Rispondiamo subito alla domanda del titolo:
*Jake Bugg – “Jake Bugg” (2012) e “Shangri La” (2013): a Jake Bugg volevo dedicare un post tutto suo ma invece eccolo qui, con i suoi 21 anni e due dischi in pochissimo tempo (quando di anni ne aveva 18 e 19). Il ragazzetto di Nottingham mi è stato da subito simpatico. Il primo disco parte benissimo, i primi 4 pezzi sono fulminanti, divertenti, trascinanti: da quel momento il risultato è già in cassaforte, per cui Jake controlla la partita, con guizzi di classe e tocchi vellutati. Il secondo disco è più uniforme, con un po’ di belle ballate in più (su tutte All your reasons), ma qualitativamente sullo stesso livello. Chiudiamo con un dato: 7 singoli tratti dal primo disco, 6 dal secondo, vorrà pur dire qualcosa? Intanto, se non l’avete fatto guardatevi il video da risate di Slumville sunrise.
*O.R.k. – “Inflamed rides” (2015): supergruppo formato da Lef (Obake, Berserk!), Carmelo Pipitone (Marta Sui Tubi), Colin Edwin (Porcupine Tree) e Pat Mastelotto (King Crimson). Una bella unione di grossi nomi che ha partorito un buon disco, inizialmente preceduto da un singolo intitolato Jellyfish, bello ma troppo derivativo (non vi ricorda un certo gruppo?). “Inflamed rides” invece spazia molto di più e ha una qualità davvero impressionante.
*Rose Windows – “The sun dogs” (2013): è uno dei dischi che più ho ascoltato quest’anno e mi piace un casino. Si tratta del primo album di un sestetto psychedelic rock/alternative rock di Seattle che ha deciso di sciogliersi a marzo di quest’anno un paio di mesi prima dell’uscita del loro secondo self-titled disco. Una storia certamente singolare e piena di rimpianti, visto che questo “The sun dogs” è godibile, sognante, ben suonato e con atmosfere avvolgenti. Che peccato, però!

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