La notizia di ieri mattina della morte di Chris Cornell ha sconvolto tutti per l’imprevedibilità della cosa e la giovane età di Cornell. La notizia arrivata nella sera che ha ricondotto le cause ad un suicidio mi ha fatto ancora più male.
Se nei casi passati (Wood, Cobain, Staley, Weiland) c’era da qualche parte l’idea di un destino vagamente segnato dall’autodistruzione, ho sempre pensato invece che avrei visto Chris Cornell suonare e cantare fino a cent’anni, con quel suo modo di fare da persona che sapeva esattamente cosa fare e dove andare, con quella voce che sapeva davvero emozionare.
Come ha scritto ieri Carrie Brownstein in un tweet: Those of us who grew up in&around Seattle are acutely aware that we’ve lost nearly an entire generation of local music heroes. È la stessa cosa anche per chi, con quella generazione di music heroes, ci è cresciuto.

Annunci