Ho finito di vedere “Sonic highways” serie HBO girata da Dave Grohl in cui i Foo Fighters girano 8 città importanti per la tradizione musicale americana e in ogni studio registrano una canzone (poi finita nell’omonimo disco uscito l’anno scorso). Il progetto parte dalla domanda “l’ambiente influenza la registrazione di un brano?” per poi in realtà svilupparsi e allargarsi sul concetto più generale di “musica con una storia dietro, che ha aiutato a far sì che noi siamo quello che siamo”.
*Chicago: si inizia alla grande con gli Electrical Audio Studios di Steve Albini, uno che di storie ne può raccontare. E oltre a lui ecco l’evoluzione musicale della città, dal blues di Buddy Guy e Muddy Waters (’50 e ’60) ai Cheap Trick (’70) e Naked Raygun (’80). Qui registrano quella che viene utilizzata anche come sigla della serie: Something from nothing.
*Washington D.C.: Grohl c’è praticamente cresciuto (è di Springfield-Virginia, poco distante) e ha vissuto la scena punk hardcore. Quindi ecco la Dischord, Ian McKaye e gli Inner Ear Studios di Don Zientara. Assieme a questi ecco anche la storia della musica go-go (l’altra musica underground della città). La canzone che registrano è The feast and the famine.
*Nashville: una città che significa solo una cosa: country. Tradizione americana pura che incontra un giovane musicista “di genere”: Zac Brown e il suo Southern Ground Studio. Interessantissima la discussione sull’industria musicale country, andata in vacca oramai da anni (i nuovi artisti sono principalmente roba pop pompatissima con qualche chitarrina ogni tanto). Il pezzo, Congregation, forse è il migliore del lotto.
*Austin: eccoli a Austin City Limits per raccontare la storia della città e del rock psichedelico, soprattutto di Roky Erickson dei 13th Floor Elevators) e per registrare What did I do?/God as my witness assieme a giovane bluesman Gary Clarke Jr.
*Los Angeles: forse la puntata che mi è piaciuta di più. Ci sono due storie che si incrociano. La prima è quella die Germs e di Darby Crash, raccontata in prima persona da Pat Smear. La seconda è quella legata al Rancho De La Luna (lo studio in cui registrano Outside, non male) e alla scena di Palm Desert (Kyuss su tutti, gruppo di cui Grohl è stato un grandissimo fan) con interviste a Mario Lalli, Dave Catching, Chris Goss, Josh Homme. Questa parte è esaltante e vengono narrati aneddoti anche sui famosi generator parties e sulle Desert Sessions.
*New Orleans: la puntata è incentrata sulla Preservation Hall. New Orleans significa lotte razziali, jazz, rhythm & blues, funerali con processioni a tempo di musica trascinante, la devastazione di Katrina, la voglia di riscatto. La canzone è In the clear.
*Seattle: una puntata fortemente legata alla nostalgia e un po’ prevedibile. Però ovviamente Grohl parla della sua storia, dei suoi Nirvana e del suo superamento verso i Foo Fighters. E della storia della Sub Pop. E delle bellissime foto di Charles Peterson. Le interviste sono un tripudio di gente dal grande passato (Cornell, Endino, McKagan, Gibbard), la chicca sono le registrazioni personali con prove e abbozzi di canzoni scritte da Dave nel periodo tra i due gruppi. Registrano Subterranean nei bizzarri Robert Lang Studios.
*New York: degna conclusione del progetto. Lo studio è il Magic Shop, la canzone invece è I am a river (carina). New York è la summa musicale di tutti gli Usa ed era giusto chiudere lì, con l’intervista a Obama (giusto per puntare in alto). A meno che non si tratti di una chiusura momentanea in attesa di una seconda serie, chissà. Diciamo però una cosa: le canzoni non sono di certo memorabili, ma ascoltate a fine puntata (come riassunto di ciò che si è visto e discusso, visto che i testi sono strettamente legati alla città) hanno senso. Come disco vero e proprio invece perdono tantissimo e il disco in sé risulta noioso.

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