Solo qualche mese fa ho finalmente ascoltato per bene il disco di ritorno dei Libertines, “Anthem for doomed youth” (2015), anche perché il supersingolone Heart of the matter, una volta sentito, non esce più dalla testa per giorni interi (colpa o merito anche di quel maledetto fottutissimo splendido accento). Beh, il nuovo lavoro ha tanti pregi e ci riconsegna un gruppo in ottima forma che mi ha convinto nonostante partissi piuttosto sospettoso.
Gli Heron Oblivion sono una specie di supergruppo che ha fatto un disco di quella roba che va oggi (psichedelia anni ‘70) ma fatta davvero bene. Il disco omonimo (2016), ascoltabile anche su bandcamp, è un lungo e coinvolgente viaggio in sette pezzi, pieno di idee, bei suoni e tante distorsioni e wah wah, mano nella mano con Meg Baird che ammalia con la sua bellissima voce.
A novembre Lou Barlow ha fatto uscire un Ep di sole canzoni suonate con l’ukulele, si intitola “Apocalypse fetish” (2016) ed è composto da 5 pezzi (di cui i primi 4 molto belli): sentitevi qui sul suo bandcamp The breeze e Anniversary song, soprattutto questa seconda avrebbe meritato una super versione elettrica alla Sebadoh e ne sarebbe uscito un pezzone incredibile. In ogni caso Lou conferma di saper scrivere delle belle canzoni e di essere anche molto prolifico.
Chiudiamo con i Vapors Of Morphine, progetto figlio dei mai dimenticati Morphine. Un nuovo trio che in realtà è nato nel 2009 e inizialmente si chiamava Members Of Morphine and Jeremy Lyons (il primo disco era a questo nome). Attualmente i componenti sono Dana Colley (colonna portante di questo nuovo progetto e sax anche nella band originaria), Jerome Dupree (batteria, percussionista in “Good” e “Cure for pain”) e Jeremy Lyons (basso a due corde e voce) e nel 2016 hanno fatto uscire un disco intitolato “A new low” (ecco il bandcamp): una dozzina di pezzi che ripropongono canzoni dei Morphine (Sheila e The other side), alcune ballate tradizionali folk e tante altre cover (Brian Eno, Pink Floyd, Latin Playboys).

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