Andiamo ancora di recuperi e partiamo con un disco di due anni fa: “The further still” (2018) dei Coastlands, band post rock di Portland, Oregon. Bello anche se avrete quella famosa sensazione di aver già riascoltato queste soluzioni mille altre volte. In ogni caso, se siete fan del genere, è su bandcamp assieme a tanta altra roba che hanno fatto uscire in precedenza. EDIT: ne avevo già parlato due anni fa, non me li ricordavo minimamente (ecco cos’era quella sensazione di deja-vu!).

E dischi nuovi ne abbiamo? Certo! Per esempio l’eccellente “Melee” dei Dogleg, band punk-hadrcore di Detroit che sforna un debutto esplosivo, viscerale, esaltante. Un inizio coi fiocchi! Ascoltatelo sul già linkato bandcamp che merita.

Citiamo velocemente “Stray” (2020) dei Bambara, un disco molto nickcaveiano, postpunk e notturno, per gli amanti del genere.

Conoscevo gli Heliocentrics solo di nome e per curiosità ho ascoltato il loro ultimo disco intitolato “Future of now” (2020), uscito a febbraio. Ci sono cose che mi piacciono molto (Venom è davvero bella e mi ricorda gli Zero 7), altre meno. Voi che ne pensate di questa band londinese? C’è qualche disco nella loro discografia (vedo ben 10 dischi in studio) che dovrei assolutamente recuperare perché di altissimo livello?

A proposito degli Zero 7: ho ascoltato “The garden” del 2006. Non male anche se il disco d’esordio “Simple things” del 2011 secondo me resta inarrivabile! Ora però ditemi: come sono “When it falls” del 2004 e “Yeah ghost” del 2009? Meritano di essere recuperati?

Ho scoperto solo adesso che nel 2015 i Motorpsycho hanno fatto uscire un best of in doppio cd intitolato “Supersonic scientists – A Young Person’s Guide To Motorpsycho” (come al solito è su Stickman Records). Ho letto i pezzi scelti per la tracklist e mi sembrava una roba fatta un po’ a caso, con pochissimo senso visto quello che sono i Motorpsycho. Poi sono finito sulla recensione di Ondarock (la trovate qui) e concordo totalmente con loro quando scrivono: Mai come in questo caso le rinunce sono tante e dolorose, basti pensare alle drammatiche assenze delle fondamentali “S.T.G.” e “Kill Some Day”, in favore di brani meno indispensabili (cito “Cloudwalker” e “Cornucopia”), oppure di tracce decisamente prescindibili: “In Our Tree” non è certo il migliore estratto possibile da “Black Hole/ Blank Canvas”, “Toys” è un singolo riempitivo dello scorso anno, “Dominoes” (dal recente “The Motorpnakotic Fragments”) è robetta per maniaci iper-completisti.

Un ascolto veloce lo meritano anche i Fu Manchu e il loro Ep intitolato “Fu30, Pt​.​1” (2020), di una serie di Ep fatti per celebrare i 30 anni della band. In questo qui ci sono due pezzi nuovi e una cover di una canzone dei Doobie Brothers.

Passiamo a Zelma Stone (vero nome Chloe Zelma Studebaker) è una giovane cantautrice della Bay Area di San Fancisco che ha recentemente rilasciato un Ep intitolato “Dreamland” (2020), in cui affronta i numerosi lutti che hanno costellato in breve tempo la sua vita. La ragazza è brava e merita un ascolto. Mi ricorda fortemente qualcuno nel modo di cantare (non certamente originale) ma al momento non ricordo chi, magari aiutatemi a ricordare.

Chiudiamo con gli Einsturzende Neubauten, il cui nuovo lavoro “Ten grand goldie” è in uscita proprio settimana prossima. In teoria a settembre dovrebbero essere in tour anche in Italia (a Milano il 15/09) ma chissà che succederà. Intanto ecco i due singoli per adesso usciti, entrambi belli.

La title track:

Alles in allem: