Sicuramente avrete sentito parlare di “Vinyl”, la serie prodotta per HBO da Mick Jagger, Terence Winter e Martin Scorsese (che ha diretto anche il primo episodio): si svolge nel 1973 e il protagonista è il discografico Richie Finestra. La prima stagione è composta da 10 puntate ma qualche settimana fa è stato comunicato che non ne verrà fatta una seconda stagione.
Forse è un bene.
La parte strettamente musicale/lavorativa è la migliore (vendere l’etichetta/non venderla, rinnovare l’immagine, trovare nuovi gruppi, farli firmare, cercare di fare promozione, intortarsi gli artisti grossi ecc. ecc.) ed è un aspetto del mondo musicale che è stato spesso ignorato fino ad ora (anche se spesso sembrava di vedere una copia minore e più anni ’70 di Mad Men). Il problema semmai è stato inserire alcune altre storyline meno interessanti o gestite proprio male:
-la storia trita e ritrita del personaggio che finisce per ammazzare un tizio e non deve farsi scoprire (quanti film e serie abbiamo già visto? Dai ditene una? Fargo? Ok).
-la storia di lui che divorzia con la moglie, utile per i flashback ma piantata lì a tre puntate dalla fine.
-la storia della sua dipendenza da droga e alcool che lo fa mandare in vacca amici, colleghi e famiglia.
-la mafia italiana. Che palle, era il caso di tirarla dentro a tutti i costi anche qui?
Per non parlare di tantissimi personaggi monodimensionali, tutto ciò in un’alternanza di buone puntate e puntate noiose piene di cliché. Per critiche più approfondite anche su altri aspetti potete leggere questo buon articolo, oppure a rivolgervi al sempre ottimo Alan Sepinwall che ne ha parlato qui definendolo HBO’s one of its biggest tv disappointments.
Insomma, anche per me poteva venire decisamente meglio ed è stata un’occasione mancata.

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