Anche per l’ascoltatore appassionato di musica vige la regola ferrea che le delusioni più concenti arrivino dalle persone a cui si vuole più bene.
La delusione del 2015 è senza dubbio “Mr. Newman” degli Scisma, una robetta di 6 pezzi che non si può definire bruttissima, ma nemmeno si può bollare come decente. Ma arrivando da una band del genere, da cui mi aspettavo ben altro, la delusione è stata ancora maggiore.
Tutta la girandola degli stati d’animo e delle reazioni emotive si può riassumere in queste semplici fasi:
-esaltazione per il ritorno degli Scisma
-arrabbiatura per poche date e per un ep di soli 6 pezzi
-sollievo per aver ascoltato solo 6 pezzi (di più non ne avrei retti)
-speranza che la reunion sia completamente chiusa per non avere a che fare con robe del genere che sporchino il bellissimo ricordo dei lavori precedenti.
Sono troppo duro?
Si è passati in un batter d’occhio da “Che tristezza, non posso vedere gli Scisma dal vivo né ascoltare nuova roba fatta da loro” a “si stava meglio quando si stava peggio”. Un crollo di reputazione mica da ridere.
Sto esagerando?
E allora mi sono chiesto: chissà se lo status che il gruppo ha conquistato negli anni riuscirà a condizionare ascolti e pareri. Ebbene, ho controllato alcune recensioni di “Mr. Newman” e ho notato che quasi tutti ne parlano tra il benino e il bene, niente pareri entusiasti, niente critiche grosse.
A quanto pare sono l’unico a cui non è piaciuto.
Più recensioni però puntano l’attenzione su una cosa (o almeno l’accennano): più che un disco vero e proprio degli Scisma, sembra un 70% di Benvegnù con ospiti e tanta nostalgia. Un compromesso tra due percorsi diversi. Ecco, secondo me questo compromesso è una sconfitta e rende “Mr. Newman” né carne né pesce, un ep poco interessante e quindi evitabile.

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