#23 If you’re listening, come in

La challenge di oggi mi ricorda un po’ il tema libero alle elementari. Infatti siamo a #23 “A song you think everybody should listen to”.

Quelle prima non bastavano? Vogliamo un altro pezzone? Vogliamo un’altra canzone che adoro?

Bastava dirlo.

È arrivato il momento dei Motorpsycho? Dopotutto non li avevo ancora citati. Per me sono stati un gruppo fondamentale. Alcune loro canzoni sono nella lista delle mie hit personali ma oggi la scelta ricade su Plan #1, contenuta in “Demon box” del 1993.

Vi propongo questa grandiosa versione live del 2000, registrata a Trondheim (è sempre più bello quando giochi in casa) in cui li vediamo giovini e sbarbati e con ancora Geb alla batteria.

#22 Moving, just keep moving, till I don’t know what’s sane

Siamo a #22 “A song that moves you forward”.

Che significato diamo a quel “moving forward”? Un pezzo che ti fa andare avanti nel senso che ti sprona? Che ti fa dire “Ok, adesso mi ci metto e vedrete”? Un pezzo che ti fa dice “Adesso scoprirete di che pasta sono fatto”? Un pezzo che ti fa dire “Vita mia, a noi due”?

E allora ecco Vita mia de Il Teatro Degli Orrori. Sono passati tredici anni oramai da quel primo disco ed è ancora meraviglioso come una volta (versione da studio perché non c’è un filmato live minimamente decente o che renda giustizia alla canzone).

#21 Hi, my name is

Ogni tanto salto qualche giorno, abbiate pietà di me. In ogni caso oggi siamo alla puntata numero #21 “A song you like with a person’s name on the title”.

Andiamo dritti al punto e parliamo di John (o Joao?), per cui ecco una monumentale versione di Regular John (o Joao Regular, come è anche indicata nei credits del booklet del cd) dei Queens Of The Stone Age dal vivo al Bizarre Festival. Sono passati anni sia dall’uscita dell’omonimo esordio dei Qotsa (era il 1998) sia da quel concerto, ma quella canzone spacca come il primo giorno.

#20 Ossessione/Senso

Ridendo e scherzando (si fa per dire) siamo già arrivati a #20 “A song that has many meanings for you”.

Anche qui scelta abbastanza obbligata per me: Quello che non c’è degli Afterhours è una canzone (meravigliosa) a cui sono legatissimo, per tantissimi motivi e per altrettanto numerosi significati che ci sono dietro al pezzo in sé e ai suoi correlati. Godetevela in questa versione del 2002 presa da quel bellissimo programma che era Mtv Supersonic; ah, quante cose sono cambiate da allora, anche solo a guardare in quel video la line up del gruppo (a parte Agnelli, tutti gli altri non sono più nella band) e i capelli di Manuel:

#17 Sing with me

Mondi paralleli con #17 “A song you’d sing a duet with someone at karaoke”. Siamo nel campo della pura teoria, io non canto. E figurarsi a cantare al karaoke.

Ma facciamo finta che sia intonatissimo e che voglia fare sfoggio delle mie favolose doti vocali, quale pezzo potrebbe andare bene? Scegliamo ovviamente un duetto, altrimenti non va bene. Ampia scelta ma io pensavo a Where the wild roses grow di Nick Cave con la collaborazione di Kylie Minogue? A me sembra un’ottima scelta. Però vi metto live quella versione favolosa che avevo già postato qui un paio di anni fa, quella in cui la parte femminile è interpretata da Blixa Bargeld che canta leggendo il testo sul booklet del cd, mentre Nick Cave ogni tanto lo abbraccia, gli dona un fiore (ovviamente), si muove a tempo assieme a lui come solo il tuo miglior amico di un tempo può fare. Quegli sguardi, quell’alchimia, quella bromance.

(Se invece preferite la versione originale con Kylie, come darvi torto? Eccola qui).

#16 Quarantena blues

Grandi decisioni da prendere visto che siamo a #16 “A song that’s a classic favourite”.

E allora scelgo Summertine blues di Eddie Cochran perché mi è sempre piaciuta ed ho una sorta di amore/feticismo per quel pezzo. Ma, ricollegandomi idealmente con la sfida di ieri, vi propongo la celebre versione dei Blue Cheer del 1968, perché sì (se volete risentire l’originale è qui, in ogni caso di questa canzone trovate anche una serie infinita di cover di tutti i tipi).

#15 Remake/Rebuild

Un altro grande classico oggi con il numero #15 “A song you like that’s a cover of another artist”. Dico così perché apprezzo sempre le cover (se fatte bene, cioè quasi mai), mi incuriosiscono e in questo blog finisco per parlarci spesso. Ho anche una playlist pubblica su Spotify con tante cover che mi piacciono.

Che cover scegliamo oggi? Lasciamo da parte quelle famosissime (perché molto belle): Hurt rifatta da Johnny Cash, I will survive passata sotto le mani dei Cake e Easy coverizzata dai Faith No More.

La vasta scelta mi ha fatto decidere per due pezzi, invece che solo uno. Queste due cover secondo me rispecchiano l’emozione della versione originale, mantenendo un rispetto e un’attenzione non comune.

Sto parlando di Kick out the jams in versione Rage Against The Machine che, a differenza delle millemila altre cover del pezzo degli MC5 è più lenta e non più veloce, ma rimane l’unica versione con un senso. Anche la pixiesiana Monkey gone to heaven ha subito un trattamento simile e i Far (ah, che band sottovalutata!) sono riusciti a renderla davvero personale e interamente nel loro stile.

#14 Pronti col riso?

Confetti per tutti oggi, siamo a #14 “A song you’d love to be played at your wedding”.

Oggi me la gioco facile scegliendo il pezzo con cui io e mia moglie veramente abbiamo fatto il nostro ingresso al momento del nostro matrimonio. No, non è la marcia nuziale. Nemmeno la marcia imperiale (ci abbiamo pensato però). Era Playground love degli Air, miei cari lettori.

Quel giorno abbiamo usato la celebre e favolosa versione originale, ma oggi voglio mettervi il video di una versione live dei Phoenix solo voce e chitarra, registrata per Kexp nel 2009. Tante (e note) le connessioni tra queste due versioni:

-Air e Phoenix sono entrambi francesi;

-Thomas Mars, cantante dei Phoenix, ha collaborato alla scrittura del pezzo ed è proprio la sua la voce che sentite nella traccia originale;

-la canzone era contenuta nella colonna sonora del film “Il giardino delle vergini suicide”, diretto da Sofia Coppola, attuale moglie proprio di Thomas. E infatti anche il video originale (questo) conteneva immagini del film.

Godetevelo!

#13 That ‘70s show

Facciamo un passo ancora più indietro con #13 “A song you like from the 70s”.

Scelta ampia, sia per i generi sia per gli artisti e le band. Cosa posso scegliere? E soprattutto inglesi o americani? Rock o punk? Cantautorato o Sperimentazione?

Ci ho pensato molto e Nick Drake ha vinto di un palmo contro altri grandi nomi come i Kinks, i Clash, i Television, gli Who e i Ramones. Ho scelto Pink moon perché è una delle mie canzoni preferite di queolo che è il mio disco preferito del cantautore inglese. Sicuramente anche voi l’avrete ascoltata mille volte ma una in più non fa mai male. E poi, per gradire, eccola anche in una versione fatta dai Sebadoh nel 1992.

#12 Dagli spogliatoi escono i ragazzi e siamo noi

Oggi si torna ragazzetti con #12 “A song from your preteen years”, e quindi mi devo concentrare sul periodo in cui avevo tra i 9 e i 12 anni.

E quindi ecco senza indugio alcuno i mondiali di Italia 90 e le sue –urlatelo insieme a me– notti magicheeeeeeee! La scelta di oggi è Un estate italiana, cantata sì da Edoardo Bennato e Gianna Nannini (anche autori del testo), ma la musica è tutta di Giovanni Giorgio Moroder (anche se tutti lo chiamano Giorgio –cit–):

#11 On and on and on and on

Mettete il ditino sul tasto repeat, siamo a  #11 “A song you never get tired of”.

Premessa: tutte le canzoni presentate nelle 10 precedenti puntate avrebbero potuto essere qui, e probabilmente anche le prossime (non le ho ancora scelte). Assieme a mille altre ancora. Sono legato a tante canzoni diverse, per i più disparati motivi. Pezzi che conosco a menadito, che ascolto da, boh, più di 20 anni ma ancora oggi riescono a dirmi qualcosa.

E magari anche a trasmettermi quel fremito della prima volta che quelle note e quelle parole mi sono arrivate all’orecchio, e poi alla testa, e poi allo stomaco.

Quindi tagliamo corto e beccatevi questo pezzone, che a distanza di anni mi fa ancora sobbalzare. Ecco una versione live totalmente incendiaria di One armed scissor in cui gli At The Drive-In mettono a ferro e fuoco il piccolo palco di Conan O’Brien:

#10 Feelin’ blue

Ok, basta ridere che siamo al #9 “A song that makes you sad”.

Avevo detto niente singoloni ma rompo ancora la regola, cercate di capirmi anche per quello che sto per scrivere.

Oggi la scelta cade su Imitation of life dei R.e.m. che è una canzone che, ad un ascolto superficiale potrebbe essere allegra ma ovviamente sappiamo tutti che non lo è. È un pezzo molto bello, che mi ha messo sempre una nota di tristezza nell’animo. Finché, per alcuni motivi in cui non entrerò nel dettaglio, si è legata alla morte di mio padre avvenuta pochi anni fa. E da allora riesce a rendermi ancora più triste di prima, anche se no one can see me cry.

Eccola in una bella versione tratta da un live del 2008 registrato negli storici Austin City Limits, in uno show intimo di fronte a 350 fortunatissime persone.

#9 Shiny happy people

Un bel sorriso per il #9 “A song that makes you happy”. Una canzone che mi fa felice? Boh. Scegliamo allora una canzone che mi mette di buon umore sempre, mi carica e mi stampa un sorriso sulla faccia.

Ed eccovi un pezzo della stramadonna che anche voi conoscete e non potete che amare: Sabotage dei Beastie Boys in questa favolosa, potente e fighissima versione live, ospiti di David Letterman direttamente dal lontano 1994!