Ma soprattutto “non ti vedo” e non per colpa delle luci ma per un locale strapieno all’inverosimile. Gente stipata in ogni angolo con la minima possibilità di muoversi. Mai visto il Live di Trezzo così pieno e la sensazione è che le persone superavano non di poco la capienza massima (la mia è solo un’impressione e non voglio gettare accusa infondate, sicuramente era tutto in regola ma da gente che fa pagare ben 2 € una bottiglietta d’acqua da 500 ml e poi te la dà senza tappo mi aspetterei questo ed altro).
Aprono gli inglesi Three Trapped Tigers che dimostrano di essere bravi ma di fare pezzi tutti uguali, per cui 15 minuti vanno bene, 40 invece meno.
I Deftones invece salgono sul palco carichissimi e appena usciti dal coiffeur: Steph Carpenter con l’effetto Pantene (ha i capelli sempre al vento, presumo per un ventilatore posizionato lì vicino che punta fisso su di lui), Chino con i capelli biondi, terribili ma mai quanto quelli rosa di Sergio Vega.
Ma non sono venuti per farci vedere la bellezza della tricomachia ma per spaccare e l’hanno fatto. Scaletta varia che pesca bene da tutto il repertorio e non solo dall’ultimo “Gore” (anzi: solo 2 pezzi contro i 5 da “Around the fur”, per dire). Sempre notevole la tripletta whiteponyiana Digital bath + Knife prty + Change. Forse proprio Knife prty è stato il pezzo migliore della serata assieme a Rosemary. Chiusura invece con un tuffo al passato: le due canzoni eseguite durante i bis sono state Root e Engine no. 9 e io sono tornato improvvisamente adolescente.
Ritorniamo all’argomento luci: all’entrata del locale campeggiavano cartelli in cui si avertiva l’uso di luci stroboscopiche forti. Effettivamente l’impianto luci era notevole, grande e ben congegnato, una cosa che non si vede spesso in un locale del genere. Le strobo non hanno dato fastidio, anzi hanno creato un’ottima atmosfera e una cornice spettacolare. Cinque alto al tecnico luci!
(cinque alto anche a chi in meno di mezzo secondo ha riconosciuto la citazione del titolo).

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