Non so quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho assistito ad un concerto tanto divertente e tanto emozionante come quello dell’altra sera. Avevo grandi aspettative e sapevo che i Decemberists dal vivo non mi avrebbero deluso. Ma non mi aspettavo una cosa del genere.
Cose che mi aspettavo e infatti eccole lì:
-una gran scaletta (e c’è stata, rimpiango solo la mancanza di The engine driver ma vabbé)
-un gruppo molto affiatato sul palco
-gente che suona bene e gioca in modo delizioso sugli arrangiamenti
-gran risposta del pubblico
-un concerto un po’ più lungo della media (hanno suonato due ore)
Cose che non mi aspettavo:
-un Colin Meloy super showman
-una band cazzona e autoironica
-un rapporto così diretto e coinvolgente col pubblico
La serata ai Magazzini Generali è stata assolutamente perfetta e riassumibile con lo stesso titolo del loro ultimo lavoro: “What a terrible world, what a beautiful world”. I ragazzotti di Portland sfruttano alla grande la dicotomia: sanno farti scendere un brivido lungo la schiena e sanno farti sbottare in una risata. E su questa cosa ci giocano molto. “Era una canzone che parlava di bambini uccisi” dice Colin Meloy dopo un pezzo ultra singalong con battito di mani a tempo, “e avete battuto le mani! Bambini uccisi e vi è piaciuto!”. E si canta, e si battono le mani, e ci si muove. Down by the water irresistibile, 16 military wives avrebbe potuto durare ore con il suo la-di-da-di-da e nessuno si sarebbe lamentato. Meloy, in versione barbuta (sta meglio in effetti), cerca spesso il dialogo con il pubblico, scherza, fa da gran cerimoniere, da giullare di corte, da capo della compagnia. E questo fare teatrale esplode in The mariner’s revenge song, suite finale che chiude il concerto: esagerata, grottesca, frammentata con le sue pause forzate (la camminata da passerella del chitarrista per dare il là alle grida di terrore degli astanti è da antologia), granguignolesca ma non pacchiana o fastidiosa. Uno spettacolo che lascia il sorriso sulle labbra e ti fa pensare che quello che hai assistito è stato speciale. Molto speciale. Uno dei concerti migliori della tua vita.

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