Se il disco di Emiliana Torrini assieme alla Colorist Orchestra non mi aveva convinto, ieri al Santeria Social Club la situazione è stata completamente ribaltata: gli otto coloristi belgi suonano bene e mischiano con talento e maestria strumenti e arrangiamenti. A volte sembrerebbe di avere di fronte una qualche esibizione live di Tom Waits per quell’uso intenso di tanti tipi di percussioni, ritmi intensi e rumori vari. La loro unione con la voce della cantante islandese mi ha davvero convinto e alcuni pezzi sono stati davvero eccezionali, con un impatto e un’atmosfera incredibile (Blood red e Gun su tutti). Sì ok, Emiliana Torrini aveva qualche problema di voce e di respirazione, cosa perdonabile e comprensibile visto lo stato molto avanzato di gravidanza (boh, settimo mese?) che le faceva costantemente venire il fiatone. Ma la sua radiosità e le sue capacità hanno ben compensato.
Interessante il fatto, come raccontato ieri proprio da lei, che due anni e mezzo fa la Torrini abbia avuto una crisi esistenziale/musicale, che l’ha portata a provare un’estrema stanchezza e disinteresse a quello che aveva fatto fino a quel momento e a cercare di reinventarsi suonando in giro per l’Europa con qualsiasi persona avesse intenzione di rifare, anche in modo totalmente diverso, le sue canzoni. Come per dire: non mi interessano più, fatene quello che volete, io se volete ci canto sopra. Una cosa che, o ti rovina la carriera o ti crea nuove possibilità: per fortuna l’incontro con i Colorists ha portato questo periodo di sbando verso la seconda possibilità. Tiriamo quindi un sospiro di sollievo e riteniamoci fortunati perché ci hanno regalato un concerto ricco di tantissime sfumature e sensazioni.

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