Portland è la più europea delle città americane che abbiamo visitato, con un centro definito, senza grandissimi grattacieli, non opprimente per la sua grandezza ma ospitale e a misura d’uomo.
Portland è Powell’s City of Book, la libreria indipendente più grande del mondo, piena zeppa di libri nuovi ed usati. Uno splendore da cui non vorresti mai uscire (o almeno uscire con le braccia cariche di libri).
Portland è la città dei food truck, come non approfittarne con un panino al pastrami e un grilled cheese sandwich?
Portland è una sala giochi vintage, è un favoloso negozio di dischi, è una fumetteria che (come tanti altri posti in Oregon e in tutti i campi dell’arte e della produzione) suggerisce di supportare la scena locale: ecco quindi tantissimi fumetti autoprodotti (alcuni bellissimi) e venduti per pochi dollari. Ciò spinge il pubblico a comprare, i disegnatori e gli sceneggiatori a collaborare e a darsi da fare. E magari spinge gli editori a pescare in queste realtà.
Portland è un concerto dei Foo Fighters.
Portland è un fiorire di birrerie: noi siamo stati alla Deschutes Brewery, che ci ha sfamato ottimamente e ci ha dissetato con le sue degustazioni di molti tipi di birra.
Portland è la città dei tanti ponti, quasi tutti brutti ma diventati comunque il simbolo della città.
Portalnd è weird, ma anche funny e nemmeno troppo hipster.
Portland è il trasporto pubblico con gli annunci tutti i doppia lingua (l’altra è lo spagnolo).
Portland è una città in cui devo tornarci ancora.

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