Ci sono dei dischi che saltano fuori al momento giusto e che sono perfetti per quel momento  per quello stato d’animo. Magari sono album che in altro modo sarebbero passato ignorati o comunque meno considerati. Invece riescono a essere quello che vuoi ascoltare in quel momento, e allora lo ascolti una, due, tre volte. E forse anche di più.
È quello che mi sta succedendo in questi giorni con “Late night”, primo disco di una band di Seattle dal nome bizzarro: Honcho Poncho. È da una settimana che quasi non ascolto altro e ancora non me ne sono stancato.
Sono in 5 e tra le loro influenze citato Jeff Tweedy (Wilco) e Mark Kozelek (Red House Painters/Sun Kil Moon), e la loro musica si assesta su quelle coordinate.
Li ho scoperti ascoltando KEXP e il primo ascolto della canzone 32 & 33 mi ha incuriosito, da lì mi sono fiondato sul loro bandcamp (ma c’è anche su Spotify) e con gli ascolti è diventata una piccola ossessione che mi ha fatto dire: Voglio il vinile! Purtroppo “Late night” non è uscito in formato fisico ma per adesso solo in digitale (ma perché? Ah, è autoprodotto, ecco il motivo! O almeno penso).
In ogni caso: sigh sob.
In ogni altro caso: uno dei miei dischi dell’anno e sono felice di averlo scoperto in tempo perché è bellissimo.

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