco proprio ultimamente, è un buon lavoro ma mancano i super pezzoni a cui il gruppo mi aveva abituato. Rimango ovviamente curiosissimo sul nuovo materiale, sulla cui natura non ho trovato nemmeno un indizio.
Nelle foto promozionali che ho visto ci sono solo i 3 membri storici (Mimì, Egle, Vittoria). Stefano Pilia suona ancora con loro? Sembrerebbe di no. Ma allora chi altri ha suonato nel disco? E chi suonerà con loro live?
Chissà.
Ma lo sapremo presto.

Now that you’re back

A dicembre i Raconteurs hanno fatto uscire un paio di pezzi nuovi, a 10 anni di distanza dall’ultimo lavoro. Si vocifera di un disco nel 2019 ma per adesso non si sa altro.
Che ne pensate? Le due canzoni qua sotto a me sono piaciute entrambe, un loro ritorno è una cosa davvero gradita e avrei già voglia di ascoltare tutto il disco, cosa che non mi succedeva da anni con un disco con Jack White (e questo già la dice lunga).
Sunday driver:

Now that you’re gone:

Ep!

Sul blog MySpiace (nome geniale), che leggo sempre con interesse, Paolo Plinio ha scritto un bellissimo articolo sull’Ep (leggetelo qui, subito!). Sì, quel formato che sembrerebbe una via di mezzo tra il singolo e l’album ma che brilla di luce propria e che regala spesso delle chicche fenomenali.
È un formato molto fascinoso che ho sempre apprezzato molto. Mi ero anche messo a fare una lista dei miei ep preferiti ma finiva per diventare davvero troppo lunga. Per cui ne citerò alcuni, non sono necessariamente i migliori (alcuni sì), ma quelli a cui sono legato in qualche modo (e so già che tra un anno la rifarei sicuramente in modo diverso):
* Alice In Chains – “Jar of flies” (1994): probabilmente il più bel Ep di sempre, compost e registrato nel giro di una settimana (un po’ come quando hai i compiti delle vacanze da finire e accumuli tutto negli ultimi giorni). L’ho ascoltato tantissimo, è stato indispensabile per la mia formazione musicale e lo amo ancora oggi. Questo fa coppia con l’altro notevolissimo Ep della band, “Sap” (1992).
* Pearl Jam – “Merkin Ball” (1995): se Jof è un Ep piuttosto lungo (quasi 31 minuti), all’altro lato dello spettro c’è questo piccolo gioiello di sole due canzoni che potrebbe non essere considerato un Ep (è di nemmeno 11 minuti) ma viene esplicitamente chiamato così nel titolo quindi accattattev’illo, anche perché contiene I got id che è una delle mie canzoni del cuore dei PJ.
* Cave In – “Tides of tomorrow” (2002): l’immediatezza qui regna sovrana. Quando nel lontano 2003 ho intervistato i Cave In dal vivo (solo il batterista per la verità), alla domanda del perché di un Ep poco prima dell’uscita di un disco (“Antenna” è del 2003) ha proprio detto che “sentivamo il bisogno di pubblicare qualcosa”. Sospetto che il motivo sia anche di carattere discografico (è stata l’ultima uscita su Hydra Head all’epoca prima del passaggio su major), ciò non toglie che ToT è ancora una gran bella bomba sentito oggi.
* Ed Harcourt – “Maplewood” (2000): esordire con un Ep è sempre un ottimo modo per iniziare, come essere discreti ma nonostante tutto fare un’entrata ad effetto.
* Guillemots – “From the cliffs” (2006): un altro esordio contenente tante idee, tanti modi di intendere la musica, tanti arrangiamenti per realizzarli. Un piccolo gioiello in 8 tracce e 40 minuti (forse l’Ep più lungo del lotto)
* Mark Lanegan Band – “Here comes that weird chill” (2003): primo Ep di Lanegan con la dicitura Band nel nome, una banda di gente di alto livello (tra cui Joshua Homme, Nick Oliveri, Chris Goss, Dave Catching) che accompagna quella voce in un viaggio di 30 minuti oscuro, malvagio e crepuscolare. Bomba.
* Silversun Pickup – “Pikul” (2005): l’unico Ep della band losangelina che possiedo. Infatti i dischi seguenti li ho ascoltati senza esserne conquistato. Con questo esordio in 7 tracce invece la storia è stata diversa ed è stato amore a primo ascolto.
* Slo Burn – “Amusing the amazing” (1996): 4 pezzi totalmente amusing e pure amazing. Senza dubbio il miglior lavoro di John Garcia (esclusi i Kyuss, ovviamente).
Menzione onorabile: Radiohead – “My iron lung” (1994) + At The Drive-In – “Vaya” (1999)
E gli italiani?
* Paolo Benvegnù – “14-19” (2007): ricordate la prima volta che avete ascoltato La distanza? Io sì, ero a casa, appena rientrato dopo il mio consueto shopping alla Fnac dei bei tempi. Ho messo subito l’Ep nel lettore, è partito quel pezzo, l’ho riascoltato altre volte di fila, subito. Lo adoro e adoro questa versione ancora di più di quella che c’è su “Le labbra” (2008).
* Disco Drive – “Very Ep” (2006): quanto mi mancano i Disco Drive. Soprattutto mi manca vederli dal vivo, magari eseguendo due pezzoni presenti su questo lavoro, e cioè A factory of minds e My party.
* Don Turbolento – “Spent the night on the floor” (2007): la storia dietro a questo Ep all’epoca divenne nota. Riassunto: il duo bresciano aveva mandato un demo alla Dischord, la quale ha declinato l’offerta (per ovvi motivi) ma ha al contempo elogiato il gruppo, tutto ciò tramite una bella cartolina che poi è stata messa sulla copertina di questo lavoro d’esordio. La title track effettivamente spacca tantissimo.
* Vessel – “Tales of Memento island” (2010): 7 canzoni che ho consumato. I Vessel erano un trio composto da Corrado Nuccini e Emanuele Riverberi (Giardini Di Mirò) e Alessandra Gismondi (Pitch) e questo è stato il loro primo e favoloso lavoro. All’epoca ci ero rimasto sotto, ascoltarlo oggi è ancora un’emozione.
Menzione onorabile: Marlene Kuntz – “Cometa” (2001)
Ho escluso dalla classifica tutti quelli dei Motorpsycho perché meriterebbero una storia a parte e forse un giorno la scriverò.

Tirare le somme a fine anno – 2018 edition

Ecco il consueto post festivo di liste a caso! Non è stata proprio una grande annata, dal mio personale punto di vista ma vabbé. Come al solito ci tengo a dire che non si tratta di una classifica vera e propria ma di un riassunto sconclusionato e per nulla serio di come è andata la mia annata musicale. Ulteriori consigli sono sempre ben accetti!
Dischi che ho ascoltato più e più volte con estrema soddisfazione:
– Courtney Barnett – “Tell me how you really feel”
– Anna Calvi – “Hunter”
– The Decemberists – “I’ll be your girl”
– The Messthetics – s/t
– The Moondoggies – “A love sleeps deep”
– Moby – “Everything was beautiful, and nothing hurt”
– Stephen Malkmus – Sparkle hard”
Altri dischi del 2018 che ho ascoltato con piacere:
– Calexico – “The thread that keep us”
– Comaneci – “Rob a bank”
– Dead Meadow – “The nothing they need”
– Math And Physics Club – “Lived here before”
– Fu Manchu – “Clone of the universe”
– Mudhoney – “Digital garbage”
– RIAH – “Autumnalia”
– Tiny Moving Parts – “Swell”
– Turin Brakes – “Invisible storm”
– Yawning Man – “The revolt against tired noises”
Dischi del 2018 nemmeno male ma che per un motivo o per un altro finiscono nella categoria “un ascolto e via”:
– A Perfect Circle – “Eat the elephant”
– …A Toys Orchestra – “Lub dub”
– The Breeders – “All nerve”
– Buffalo Tom – “Quiet and peace”
– Calibro 35 – “Decade”
– Jim James – “Uniform distorsion”
– Sleep – “The sciences”
Gente che sarebbe pure entrata in classifica se avessi avuto modo di ascoltarli o ascoltarli un po’ di più rispetto a quello che ho fatto (lista che mi serve anche come promemoria per il futuro):
– Black Rebel Motorcycle Club – “Wrong creatures”
– Car Seat Headrest – “Twin fantasy (Face to Face)”
– Corrosion Of Conformity – “No cross no crown”
– Fuck – “The band”
– Glen Hansard – “Between two shores”
– Melvins – “Pinkus abortion technician”
– One Dimensional Man – “You don’t exist”
– Grant-Lee Phillips – “Widdershins”
– Jon Spencer – “Spencer sings the hits!”
– Tropical Fuck Storm – “A laughing death in meatspace”
Il gruppo che “Ma perché non l’ho ascoltato (bene) prima?” (l’ormai noto Premio Bianconiglio):
– Luna
Il disco più noisoso del 2018
– Eels – “The deconstruction”
Il disco che non ho capito se mi è piaciuto oppure no (quest’anno sono due):
– Arctic Monkeys – “Tranquility Base Hotel & Casino”
– Jack White – “Boarding house reach”
I concerti del 2018 che mi hanno entusiasmato:
– Calexico @ Alcatraz – 14/03/2018
– Calexico @ Carroponte – 15/07/2018
– Go Go Ponies @ Pork’n’Roll – 8/09/2018
Alcuni articoli/post/robe scritte che dovreste leggere (non per forza a tema musicale) perché sono davvero molto belli:
-“Chernobyl – Un giorno nella zona” di BuoniPresagi
-“La rapina di via Osoppo, 60 anni fa” di Gabriele Gargantini
-“Completamente sold out” di Rossano Lo Mele
-“Andrés Iniesta, diverso da tutti” di Emiliano Battazzi
Buon anno e che sia un 2019 pieno di grandi canzoni!

Good!

A volte entro in una fase acuta che possiamo chiamare come “Periodo Morphine”: mi capita ogni tanto e rimango in fissa con loro per un po’ e nel frattempo non ascolto altro. Poi mi passa
Stavo cercando disperatamente il “Bootleg Detroit”, registrato nel 1994 ma uscito nel 2000 che è comunque considerata un’uscita ufficiale. Non l’ho ancora fatto perché nel mentre mi sono imbattuto in un “Live in Boston” (chiamiamolo così) datato giugno 1995, quindi presumibilmente nel tour di “Yes”.
Ne sono rimasto stregato: registrato bene, bella scaletta, atmosfera favolosa. E un Mark Sandman in formissima, ogni volta che apre bocca aveva completamente in pugno il pubblico, lo si capisce nettamente dalla registrazione.
Talmente bello che l’ho ascoltato per tipo 5 o 6 volte di fila. Non riesco a trovarne traccia o avere altre informazioni in merito per cui sembra un vero bootleg.
Ed è finita che non ho ancora ascoltato quel benedetto “Bootleg Detroit”.

What moonsong?

Ascoltando una radio online (mi pare Radio Paradise ma potrebbe anche essere stato su Kexp) ho scoperto un gruppo chiamato Luna. Non li conoscevo per nulla ma informandomi ho scoperto che tra il 1992 e il 2004 hanno fatto uscire ben 7 dischi (più alcuni Ep, senza contare i vari live e best of). Sono stati fondati da Dean Wareham dopo lo scioglimento dei Galaxie 500 (altro gruppo che dovrei decisamente approfondire, li conosco troppo poco).
Insomma, tutto ciò per dire che ho ascoltato “Rendezvouz” (2004) ed è un disco bellissimo, elegante, elettrico e fascinoso. Lo si può ascoltare sul loro bandcamp.
A quanto pare si sono anche riuniti da poco e nel 2017 è uscito un disco intitolato “A sentimental education”.
Ho letto ottime recensioni anche su “Penthouse” (2005) e “Romantica” (2002), il secondo l’ho senticchiato ma senza esserne troppo colpito, il primo lo rimedierò sicuramente.

What we do is secret

L’altro giorno ho letto questo articolo di NME sulle hidden tracks, un fenomeno che ovviamente è scomparso (o quasi) e che ha avuto un grande utilizzo negli anni ’90. È una lettura divertente e disimpegnata e ci sono 10 esempi di tracce nascoste selezionate da loro.
Beh, viste le mancanze ne dico alcune anche io:
* Alice In Chains: in “Dirt” (1992) c’è uno dei rari casi di canzone nascosta presente a in mezzo al disco (circa) e non alla fine come nel 99% dei casi. Si tratta di Intro (Dream Sequence)/Iron Gland, la voce che si sente è quella di Tom Araya e la traccia è posizionata tra God smack e Hate to feel.
* Green Day: in “Dookie” (1994), dopo un minuto della bellissima F.O.D. parte una canzone cantata da Tré Cool intitolata All by myself. Imperdibile.
* Marilyn Manson: parliamo di Track 99 conosciuta anche col nome di Empty sounds of hate, su  “Antichrist Superstar” (1996). In particolare si trova alla fine, dopo 82 tracce vuote di 4 secondi l’una.
* Queens Of The Stone Age: In “Rated R” (2000) c’è un reprise sconclusionato di Feel good hit of the summer prima di In the fade (o forse dopo, non ho controllato) ma nella stessa traccia.
* Travis: alla fine di “The man who” (1999), dopo Slide show c’è una traccia nascosta intitolata Blue flashing light.

Gimme gimme shock treatment

Gimme danger” è un documentario sugli Stooges girato da Jim Jarmusch (lode a lui, sempre) e uscito nel 2016. Raccoglie vecchi e nuovi filmati, qualche intervista di tanto tempo fa e molte fatte per questo lavoro (principalmente a Iggy, ma anche a Scott Asheton e James Williamson). È girato benissimo, montato alla grande e con un ottimo ritmo.
Però.
Però non si tratta proprio di un documentario, più di una celebrazione del gruppo. Ci sta, non dev’essere per forza visto come una cosa negativa, ma la storia è parziale (nel senso di non completa) e raccontata in modo parziale (sempre dal punto di vista di Iggy al 99%). Insomma, se Sapete già per bene la loro storia allora sara un bel documentario da vedere senza pretese. Se non la conoscete è un buon inizio ma avrete bisogno di qualche approfondimento in più (e per questo io consiglio il già lungamente e precedentemente citato “Please kill me”).

Altri tre

Altri tre ritorni, in ordine di data:
* Giardini Di Mirò – “Different times”: in uscita il nuovo disco il 30 novembre, quindi sarà un ottimo regalo di natale. Confesso una cosa (e me ne vergogno): non ho né “Good luck” (2012) né “Rapsodia satanica” (2014) e non so perché ma li recupererò presto, magari assieme a questo. Per adesso sono stati resi disponibili due pezzi, la title track (bellissima, la trovate appena sotto) e una collaborazione con Robin Proper-Sheppard (Sophia, God Machine) intitolata Hold on che trovate a questo link ma direi che mi ha preso di meno del primo estratto (o forse dopo aver letto il featuring mi aspettavo chissà cosa):

* John Garcia – “John Garcia and the band of gold”:  in uscita il 4 gennaio è un disco di 11 pezzi e il buon John nel comunicato lo definisce “the final piece to the puzzle”. Cosa vorrà dire? Lascia a intendere che sarà l’ultimo disco che fa? Chissà. Intanto è stato annunciato anche il tour, una data in Italia il 30 gennaio in Santeria a Milano. Questo il primo pezzo disponibile, Chicken delight:

* Motorpsycho – “The crucible”: 15 febbraio è la data di uscita del nuovo lavoro. Alla batteria ancora Tomas Järmyr come nel precedente “The tower” (2017). Sono curioso ma non esaltato.