Ieri “Mellon Collie and the infinite sadness” ha compiuto vent’anni. Questi anni si stanno accumulando una serie di anniversari mica da ridere (qualche giorno fa anche “Washing machine”, poco prima “What’s the story”, per dire) e parlare di uno rispetto ad un altro sembra ingeneroso. Quindi non so perché scrivo di questo, forse perché gli SP sono finiti da un pezzo ed è bello a volte attaccarsi ai ricordi di quando erano un gran gruppo.
Comunque io e lo ricordo quando è uscito il disco. O meglio, mi ricordo benissimo quando Mtv ha iniziato a trasmettere il video di Bullet with butterfly wings. Mi ricordo che ne parlavamo in classe, eravamo tutti eccitati da quella potenza, da quel cantare sgraziato, dalla maglietta Zero (la bramavo ma alla fine non l’ho mai presa), da quegli uomini nel fango, da quella sensazione di purezza e sporcizia. E poi chi era quel gruppo? I più sgamati dicevano che “Siamese dream”, il lavoro precedente, era un gran disco, ma nessuno l’aveva davvero ascoltato e le informazioni provenivano da qualche rivista musicale. Ovvio che gli SP avessero già fatto cose di un certo livello e notorietà, nessuno al liceo ne sapeva comunque molto.
Con quel video e quel pezzo avevano però fatto comunque un botto pazzesco, a livello di suono e di immagine.
Come al solito non passò tanto tempo che ci pensò Massi a portarmi la cassetta, per la precisione una registrazione copiata su C90, per cui mancavano delle canzoni che lui aveva considerato dimenticabili (aveva ragione su tutti i leftover tranne che su Galapogos). Su Thirty-three c’era un difetto dovuto alla registrazione casalinga, per cui Billy Corgan diceva ad un certo punto “Misteries not ready to reveal… to reveal” e quella non voluta ripetizione me la aspetto ogni volta che la sento ancora oggi.
Poi un tizio, amico di un amico, aveva comprato il cd doppio ma non gli piaceva e lo vendeva ad un prezzo di favore: 20.000 lire. Ok, era mio. Quel cd ce l’ho ancora, non ha nemmeno il bollino siae ma il timbro. In quegli anni l’ho consumato, il booklet porta i segni del tempo ma le rughe non ne intaccano la bellezza, e mi ha permesso di accedere ai testi delle canzoni, tutti affascinanti e difficilmente riesco a farne una cernita o una classifica.
Poi qualche mese dopo Bwbw ecco 1979 e la pelata a sorpresa, poi Tonight tonight e il cappello a cilindro e poi via tutto il resto. Di quel disco tirarono fuori 5 singoli, tutti i video erano belli, l’ultimo alla fine è uscito a distanza di un anno dal primo e mi è sempre sembrata una cosa un po’ strana.
“Mellon Collie” l’ho risentito tutto ieri e ho appurato con piacere di saperlo ancora quasi tutto a memoria. Ho ancora le mie preferenze (“Dawn to dusk” rimane meglio di “Twilight to starlight” per esempio) ma è sempre un’emozione forte.
A corredo leggetevi questo bel post di Asharedapilekur su Bastonate che è una delle cose più anninovantacinque che io abbia mai letto (ed è giusto così).

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