Togliamoci subito un sassolino velocissimo: “Gargoyle” (2017) di Mark Lanegan, anzi della Mark Lanegan Band, è noioso. Meglio del precedente lavoro (non che ci volesse poi molto), però insomma dai.
Ho scoperto i Saroos come spalla ai Notwist in un concerto del lontano 2008. A tanti anni di distanza scopro che hanno già fatto 3 dischi, di cui l’ultimo proprio l’anno scorso. “Tardis” (2016) è un buon disco di elettronica strumentale, magari non innovativo ma un album che gli appassionati del genere sicuramente potranno apprezzare.
“Annabel dream reader” (2104) è stato il disco d’esordio degli inglesi Wytches ed è un buon lavoro. L’anno scorso è pure uscito il secondo album intitolato “All your happy life” (2016) ma se vado avanti con questi ritmi lo sentirò tra due o tre anni, sigh.
A proposito di gruppi inglesi, gli Slaves sono un duo che nel 2016 ha fatto uscire un disco intitolato “Take control” e prodotto da Mike D (Beastie Boys). È il loro secondo lavoro e non ho sentito il primo del 2015, ma questo è abbastanza una bomba e un ascolto è più che dovuto, tuttalpiù che la loro musica è stata descritta come british punk with harsh bluesy garage riffs.
“Wilderness of love” (2017) è un buon disco psychedelic folk degli americani Shadow Band. Parte benissimo (la doppietta iniziale Green riverside e Endless night è davvero bella) poi cala un po’ alla distanza, forse per colpa mia, forse per colpa degli insopportabili flautini in alcuni pezzi come Morning star e Illuminate.
Ho scoperto i neozelandesi Wulrd Series grazie a Enzo di Polaroid che li definisce adatti a “tutti i fan dei Pavement e dei Guided By Voices” e infatti “Air goofy” (2017) mi è piaciuto.
Chiudiamo con i Gone Is Gone, un supergruppo formato da Troy Sanders (basso e voce dei Mastodon), Troy Van Leeuwen (chitarra nei Qotsa e in mille altri progetti), Tony Hajjar (batterista degli At The Drive-In) e il mustistrumentista Mike Zarin. Sulla carta il progetto dovrebbe spaccare di brutto ma hanno fatto uscire un ep omonimo a giugno 2016 che non è piaciuto molto in giro. A gennaio 2017 è uscito il primo full lenght intitolato “Echolocation” ma è un disco davvero innocuo e solo pochi pezzi sono riusciti a risvegliarmi dal torpore (forse il migliore è Resurge ma chi si ricorda, è passato del tempo dall’ultimo ascolto).

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