Charles Peterson è un fotografo, un bravo fotografo. Uno di quelli che sta sempre in prima linea, nei locali, sotto al palco e fotografa quello che succede, senza aver paura di essere travolto dal pogo o dal manico di uno strumento. Con i suoi scatti (vivi, intensi, pieni di movimento) riesce a farti capire quello che è successo e l’energia del gruppo che aveva davanti in quel momento. Non a caso è stato scelto dalla Sub Pop per costruire la parte visuale dell’etichetta e in qualche modo definirne un’identità riconoscibile. Alcune delle sue foto degli show della “scena di Seattle in divenire” sono diventate copertine di album, altre hanno accompagnato i press kit, almeno una è entrata in ogni booklet dei dischi pubblicati dall’etichetta.
A Portland, da Powell’s, sono riuscito a trovare (usato ma tenuto bene) un suo libro: si intitola “Screaming life – A chronicle of the Seattle music scene” (1995) e, oltre alle splendide immagini, è corredato di un cd con alcuni vecchissimi pezzi della Sub Pop, di un’introduzione di Bruce Pavitt e di un breve saggio di Michael Azerrad, come al solito scritto benissimo e davvero interessante.
Le foto, tutte in bianco e nero per scelta precisa, sono sincere ed eccezionali ed è chiaro come abbiano contribuito a creare un immaginario visivo della scena musicale di quei tardi anni ‘80/inizio ’90. Sì perché come scrive Azerrad: Se Pavitt e Poneman erano, rispettivamente, la parte destra e sinistra del cervello della scena, allora Endino era le orecchie e Peterson gli occhi. E questo soprattutto perché ha stabilito una sorta di “vocabolario visivo”, ha determinato il modo in cui la scena di Seattle è stata rappresentata e ha creato una sorta di standard narrativo visuale a cui tutti si sono appoggiati. Sia l’etichetta sia Peterson preferivano le foto degli eventi dal vivo piuttosto che quelle in posa e in questa raccolta ce ne sono di mozzafiato. Alcune sono anche piuttosto famose, e vederle tute assieme viene da chiedersi in modo naturale: ma le ha scattate tutte lui? Eh sì..
Intrigante sarebbe fare un bel confronto (suggerito nel saggio) tra le foto di Michael Lavine (anche lui collaboratore della Sub Pop e amico di Pavitt) e quelle di Peterson: le prime più newyorkesi e definite, le seconde selvagge e vivide.
Dicevamo che tante di quelle foto sono diventate copertine di dischi per precisa strategia della Sub Pop per ottenere quell’hype poi raggiunto: “Screaming life” e “Louder than love” dei Soundgarden, “Superfuzz bigmuff” dei Mudhoney sono sicuramente le più famose. Più recentemente anche la copertina della raccolta “Has God seen my shadow?” di Mark Lanegan e quella del box set “Start together” delle Sleater-Kinney. Ce ne sono altre ma non ho trovato sull’internet nemmeno una lista complete o un articolo h ne parlasse. Possibile?
Concludo solo con una considerazione che non sminuisce il valore dell’arte di Peterson: questo libro si intitola “Screaming life” e ha in copertina Cobain. Mentre ero a Seattle ho sfogliato anche un suo altro libro, intitolato “Touch me, I’m sick” (2003) e in copertina c’era Cobain. A questo punto mi aspetto delle prossime pubblicazioni sempre con Cobain in copertina ma dai titoli “Crown of thorns” e “Spin the black circle”.

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