Andiamo di recuperi dell’anno appena conclusosi? Sì dai.

Ecco “Schlagenheim” dei Black Midi, giovane gruppo inglese che mischia tante cose assieme (math rock, post punk, noise, alternative, experimental rock) ma è riuscito a farlo in modo eccellente, senza buttare dentro robe a caso a forza ma tirando fuori nove pezzi di pregio

Ma veniamo ai Lite, quel grandioso gruppo math rock giapponese: a maggio 2019 è uscito il loro sesto disco e si intitola “Multiple”. Anch’esso è ascoltabile in streaming sul loro bandcamp. Che dire? Si riconfermano una band fighissima e divertentissima da ascoltare. Questo lavoro secondo me non raggiunge le vette del precedente “Cubic” però è un signor disco. Apprezzo anche il loro tentativo (riuscito) di smarcarsi da quella formula provando a intraprendere qualche divagazione inaspettata. Ascoltatelo che merita! Ora mi piacerebbe rivederli dal vivo, l’altra volta è stato un concerto della stramadonna, ma a quanto pare non ci sono tour europei in programma (e anche se ci fossero ci sarebbe quell’altro problema un po’ più grosso).

Pareri su “Free” di Iggy Pop? Trascinato da un singolo che è stato in heavy rotation un po’ ovunque (James Bond), il lavoro è pieno di idee ma sviluppate male. Da un personaggio come lui mi sarei aspettato maggiore coraggio, avrebbe dovuto andare all in e spingere tantissimo su quegli spunti interessanti sparsi qua e là. Invece ha tirato indietro il braccio (soprattutto sulle parti vocali) accontentandosi di fare un lavoretto che alla fine risulta un po’ insipido.

Ok, ora parliamo di un recupero essenziale e cioè “bi/MENTAL” firmato Le Butcherettes. Sapete che vi dico? È un gran disco e mi è rimasto fisso nello stereo della macchina per una settimana. Teri Gender Bender ha una personalità strepitosa, fortissima (anche se non lo scopriamo mica adesso), e sa scrivere delle gran linee vocali. Da mettere tra i lavori più interessanti dell’anno passato, senza dubbio. E che copertina fantastica!

Ho scoperto Katherine Paul in arte Black Belt Eagle Scout tramite Kexp (grazie come sempre!) che ha trasmesso una gran bella canzone initolata Indians never die (la metto sotto) e così ho iniziato a informarmi su di lei: è una cantante/songwriter/mustistrumentista di Portland (Wa) di origine indiane Swinomish/Iñupiaq che per ora ha prodotto un Ep omonimo d’esordio nel 2014 (che non ho ascoltato) e in seguito due bei dischi intitolati “Mother of my children” (2017) e “At the party with my brown friends” (2019). Provate ad ascoltarla, non ve ne pentirete.

L’ultimo disco di cui parliamo non è un recupero (ce ne saranno ancora in futuro, non disperate) ma è uscito il 21 febbraio: si tratta di “Echo mine” dei Califone. La band di Chicago torna con un buon disco. Ho sempre difficoltà ad ascoltarli per un album intero (problema mio probabilmente), ma a piccole dosi sembra molto intrigante. Il primo singolo è Snow angel: