Dead & bloated

Gli Stone Temple Pilots hanno passato l’ultimo anno a fare le selezioni per il nuovo cantante e alla fine hanno scelto un tizio 41enne la cui esperienza migliore precedente è la partecipazione a X Factor Usa.
Adesso è uscito un pezzo nuovo intitolato Meadow che non è nemmeno malissimissimo (mi aspettavo il peggio) ma mi pare per gran parte una di quelle robe aor americane abbastanza scontate. Insomma, ce ne possiamo tranquillamente dimenticare subito, sia del brano, sia del futuro disco, sia della band.
Che dire? Niente, la storia è sempre la stessa: DeLeo e soci hanno una paura fottuta di usare un nome nuovo per il gruppo, cosa che li manderebbe dritti dritti nell’oblio in poco tempo e si attaccano al nome STP perché è un nome conosciuto e può portare soldi (stessa cosa che fanno le altre merde che si fanno chiamare Alice In Chains ma che Alice In Chains non sono).
In ogni caso, se davvero volete notizie più approfondite sulla scelta del cantante c’è questo esaustivo articolo di Rolling Stone.

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L’angolo dei link

Qualche link interessante per passare il weekend:
* Butch Vig parla dell’esperienza in studio con i Sonic Youth per il loro strepitoso disco “Dirty” (1992)
* I Wilco hanno due account instagram di pregio legati a The Loft, il loro studio di registrazione a Chicago: il primo è appunto @theloftchicago e si trovano foto di musicisti, strumentazione e cose varie. Il secondo è più particolare ed è @fonts_of_the_loft in cui pubblicano foto legate al meraviglioso lettering legato alla strumentazione musicale, una roba affascinante e pure una gioia per gli occhi (grazie a FrizziFrizzi per avermi fatto conoscere i due Insta).
* Finiamo con una pagina FB dedicata alla Loudness War, dateci un occhio!

Space Needle e altre storie di musica

Se si dovesse istituire un premio per la peggio copertina di un libro penso che l’edizione italiana di “Grunge is dead” di Greg Prato vincerebbe a mani basse: un concentrato di photoshop fatto male e con pochissimo senso (un palco con sopra appiccicato un tizio biondo –un Cobain wannabe? – che salta e con appiccicato sulla mano una simil stratocaster, il tutto con evidenti problemi di cambio di luminosità da un oggetto all’altro. Non sto scherzando), mentre quella originale era tutto sommato decente. Insomma, alla Odoya devono essere un po’ impazziti.
Il libro però è molto interessante. Di che parla? Della storia della scena musicale di Seattle, a partire dagli anni ’60 fino agli anni zero, il tutto utilizzando tantissime interviste (più di 130) a musicisti, produttori, addetti del settore, promoter, fotografi eccetera. Ci sono ovviamente tanti nomi famosi (quasi tutti i musicisti delle band che hanno fatto la storia) e la lettura è interessante perché presentata sotto molteplici punti di vista, spesso diversi o con opinioni contrastanti. Tante piccole e grandi storie dietro a gruppi e dischi strepitosi, tanti episodi di vincite e sconfitte, tanta droga. Straconsigliato!
E adesso alcune curiosità pescate a caso dalle mille citate:
* Sean Kinney degli Alice in Chains ha registrato tutte le parti di batteria di “Facelift” con una mano rotta.
* Eddie Vedder ha insegnato a Matt Dillon a suonare la chitarra per il film “Singles” al modico costo di 80$.
* (questa è arcinota ma mi piace sempre) Il font del logo dei Nirvana è stato scelto all’epoca di “Bleach” dalla graphic designer scegliendo tra quelli già caricati e disponibili per la stampa, senza nessuna spesa ulteriore perché la Sub Pop doveva alla graphic designer già un mucchio di altri soldi arretrati.
* I Mudhoney ricevettero 20.000 $ per scrivere e registrare una canzone per la colonna sonora di “Singles”. Andarono nel loro solito studio e in un pomeriggio registrarono e mixarono Overblown alla modica cifra di 164 dollari. Il resto fu investito dalla band per la registrazione del loro successivo disco e per comprare un mucchio di droga.
* I Nirvana avevano annunciato che per il loro Unplugged ci sarebbero stati degli ospiti a sorpresa. Nessuno, nemmeno i produttori dello show, sapevano di chi si trattava e tutti pensavano a grossi nomi come Eddie Vedder. Invece furono i fratelli Kirkwood.
* Eddie Vedder e Chris Cornell, oltre ad essere grandi amici, erano entrambi appassionati di alpinismo e scalata, per cui erano soliti fare lunghe escursioni assieme.

There’s a lite at the end of the tunnel

Da quanto tempo non mi godevo tantissimo il concerto di un gruppo che conoscevo poco, assaporandone ogni momento e esaltandomi ad ogni canzone? Da troppo, troppo tempo.
Ma in mio soccorso sono arrivati quattro giapponesi di Tokyo in tour in Europa. Sto parlando dei Lite (o LITE, oooooh lite, oh lite duuduruttuttù… scusate!), incredibile gruppo math rock/post rock/robba simile che uniscono una qualità compositiva e una perizia tecnica in modo perfetto, così da creare pezzi fluidi, piacevoli, per nulla noiosi. Dal vivo sono una bomba totale: esaltanti, trascinanti a tal punto che finisci per muoverti a tempo, dondolando le gambe e facendo ciondolare la testa senza nemmeno accorgertene, mentre li guardi con un enorme sorriso.
Logico è stato comprare al banchetto il loro quinto e ultimo lavoro, “Cubic” (2016), in vinile rosso fiammante! Sul loro bandcamp c’è gran parte della loro discografia, tra dischi, ep e split. Oltre al bellissimo “Cubic” vi consiglio anche l’altrettanto validissimo precedente “Installation” (2013).
Decisamente il miglior concerto del 2017 a mani basse.
Uniche due note negative: pubblico numericamente scarso e il tecnico luci del Bloom arrivava da uno stage alla Baia Imperiale (quindi scarso anche lui ma in modo diverso).

Insalatone #11

Vai che si inizia!
Il nuovo disco di Paul Weller intitolato “A kind revolution” (2017) non mi ha sconfinferato più di tanto, soprattutto se lo confrontiamo con il precedente “Saturns pattern” (2015), un disco davvero buono. Anche “Out in the storm” (2017) di Waxahatchee non mi ha esaltato: la ragazza è stata dipinta come un fenomeno ma, se davvero è così, in questo quarto e osannato disco non l’ha dimostrato (i precedenti come sono? Non li ho ascoltati).
“Holiday destination” (2017) di Nadine Shah è un buon disco, ma ascoltandolo anche più volte non mi scatta mai la scintilla e finisco per annoiarmi nonostante ci siano dei pezzi di pregio. Non so, mi sembra sempre che gli manchi lo spunto che mi faccia dire “Ah però!”. Peccato.
Per motivi che potete immaginare ho sempre avuto difficoltà a distinguere Wolf Alice da Chelsea Wolfe, forse perché non ho mai approfondito tantissimo i due progetti. Per complicarmi le cose quest’anno sono usciti di dischi di entrambe le formazioni ma mi sono messo di buzzo buono ad ascoltarli: “Hiss spun” di CW è un buon disco ma come per quello di Nadine Shah mi sembra che gli manchi un po’ di brio, mentre “Visions of a life” di WA mi sta piacendo davvero tanto ma non così tanto da dedicargli un post intero (però ve lo consiglio vivamente).
Finiamo citando “Luciferian towers” (2017), nuovo lavoro dei Godspeed You! Black Emperor che non mi ha preso per niente e con “The tower” (2017) dei Motorpsycho che è ovviamente un disco di transizione visto il cambio di batterista, apprezzo l’impegno ma mi sono annoiato lo stesso.

This is Radio Clash!

Due link interessanti per ascoltare radio in streaming:
*Radio Garden: è una mappa interattiva online in cui si possono cercare ed ascoltare in streaming tante radio sparse per tutto il globo. È un grosso gioco molto divertente che però ha alcuni difetti: non prende in considerazione tutte le stazioni esistenti, non ha opzioni di memorizzazione e non mostra la programmazione.
*TuneIn: molto più strutturato di RadioGarden, TuneIn è sostanzialmente un aggregatore di moltissime stazioni radio (si dice oltre 115.000) da tutto il mondo, e comprende le radio tradizionali ma anche le web radio. È possibile fare ricerca per categorie e salvare le proprie stazioni preferite. Grazie a TuneIn ho scoperto l’irlandese 8Radio (che adesso ascolto direttamente dal loro sito).

Doomsday

E a proposito di ritorni…
*I Calexico hanno pronto il nuovo disco, uscirà il 26 gennaio e si intitolerà “The thread that keep us” a cui seguirà l’immancabile tour –o gaudio– con date italiane a metà marzo. Ci si vede all’Alcatraz? Nel frattempo ecco il primo singolo, End of the world with you:

*A sorpresa ecco anche gli A Perfect Circle con un pezzo intitolato The doomed ma non si sa se sarà il preludio ad un disco nuovo oppure se rappresenta una cosa assolutamente estemporanea come è successo qualche anno fa con By and down, chissà.

Oh Jesus

Oramai i concetti di scioglimento e di reunion negli ultimi anni si sono ammantati di relatività. Nessun gruppo sembra oramai sciogliersi per davvero e i ritorni sul palco (o su disco) sono diventati una costante tutt’altro che inattesa. Non mi stupisco più di tanto per il secondo ritorno dei Jesus Lizard: il gruppo di David Yow e Duane Denison è alla sua versione 3.0 dopo il periodo vero 1987-1999 e il tour di ritorno del 2008-2010 che aveva portato anche . Anche adesso si parla solamente di una serie di concerti (per adesso le date annunciate sono solo negli Usa) e nessun materiale nuovo. Ma vista l’importanza e la qualità di quanto hanno prodotto in passato non penso che a quasi 60 anni siano interessati a scrivere pezzi inediti.

Videorubrica

Non perdiamo tempo!
*Secondo e terzo video per i Girls In Hawaii tratto da “Nocturne” uscito il 29 settembre. I pezzi si intitolano Walk e Guinea pig ma la vera domanda è… WTF ho appena visto?


*Nuovo disco per Jake Bugg, si intitola “Hearts that strain”, è uscito il primo settembre ed è il quarto lavoro in sei anni. Dopo il passo falso del lavoro precedente, il nuovo singolo How soon the dawn mi dà qualche speranza.

*Tornano anche i BRMC con “Wrong creatures”, l’ottavo album (ne hanno davvero fatti così tanti?) in uscita il 12 gennaio 2018. Il primo singolo è Little thing gone wild.

*Chiudiamo con una notizia ottima e inattesa: l’altro giorno le Breeders hanno fatto uscire un nuovo pezzo intitolato Wait in the car, è il primo in otto anni!

Copiacarbone

Portogallo, agosto 2017.
Il sole picchia, la strada è praticamente deserta. Il panorama è piacevole e la macchina che l’autonoleggio ci ha dato è sinceramente superiore alle nostre richieste. Ci godiamo il viaggio, accendiamo la radio. I canali portoghesi non sono molti, li passiamo con calma poi ci soffermiamo su un paio di frequente che trasmettono musica piacevole.
Ad un certo punto parte un pezzo.
Mi sembra di conoscerlo, ma non lo riconosco.
Mi sembra un pezzo degli Strokes ma non mi sembrano proprio loro.
Poi entra la voce: è in portoghese.
La canzone è carina, la sensazione di familiarità continua. Troppa familiarità. Siamo al limite del plagio e il ritornello, copia spudorata di 12:51, non aiuta. Però alla fine mi diverto e la canzone mi intrattiene.
Il gruppo si chiama Os Polegar (il traduttore di google mi dice che significa I Pollici), quartetto di Torres Novas, vicino a Tomar. Il pezzo incriminato è Amor a mais, brano d’apertura del loro Ep del 2016 intitolato “Assalto À Residência”. Lo potete ascoltare qui su Bandcamp, è piacevole anche se troppo derivativo.
Anche se, lo ammetto, la canzone che mi è rimasta in testa per tutta la vacanza è stata in realtà un’altra.

Batteristi intraprendenti

Matt Cameron (Soundgarden, Pearl Jam e tanti altri) uscirà il 22 settembre con “Cavedweller”, suo primo disco solista in cui si presenterà in veste di chitarrista e cantante. Il primo singolo è Time can’t wait.
Barrett Martin (Mad Season, Screaming Trees e tanti altri) invece è in uscita con “The singing earth”, un libro che parla delle sue avventure musicali in tutti i sei continenti. Allegato al libro ci sarà anche un cd contenente canzoni rare e unreleased relative ai suoi vari e variegati progetti, tra cui anche Ascension, una gran bella strumentale dei Mad Season.
Chiudiamo con Dale Crover (Melvins e tanti altri) ha fatto uscire ad inizio agosto il suo secondo disco solista intitolato “The fickle finger of Fate”. Ben 20 tracce in tutto anche se part di esse sono intermezzi di batteria (mi sembra giusto), per un disco che è comunque molto ascoltabile a partire dal singolo qui sotto:

Insalatone #10

4 dischi del 2017 davvero di altissimo livello!
Iniziamo con “Snow”, lavoro di ritorno dei New Year (9 anni di distanza dal precedente), che è davvero un gioiello. Un disco per luoghi freddi, spazi incontaminati, bianchi (per la neve, non solo quella del titolo) o verdi (per le distese infinite di alberi), distantissimi da dove in realtà è stato concepito (i fratelli Kadane sono del Texas, pensate un po’).
Spostiamoci a Victoria, capitale della British Columbia, per i Wept e il loro “Dress me like I’m yours”, 9 tracce un po’ indie rock un po’ emocore tranquillo di fine anni ’90. Bravi!
Gli All Them Witches invece vengono da Nashville, Tennessee e il loro nuovo disco si intitola “Sleeping through the war” ed è davvero pregevole: stoner, rock psichedelico, folk oscuro e poi miscelate bene con un gran suono. Che viaggione!
Chiudiamo con gli Isis che, sebbene si siano sciolti già da tempo, hanno fatto uscire “Live VII”, registrato durante il loro tour di commiato australiano nel 2010: bomba totale! (ah ops, mi sa che le parole “Isis” e “Bomba” nella stessa frase mi costeranno un’ispezione da parte dei servizi segreti ma ne varrà la pena).

Live and kicking

Ogni tanto compro ancora Rumore, lo faccio senza una regolarità precisa ma vengo guidato dell’impulso del momento e sull’onda del “Ma sì dai, è da un po’ che non lo compro”, a volte a prescindere dalla copertina. Infatti nel numero di luglio/agosto campeggiava una foto degli Algiers che non sono esattamente il mio gruppo preferito, ma ho comunque scucito i miei begli 8,50 euro (oramai è diventato merce di lusso) anche perché c’era allegata l’ormai tradizionale guida estiva.
L’argomento del 2017 era i dischi live e devo ammettere che sono riusciti fare una selezione diversa dalle solite e non banale o scontata. Tra le interessanti proposte mi è caduto l’occhio su qualcosa di cui non sapevo l’esistenza: “Kicking television: Live in Chicago” dei Wilco. Non lo conoscevo e, dopo averlo ascoltato, devo ammettere che è bellissimo: fotografa il gruppo in quello che forse era il loro momento migliore, all’apice: si parla di un live del 2005 (“A ghost is born” era uscito un anno prima, dopo non sarebbero stati più gli stessi) in cui il gruppo infila una scaletta strepitosa. Il live è registrato molto bene e il fatto che si tratti di un concerto nella loro Chicago aiuta sicuramente l’atmosfera e la risposta del pubblico.
Ora non mi rimane che cercare anche il fantomatico disco bonus presente solo nell’edizione in vinile con 8 tracce in più.

Kurt & Courtney

Non quei Kurt & Courtney! Si tratta di Kurt Vile e Courney Barnett, che da qualche tempo stanno collaborando assieme. La nuova coppia artistica ha scritto e registrato anche un disco intitolato “Lotta sea lice”, in uscita il 13 ottobre su Matador e su Marathon Artists.
Il lavoro conterrà in totale 9 tracce, di cui fanno parte un paio di cover (Peepin’ tomboy di KV fatta da CB e di rimando Outta the woodwork di CB rifatta da KV) e vi saranno alcune interessanti ospitate (Mick Turner e Jim White dei Dirty Three, Stella Mozgawa delle Warpaint e Mick Harvey)
Ecco il singolo di presentazione, Over everything: