Hunting season

L’esordio omonimo (2011) di Anna Calvi non era male ma mi aveva annoiato. Il secondo (“One breath” del 2013) non l’ho manco ascoltato. Però questo terzo lavoro intitolato “Hunter” (2018) lo sto divorando ascolto dopo ascolto. La sua scrittura dei pezzi è sicuramente migliorata tanto, il disco fila alla grande, bello e coinvolgente. Ha fatto un salto qualitativo enorme e posso dire che è decisamente uno dei migliori album di questo 2018, sicuramente quello che ho ascoltato di più (e non smetterò tanto presto).
Pezzo preferito (per ora): Indies or paradise, eccone una versione live di qualche giorno fa:

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Turn off the bright lights

Vasco Brondi ha deciso di chiudere il progetto Le Luci Della Centrale Elettrica. Ne sono passati di anni da quel primo demo (2007) e soprattutto da quel “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008) con cui il giovane ferrarese aveva fatto il botto. Da quel disco, che rimane il mio preferito, il suo percorso è proseguito in modo altalenante (il secondo disco per me era un no, il terzo ok, il quarto non l’ho ascoltato). Ora ecco un doppio disco per chiudere il discorso, dopo di che cosa avverrà? Forse un nuovo percorso a suo nome? Chissà.
È chiaro che un progetto del genere non poteva andare avanti all’infinito se non con continui cambiamenti e rinnovamenti di stile e linguaggio. In generale alcune cose mi sono piaciute molto, altre meno ma lui mi è sempre stato simpatico e nelle interviste gli ho sentito dire cose intelligenti per cui perché non avere un po’ di speranza sulla sua carriera futura?

Shock in my town

Per la serie “dischi della madonna scoperti ad un anno di distanza ohimé, me tapino, me misero” mi sono imbattuto in “Other towns that ours” (2017) debutto dei Last Leaves, provenienti da Melbourne.
Me ne sono innamorato subito.
Poi sono andato a cercare info e scopro che non si tratta di gente alle prime armi, bensì una band composta da 3/4 dei Lucksmiths. E niente, a me piace anche molto di più di loro e anche di un album come “Warmer corners” e lo dico col rischio di venir menato dai puristi nostalgici della band australiana.
“Other towns that ours” è uscito per la Lost & Lonesome, etichetta fondata guardacaso dallo stesso Mark Monnone. Il disco può essere ascoltato in streaming sul bandcamp della label. Fatelo, non lasciatevi scappare questa perla.

Eat more pasta and go go fasta!

Andare ad un concerto e divertirsi da matti con un gruppo mai ascoltato prima è una di quelle cose che ti svoltano tutto il weekend. Se poi tutta la serata è stata memorabile dall’inizio alla fine, che dire di più?
Ieri sera a Carnate, paese sperduto del Brianzashire, c’era il Pork’n’Roll, una festa a base di carne, birra e  musica. Quattro gruppi che hanno divertito grandi e piccini (ma soprattutto i grandi):
*Fiasco Da Gama: son arrivato sul finale, quindi ho ascoltato poco. Anzi niente perché ero intento a comprare un paio di vinili (argomento di un prossimo post? Ma sì dai!).
*The Legendary Kid Combo: una miscela di folk, rock, barba, musica balcanica, cappelli a cilindro. Sono in giro da parecchio e si vede: uno show  collaudato e intenso. Non il mio genere al 100% ma è impossibile non riconoscere la loro capacità di intrattenere e divertire.
*Go Go Ponies: tre ragazze e un enorme uomo barbuto compongono questo gruppo incendiario che si autodefinisce fit metal. Più rock’n’roll senza remore, tirato, secco, con un gran groove. Il tutto portato all’esagerazione. Il loro non prendere sul serio se stessi e l’esibizione in sé ha creato un’atmosfera surreale e sbarazzina. Aggiungeteci inni istantanei quali Pasta & Furious (il mio preferito), Saturday night FIGA, I got erection o Camel toe, provocatori ma con tanta sostanza. Un’oretta scarsa in cui hanno spaccato i culi! Unica delusione: hanno un banchetto pieno di merchandising di vario tipo (spillette, zainetti, un gioco di carte, una fanzine, un deodorante per auto) ma non la musica (nessun album/Ep/demo quel che volete in nessun formato cd/lp/mc/rullo). Una cosa un po’ scoraggiante, nevvero? Dopotutto stiamo parlando di una band! Ci sono rimasto particolarmente male perché la frase “Dopo devo comprargli il disco” si era fatta largo velocemente nella mia testa. In realtà in questa intervista chiariscono la cosa dicendo: Il disco completo ci sembra ormai una concezione passata. Vorremo ragionare sui singoli che è molto più conveniente per una questione di hype. Lavorare sui singoli ci permette di lavorare in maniera più regolare, come si faceva negli anni 50, crediamo che sia molto più interessante.
*The Leeches: non hanno bisogno di presentazioni. Oramai sono delle macchine dal vivo, ancora più bravi e precisi. I pezzi li avrò ascoltati mille volte ma non mi stancano mai. Cosa dire che non sia già stato detto? Nulla, spaccano come al solito!
Nota doverosa: si sentiva davvero benissimo, è un piacere assistere a concerti così. Complimenti al service e ai fonici!

Insalatone italiane #11

Partiamo con due recuperi: in primo è “Montroe” (2017) di Arnoux che è uscito da più di un anno e mezzo e merita almeno una citazione anche se, ad essere sincero, mi ha preso meno rispetto ai lavori precedenti.
Tunonna / Silvia Sicks è una cantautrice romana e per darvi un’idea del personaggio qui potete leggere un’intervista che è bella anche se lei sostiene che la Peroni da 66 è la birra più buona del mondo, però si parla anche della scena punk. In ogni caso  il suo primo disco è intitolato “Buono” (2017) ed è quella cosa lì che potete immaginare, principalmente voce e chitarra, senza troppi picchi ma senza nemmeno delle grosse cadute. Il prossimo lavoro deve essere un passo avanti altrimenti che senso ha? Per la cronaca assieme al disco è presente un fumetto inedito di Zerocalcare (che ha disegnato anche la copertina).
I Dags! tornano con “Flaws & Gestures” (2018), secondo lavoro dopo l’ottimo “Snowed in / Stormed out” di due anni fa. Forse continuo a preferire l’esordio ma il nuovo disco è comunque una bella botta, soprattutto per alcuni pezzi dai tutoli tutt’altro che banali. Uno a caso? L’attualissimo I must have missed the moment this city became a sewer and all the nazi scum were allowed to walk around pretending nothing ever happened.
Finiamo con una botta di passato non troppo lontano: ho risentito il disco omonimo (e unico) del 2008 di quel supergruppo chiamato Proiettili Buoni e a distanza di tempo l’ho trovato davvero buono. Peccato che la cosa si sia risolta in poco tempo, la qualità degli interpreti, sia dal punto di vista di scrittura che di arrangiamento e di esecuzione, era altissima. Per chi non se li ricorda erano Marco Parente, Paolo Benvegnù,  Gionni Dall’Orto e Andrea Franchi.

How near how far

Dalle premesse doveva essere un concerto della madonna: gli …And You Will Know Us By The Trail Of Dead che rifanno tutto “Source tags & codes”, in più all’aperto in una sera d’estate e vicino a casa (nel dettaglio: Villa Tittoni a Desio).
Avevo aspettative altissime, un po’ come il mio amore per quel disco.
In realtà alla fine non so quanto il concerto mi sia piaciuto.
Cerchiamo quindi di riordinare le idee e partiamo dalle cose No:
*la voce non si è sentita per tutta la prima metà
*la seconda chitarra non si è sentita per tutto il tempo dell’esibizione
*c’era pochissima gente (tutti in vacanza? Probabile)
*non cantava nessuno tranne me e un paio di altre persone
*il pubblico è stato freddissimo (se non glaciale) finché, finito tutto ST&C, il gruppo ha detto: “Adesso facciamo qualche altro pezzo” e al primo di questi pezzi tutti a muoversi e a battere le mani. Che poi era Will you smile again? da “Worlds apart”. Ma ce la fate?
*i due pezzi dopo erano tratti da “Madonna” e non se li è inculati quasi nessuno.
*hanno suonato in modo fin troppo caciarone (va bene essere punk ma un po’ di precisione e di amore per quelle canzoni, perdio).
*il tutto è durato a dir tanto un’ora e un quarto.
Ora invece quelle Sì:
*i Labradors in apertura hanno fatto un figurone
*i Trail Of Dead non si sono risparmiati
*sentire quei pezzi fa comunque piacere
*appena finito lo show tre componenti del gruppo su quattro (tutti tranne Jason Reece, per intenderci) si sono fiondati fuori per parlare con la gente, fare fono, stringere mani e firmare autografi. Il bassista Autry Fulbright (no, Neil Busch non c’è più da anni) ha ringraziato personalmente quasi tutti. E a me sta cosa piace sempre tantissimo (e mi ha reso più sopportabili le grosse magagne on stage).
Mi rendo conto che in questa seconda sezione ci sono cose extra-concerto ma va bene così. Ah, a proposito di extra, Conrad Keely sul suo instagram ha scritto di quanto era contento di suonare in uno sperduto paese della brianza: “Managed to find ourselves in the picturesque little town of Absolutely Nothing The Fuck To Do Here, Italy.”. Leggetevi anche lo scambio di battute ilari con il commentatore, merita.

I think it’s time we stop, children, what’s that sound?

Soundbreaking – Storie dall’avanguardia dell’industria discografica” (in originale “Soundbreaking: Stories from the Cutting Edge of Recorded Music”) è una serie di 8 documentari che (cito dal sito Rai) “ripercorre l’evoluzione dell’incisione discografica ed esplora il nesso tra la tecnologia d’avanguardia e l’arte umana che ha creato la colonna sonora della nostra vita: la musica”. È stato l’ultimo progetto di Sir George Martin per la BBC prima della sua scomparsa a marzo 2016.
Le puntate, infarcite da tantissime interviste a gente super famosa del mondo della musica (artisti, musicisti, produttori, giornalisti, ecc), parlano dei vari aspetti: la voce, gli strumenti, il ritmo, l’evoluzione digitale, il video, il rapporto artista/produttore. Attenzione però: sono quello che si possa definire un documentario molto “entry-level” per chi magari apprezza ascoltare la musica ma non si è mai interrogato minimamente su come la musica viene suonata e registrata, non ha mai approfondito alcuni aspetti e/o non ha mai guardato un documentario musicale. Anche la scelta degli argomenti è molto, troppo varia e il filo comune che li lega (l’evoluzione tecnologia nell’industria musicale) è talmente sottile che in realtà è un modo per ficcarci dentro tutti gli argomenti in modo abbastanza indiscriminato e soprattutto non approfondito.
Insomma, se avete un minimo di conoscenza dell’argomento, questa serie (ben fatta, niente da dire su quello) non vi dirà molte cose nuove. La storia di Mtv e l’evoluzione del videoclip la sappiamo un po’ tutti (o forse sono io che mi informo troppo?). Idem sulla storia della chitarra, del rock’n’roll, Napster, la nascita degli mp3 e l’avvento della musica liquida. Troppe cose già dette da altre parti. La mia puntata preferita è stata quella sulla nascita di rap e hip-hop, un argomento che già conoscevo ma non così nel dettaglio: mi ha fatto riflettere ancora di più sulla situazione di quella musica oggi, in cui paradossalmente ciò che la resa grande (i campionamenti) è utilizzabile solo dagli artisti già ricchi e affermati (per i motivi di copyright e diffusione) creando così un crollo verticale della sperimentazione e della qualità delle basi.
Da una parte apprezzo il lavoro fatto, dall’altra bisogna ammettere che un po’ più di coraggio avrebbe davvero dato una marcia in più a “Soundbreaking”. Spero però che qualcuno si senta ispirato da questa per fare una serie di documentari sugli aspetti da “dietro le quinte” dell’industria musicale (scrittura, arrangiamento, registrazione, produzione, promozione, e via dicendo).

Going solo

Nuovo disco per il buon Jon Spencer e per la prima volta, udite udite, come solista. Si vede che dopo Pussy Galore, Blues Explosion, Boss Hog e Heavy Trash aveva bisogno di solitudine. O quasi: infatti ad accompagnarlo ci saranno Sam Coomes dei Quasi e M. Sord alla batteria. Il disco si intitolerà “Spencer Sings the Hits!”, conterrà 12 tracce e uscirà in autunno per In The Red Records.
Il primo singolo è Do the trash can:

Habitué

Ogni anno vado al No Silenz e ogni anno dico che è il mio festival preferito. Lo scrivo sempre anche qui e allora perché non farlo anche per l’edizione 2018 visto che ci sono andato per due serate su tre?
L’atmosfera anche quest’anno era meravigliosa, il Palazzo Cigola Martinoni e il suo giardino erano sempre spettacolare, il cibo sempre buono (complimenti alla tagliata di cavallo) e i divani comodissimi (un tizio mi ha anche chiesto se la gente si porta i divani da casa o li ha messi lì l’organizzazione).
E la musica?
La prima sera:
* Guano Padano: bravi, ero curioso di vederli e non hanno deluso.
* Geoff Farina: l’ex leader dei Karate era in formato solo voce e chitarra, in un palco minimale sotto le fronde. Ha suonato un po’ di tutto, anche pezzi blues gospel. Tecnicamente perfetto, super coinvolgente.
* Cristina Donà: in tutti questi anni è la prima volta che riesco a vederla dal vivo. È accompagnata da una band grandiosa che, assieme a lei, riesce a riempire la serata di energia e passione.
La seconda sera:
* Tin Woodman: robot + ritmi danzerecci + frullato musicale, ideali per sorseggiare un cocktail stravaccati sui divani.
* Magic Wands: vengono dal Tennesse e fanno una specie di psychedelic dream pop. Mi sono piaciuti ma devo ammettere che il loro merchandising era più bello del loro live set.
* …A Toys Orchestra: sono stati davvero impressionanti. Compatti, trascinanti, variegati, con un gran tiro. Continuavano a scambiarsi di posto e di strumenti (batterista escluso). Un live di altissimo livello, probabilmente il loro miglior concerto tra quelli a cui ho assistito.

Fammelo doppio

I Marlene Kuntz terranno un evento speciale il 21 settembre ai Magazzini Generali, una serata intitolata “Il doppio”.
Ma perché questo titolo?
Il gruppo spiega così (cito testualmente): “il tema della doppia opzione ha cominciato a insinuarsi in noi in una chiave di particolare fascino, molto presente nei contesti della letteratura e del cinema: il tema del doppio o, con un tocco di esotismo in più, il Doppelgänger. Perché, in effetti, nella nostra produzione ormai ventennale molti testi hanno centrato o anche solo sfiorato l’argomento, presentando personaggi a qualche livello caratterizzati da più elementi identificativi, a volte in aperta contrapposizione”.
In realtà, a guardare bene, si chiama il doppio perché per assistere a tutta la serata bisogna pagare due volte.
Mi spiego meglio.
La serata è composta da due set:
-Un primo set acustico per 15° persone ai piani alti del locale
-A seguire un set elettrico sul palco classico.
Cioè, fin qui niente di particolarmente originale, gli Yo La Tengo che fanno questa cosa da anni.
Ma invece aspettate un attimo.
Guardate meglio.
I prezzi sono:
-20 € per il set elettrico
-35 € per entrambi i set.
Ma che meravigliosa idea, ma chi l’ha pensata? Spero che la prossima volta che l’ideatore di sta pezzenteria vada al cinema gli facciano pagare un prezzo diverso se vuole vedersi solo il secondo tempo oppure tutto il film.
Come idea, nella storia dei Marlene, è seconda solo al tour de “Il vile” in cui i pezzi dell’album erano comunque intervallati dalle brutte robe nuove.
Finiamo con la ciliegina sulla torta: la scaletta del set elettrico sarà composta esclusivamente da pezzi del repertorio la cui tematica è caratterizzata dal tema del “doppio”. Che vuol dire? Ma è chiaro, dai. Un po’ come se fosse antani.

Insalatone #15

Partiamo con i Moondoggies che ad aprile hanno fatto uscire “A Love Sleeps Deep” (2018), il quarto disco a distanza di 5 anni dal precedente lavoro. A me loro piacciono molto e questo lavoro è interessante, godibile e fascinoso. Io lo metto tra i migliori dischi dell’anno. Potete ascoltarlo interamente su bandcamp.
A proposito di dischi dell’anno come non scrivere due righe su “Tell me how you really feel” (2018) di Courtney Barnett. Parere rapido: disconeee! Parere più ampio: è il degno successore di “Sometimes” ed è un album che cresce con gli ascolti. Ha dimostrato che il noioso disco con Kurt Vile è stato un incidente ed è chiaro che là quella collaborazione non aveva palesemente funzionato. Qui invece ho ritrovato quello che avevo amato in lei e cioè grandi melodie e belle chitarre. E tanta personalità.
Sto ancora cercando di entrarci bene dentro al nuovo disco di Stephen Malkmus e i suoi Jicks. “Sparkle hard” (2018) mi piace di più bel precedente ma devo ancora assimilarlo per bene.
Chiudiamo con uno dei dischi più discussi di questo periodo: “Tranquility Base Hotel & Casino” (2018) degli Arctic Monkeys. Discusso perché per alcuni è un capolavoro per altri una ciofeca. Premessa uno: non sono uno dei miei gruppi preferiti ma un ascolto finisco sempre per concederlo. Premessa due: l’ho ascoltato solo una volta. E secondo me è la conferma che gli AM sono un gruppo che a poco a poco sta alzando il tiro e sta mettendo molta più complessità nella scrittura delle canzoni. Mi sembra la cosa più interessante che hanno fatto finora ma magari finisce che mi annoio in tempi brevi (un po’ come è successo con il resto della loro discografia).

L’aggiornamento sulle uscite

* Jeff Ament – “Heaven/Hell”: Jeff Ament è una di quelle persone che se non suonano stanno male, visti i numerosi progetti in cui continua ad essere coinvolto. E infatti ecco il nuovo progetto solista (a nome semplicemente Ament), il disco è uscito il 10 maggio e si intitola “Heaven/Hell”. Il primo singolo è Safe in the car, in cui compaiono come ospiti Angel Olsen (ai cori) e i compagni di scorribande Matt Cameron e Mike McCready:
* Comaneci – “Rob a bank”: nuovo lavoro in uscita oggi su Tannen Records per un duo trasformatosi definitivamente in trio. Non l’ho ancora ascoltato ma è già su Spotify!
* Yawning Man – “The revolt against tired noises”: in uscita a luglio (se ho capito bene) a cui seguirà un tour europeo che toccherà anche l’Italia (ben 7 date per adesso, bravi!). Il disco sarà composto da 8 tracce, di cui 6 strumentali e 2 con alla voce Mario Lalli. Una di queste è Catamaran, famosa per essere stata coverizzata dai Kyuss e inclusa in “…And the circus leaves town” (1995).

I heard our song on the radio

Ad agosto 2017 (il 18 agosto, ad essere precisi) Pj Harvey ha suonato ad un festival a Saint Malò chiamato La Route Du Rock Festival. A quanto pare l’intero suo set è stato trasmesso da una radio francese, presumo affiliata al festival, ma non ho trovato altri dettagli in merito. La cosa interessante è che qualche benefattore ha registrato il tutto (compresi gli sparuti e brevi commenti della dj) e l’ha messo a disposizione.
L’ho trovato per caso in uno dei peggiori bar di Marsiglia e devo dire che si sente anche ad una qualità più che accettabile. La scaletta è bella (la trovate qui) e mi ricorda molto ovviamente la data di Milano del The Hope Six Demolition Project Tour.
Se vi capita, cercatelo e provate ad ascoltarlo.