Partiamo con “Devotion” (2017), secondo disco delle svedesi Pale Honey che mi ero appuntato tempo fa nella mia lista di cose da ascoltare ma non ricordo esattamente da chi proviene il consiglio. In ogni caso è un buon disco quindi grazie al misterioso consigliere.
Di Anna von Hausswolff ne avevo sentito parlare bene ma non la conoscevo per cui ho ascoltato “Dead magic” (2018) con grande curiosità (anche se è in lizza per la copertina più brutta del 2018). Devo dire che sono soddisfatto a metà, nel senso che le prime tre tracce mi sono piaciute parecchio, le ultime due no, ma a quanto pare è un problema prettamente mio. Vabbè.
A proposito di problemi miei, è uscito a sorpresa e dopo 15 anni il nuovo disco degli Sleep intitolato “The sciences” (2018): è un inno alla psichedelia, allo sludge/stoner e alla marijuana, è piaciuto a tutti e anche io l’ho apprezzato ma ho avuto problemi ad ascoltarmelo tutto. Perché? Sto invecchiando? Può darsi, anzi, è probabile, in ogni caso è evidente che io faccia sempre più fatica ad ascoltare musica del genere su disco (dal vivo invece mi entusiasmo ancora come un ragazzino).
Continuiamo con “Eat the elephant” (2018) degli A Perfect Circle, un gruppo di cui ho amato sempre e solo delle canzoni singole ma mai apprezzando a pieno un disco intero. Di quest’ultimo poi la traccia migliore è la prima, vedete voi che fare.
Per puntare sull’ottimismo parliamo almeno di due dischi che invece sono ottimi, uno vecchio e uno nuovo. quello nuovo è “I’ll be your girl” dei Decemberists: la stato sbandierata svolta c’è stata (il singolo Severed è uno dei pezzi forti del nuovo corso) ma solo in parte e sono riusciti ad amalgamarla bene con il loro tipico suono. Soprattutto qui dentro c’è una cosa che nel precedente mancava: degli ottimi pezzi. Per adesso uno dei dischi dell’anno.
Chiudiamo con i Black Rebel Motorcycle Club: è vero che è uscito il disco nuovo, ma non è che abbia particolare voglia di affrontarlo. Però, peeeeeeeeeeeroooooooò (Pierpiero style), ho sentito “Howl” (2005): non l’avevo mai ascoltato prima se non per un paio di pezzi e… cosa mi sono perso! Davvero bello, ricco di blues, di sfumature affascinanti e di pezzi ben riusciti.

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