L’anno scorso è uscito un documentario autoprodotto intitolato “La scena (Il punk italiano degli anni ’90)”. Il trailer mi aveva lasciato sentimenti contrastanti e tanta, tanta paura. Mi aveva fatto sorgere domande e dubbi a cui ora posso rispondere poiché ho finalmente visto il film in questione. Potete farlo anche voi perché è tutto su youtube.

Prima rispondiamo ad alcune cose che avevo scritto allora come se fossero delle FAQ, poi vi dico in breve le mie impressioni sul documentario in sé.

Sembra che guardandolo bisognerà sorbirsi una serie di pipponi sul punk, il suo significato, cosa rappresenta per me, per te, per il cane, per mia nonna. Tutta roba che nel 2018 ne farei volentieri a meno visto che: 1) di documentari e libri sull’argomento ne sono stati già fatti e scritti e pure belli 2) il target di questo “La scena” è gente che di sta roba ne ha sentito parlare fin troppo (e solitamente si dicono sempre le stesse noiose cose).
I pipponi ci sono, soprattutto da parte di Marco Philopat (a sentir lui dopo il Virus è stata tutta una merda), ma in generale non sono così fastidiosi.

Spero che non la buttino troppo sulla nostalgia di quegli anni cercando di renderli più gloriosi di quello che erano (cioè poco) e esaltando i gruppi più di quello che erano (principalmente scarsi). Spero almeno in un po’ di senso critico e un bel po’ di sarcasmo.
Anche qui è andata meglio del previsto, il documentario è fatto bene, per cui vuol dire che ci sono i momenti nostalgia, ma è anche realistico, cinico e, in parte, cattivo.

Non ho capito se si parli solo di gruppi punkrock o si tiri dentro anche la scena hc italica. Direi la prima ipotesi, avrei tifato per la seconda, avrebbe reso il tutto più intrigante e variegato.
Al 90% si parla di punk rock, anzi, di alcune band selezionate (le mancanze sono molte ma non ne faccio una colpa). L’unico esponente della scena hc (e con conseguente qualche info su di essa) è Mayo dei Sottopressione e La Crisi.

Spero che nella durata finale i filmati di repertorio occupino un tempo decisamente maggiore rispetto alle interviste.

No, però c’è un buon mix tra le due cose (e ci sono le immagini di un concerto del 1996 degli Shandon al Bloom in cui suonano Videogame, Olly aveva ancora i capelli e indossava una maglietta dei Ragadi e IO C’ERO).

Spero che tali  interviste non siano fini a se stesse e non sia solo una cosa del tipo “ce la cantiamo e ce la suoniamo”.
Si sta nel mezzo, ci sono lodi e critiche.

Ma allora com’è questo “La Scena”? Ero altamente prevenuto ma si tratta di un documentario da vedere per capire almeno in parte quello che è successo in quegli anni e del perché la situazione di adesso è quella che è. È fatto bene, girato bene, e vengono dette cose notevoli (non tutte ma tante). Ci sono un paio di cose che mi sono piaciute molto, molto ciniche ma centrate:

-la divergenza di opinioni sulla scena punk degli anni 90: secondo alcuni c’era, secondo altri no. C’erano gruppi che si aiutavano amichevolmente, o forse no ma gli faceva comodo farlo e farlo credere. C’era sana competizione o forse no, alcuni si odiavano e c’era rosicamento mischiato a senso di superiorità. Le frecciate non mancano per fortuna.

-la verità sulla situazione attuale di quei gruppi: sono gente di 40/50 anni che suona una musica prettamente giovane, legata alla ribellione o comunque ad un moto giovanile contro il vecchiume, quindi provoca imbarazzo. Se ci pensate bene non hanno il minimo senso oggi, è una cosa totalmente non punk e decisamente triste. O forse c’è un altro scenario, ugualmente terrificante: il punkrock si è trasformato in una musica per adulti tendenti al vecchio, nostalgici e reazionari.

Una cosa che si poteva evitare? La serie di opinioni in stile “Vecchi che parlano dei giovani non tenendo conto che la situazione rispetto a 20 anni fa è totalmente cambiata”. L’unica cosa davvero sensata la dicono i Manges (ma non solo in questo caso, devo ammettere che in tutto il film loro si dimostrano quelli che esprimono le posizioni più interessanti e intelligenti): “Quello che adesso potrebbe essere è paragonabile a quello che è stato il punk all’epoca? Probabilmente io non ho la più pallida idea di quello che stia succedendo. Ci sono dei ragazzini che sicuramente stanno facendo qualcosa di strafigo contro il sistema e magari io me lo sentirò raccontare tra vent’anni quando sarà di patrimonio comune”.