A Steve Albini piace parlare, raccontare, discutere. Non si è mai tirato indietro. E continua a farlo con articoli, interviste, rubriche di ogni genere. Ecco qualcosa da leggere nel weekend:
*Il cibo: appassionato da sempre di cucina (teneva un blog di ricette per la moglie intitolato “Mario Batali voice: what I made Heather for dinner”) qui su Flavorwire dice la sua sul successo del cibo in televisione e sugli chef come nuove rockstar (in breve è molto critico sulla cosa).
*Tidal: come non estorcergli un’opinione su Tidal, il servizio di streaming in alta qualità audio voluto da Jay-Z? E infatti eccola qui su Uncut  (in breve è molto critico sulla cosa).
*Lo stato della scena musicale: a distanza di più di vent’anni dal suo saggio del 1993 “The problem with music” (in cui spiegava come le major, con il loro strapotere, stavano distruggendo l’industria musicale e sfruttando i musicisti) torna a parlare qui sul Guardian di quello che è probabilmente il suo argomento preferito. E, in breve, non è affatto critico sulla situazione odierna. Nonostante la sua pura e assoluta devozione all’analogico dal punto di vista della produzione di un disco, è assolutamente entusiasta della musica in digitale e conscio della sua importanza nello spostare gli equilibri verso gli ascoltatori e gli artisti creando un tramite diretto tra i due estremi della catena. L’articolo è lungo ma pieno zeppo di spunti interessanti.

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