Seattle è la città della pioggia sempre ma troviamo due giorni di sole, caldo e di cielo limpido da lasciare allibiti.
Seattle è una città non turistica, dura, nemmeno troppo dissimile da Vancouver, visitata appena prima. Sembra una città dura ma dal cuore morbido.
Seattle è una città che ci accoglie con una stazione deserta e nessun taxi per portare i turisti a destinazione.
Seattle è un hotel con birra gratis alle 17.30, il basso autografato di Novoselic nella hall e un piano Sub Pop in cui troviamo le porte con le foto di Charles Peterson.
Seattle è il Pike Place Market, pieno di tante cose. Impossibile esistere ad un corn-dog o a un dolce da Piroshky Piroshky.
Seattle è una monorotaia che ci porta all’Emp, un museo musicale (ma non solo) in cui potremmo anche passarci una vita: “Nirvana: taking punk to the masses”, “Indie Game Revolution”, “Star Wars and the power of costume”, “Fantasy: worlds of myth and magic”, “Cant’ look away: the lure of horror films”, “Infinite worlds of science fiction”, “What’s up, Doc? The animation art of Chuck Jones” e “Hendrix abroad” sono le mostre che abbiamo sperimentato, senza dimenticare tutte e altre installazioni musicali e la possibilità di suonare.
Seattle è l’emozione di vedere finalmente dal vivo lo Space Needle.
Seattle è una sfilata di maglie dei Seahawks col numero 12.
Seattle è una bellissima mostra intitolata “Musician: a portrait project”.
Seattle è una biblioteca pubblica con più di 10 piani, moderna, funzionale e accogliente (cose che qui ci scordiamo).
Seattle è una città che meriterebbe una visita più lunga, magari ai quartieri meno turistici.
Seattle è una visita che volevamo fare da tanto, tanto tempo.

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