Ben lungi da essere un completista per natura, di Emidio Clementi ho seguito le varie carriere e i vari progetti sempre con molta attenzione ed entusiasmo. Magari tutto non mi ha convinto al 100% ma ho sempre trovato delle grandi idee e delle ottime suggestioni. Tutto ciò per dire che ho finito di leggere “Matilde e i suoi tre padri”, suo romanzo del 2009. Di Mimì avevo già letto “La notte del pratello” (2001), “L’ultimo dio” (2004) -entrambi ottimi- e la raccolta “Gara di resistenza” (1997).
Ma torniamo a questo romanzo: purtroppo è stata una delusione. Personaggi abbozzati e senza personalità, poco approfondimento, nessuna emozione. La storia è presto detta: la protagonista è Laura, ragazza dell’alta borghesia bolognese, di cui vengono narrate le sua relazione con svariati uomini negli anni ‘70 ed ‘80. Il primo amante importante è anche il padre della sua figlia Matilde, personaggio abbastanza invisibile che compare veramente solo nel finale ma che, per motivi oscuri, si guadagna l’onore del titolo (completamente fuorviante, bisogna ammetterlo). Mi sarei aspettato che Matilde fosse la forza motrice capace di guidare le azioni dei personaggi adulti invece no, questi girano, fanno cose, vedono gente in un elenco di fatti che sembra un primo abbozzo di una storia che deve ancora essere sviluppata. Anche dei tre padri del titolo, il terzo è solo una specie di comparsa: presentato brevemente ed eliminato dalla narrazione ancora più velocemente.
Non capisco se è un esperimento poco riuscito, oppure è proprio l’argomento che non ha esaltato le qualità da scrittore di Clementi. In ogni caso mi sono segnato la raccolta di racconti “Le ragioni delle mani” (2012) che a quanto pare parla di musica e di personaggi che gli girano intorno, un argomento sicuramente più stimolante sia per Mimì da scrivere, sia per me da leggere.

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