E si parte rapidamente con il padovano Jesse The Faccio e il suo “I soldi per New York” (2018), indie cantautorato alternativo che ha tanto di già sentito ma almeno è molto piacevole.

Il trio bresciano Endrigo li ho scoperto grazie a Manq (thank you!) e tempo fa ho ascoltato entrambi i loro dischi (“Ossa rotte, occhi rossi” del 2017 e “Giovani leoni” del 2018): a memoria il primo mi è piaciuto di più, il secondo meno anche perché parte con una canzone che forse è il loro peggior pezzo (mai fare una cosa del genere con la prima traccia, le basi ragazzi, le basi!). Dico “a memoria” perché dovrei/vorrei risentirmeli (non mi sono affatto dispiaciuti) ma sono solo su Spotify, cosa che ovviamente non invoglia al riascolto per cui ciao.

Sono tornati i Julie’s Haircut con “In the silence electric” (2019): l’ho appena ascoltato su bandcamp e le sensazioni sono state abbastanza buone. Un po’ meno kraut rock degli ultimi lavori, tonnellate di psichedelia as usual ma sapete benissimo già adesso cosa aspettarvi, non ci sono stati stravolgimenti musicali al loro interno (vedete voi se è un bene o un male). Il pezzo migliore è quello in apertura, Anticipation of the night.

Parliamo anche di Sorge, anche se non è certo una novità: il progetto è costituito da Emidio Clementi (piano e voce) e Marco Caldera (elettronica e correlati), il loro per ora unico lavoro è “La guerra di domani” (2016). Ne parlo solo ora perché ho preso il loro cd e dentro ci sono cose molto belle, però è un po’ tutto troppo simile e un po’ di varietà non avrebbe gustato, ma sono i limiti di una parte musicale fatta così. Poi ovviamente Mimì lo si conosce bene, si sa cosa fa e come lo fa, a me piace sempre ma è chiaro che alcune volte rende benissimo, altre meno (come in questo caso). Tra l’altro mi chiedo perché un pezzo pregevole come La sera non sia invece inserito nel disco (forse l’hanno composta e registrata dopo l’uscita dell’album?).

Chiudiamo con i Noam Bleen, il cui secondo lavoro intitolato “Until the crack of dawn” (2019) è una bomba. Diciamolo subito: è a mani base tra i migliori lavori italiani del 2019 e in ogni caso tra quelli meglio prodotti e curati che ho sentito quest’anno. Bei pezzi, grandi arrangiamenti, suoni favolosi, davvero un piacere per le orecchie: è favoloso ascoltare un album che suona bene e già questo è sinonimo di alta qualità. Qui una bella ed esaustiva recensione, il disco comunque è ascoltabile sul bandcamp del gruppo quindi non tiratevi indietro.