Solo qualche mese fa non avrei mai pensato di vedere i Cake dal vivo e invece, direttamente da Sacramento, eccoli l’altra sera all’Alcatraz di Milano, in un concerto che inizia alle 8:30 precise senza gruppo spalla.

I Cake sono una band che seguo da parecchio, mi ha sempre affascinato la loro capacità di mischiare stili, di essere catchy senza essere banali, di coinvolgermi e di sorprendermi. E poi la voce di John McCrea e i suoi testi, ironici ma spesso anche sarcastici, con punte di acido ben dirette. Insomma una band molto più complessa e sfaccettata di quanto si potrebbe pensare fermandosi ai pezzi più famosi. Sono però una band che è sempre stata fedele al proprio sound unico e alle proprie idee.

Dal vivo sono favolosi come mi sarei aspettato, le canzoni conquistano tutti e la scaletta è soddisfacente (mi sarebbe piaciuta anche Race Car Ya-Yas ma non mi lamento). La tromba di Vince DiFiore è perfetta, John McCrea è uno showman scatenato e un personaggio straordinario: aizza il pubblico, rende partecipi tutti, cerca di far capire l’importanza del momento, se la prende con uno che continua a filmarlo mentre lui parla, non sta fermo un attimo, suona la sua chitarrina e il vibraslap (lo voglio!). E ha regalato una pianta di pompelmo.

Vorrei vederli ancora tante volte, già oggi, ma McCrea è abbastanza lapidario: See you in another life.

Ma va bene così: mi sono emozionato, mi sono divertito, mi sono commosso e per tutto il resto della serata e del giorno dopo ho avuto un grande sorrisone. Cosa voglio di più?

Se siete curiosi, la scaletta è stata questa.