Si parte con un titolo che contiene una citazione perfetta per l’argomento del post tema, che unisce jazz, tassisti e divertimento. Non l’avete colta? Male, per rimediare andate in via De Coubertin!

In realtà non è necessario sapere di cosa sto parlando per gustarsi il progetto TaxiWars, side project di Tom Barman giunto alla terza uscita con “Artificial horizon” (2019) dopo il debutto omonimo del 2015 e “Fever” dell’anno seguente. Al suo fianco ancora il sassofonista Robin Verheyen, Nicolas Thys al contrabbasso e Antoine Pierre alla batteria. Il disco nuovo è notevole (è quel tipo di jazz che riesco ad apprezzare anche io per un ascolto prolungato) ed è ascoltabile gratis sul bandcamp del gruppo.

Sono anche andato ad ascoltarli nella loro data milanese del 2 novembre, inserita nella rassegna JazzMi. Un Santeria pieno di gente e di entusiasmo, un pubblico misto come si conviene: una parte già fan dei dEUS attirata dalla presenza di Barman, un’altra buona parte lì per il jazz.

Che dire? È stato un grandissimo show. Tom Barman preso benissimo, in spolvero da paura, capace di divertirsi (tantissimo) e far divertire. È sempre stato un animale da palco ma qui è ancora più fuori le righe. Gli altri tre, beh, ottimi musicisti, non c’è proprio nulla da dire. Ma la cosa che più mi è piaciuta è stata proprio l’alchimia fra tutti e 4 che è stata perfetta. Insomma, uno show che mi ha conquistato e che rivedrei ancora, dal tanto che mi ha rapito.