* Alvvays – s/t (2014): ho ritrovato questo disco in tantissime classifiche di fine anno per cui un ascolto mi sembrava d’obbligo. Le 9 canzoni sono carine, piacevoli, leggerine. Niente di sconvolgente o indispensabile. Il pezzo migliore è Archie, marry me che però già conoscevo. Insomma, tutt’altro che brutto ma ce ne vuole a considerarlo come uno dei migliori lavori dell’anno passato.
* Viet Cong – s/t (2015): sono anche loro canadesi come gli Alvvays però si differenziano perché fanno post punk e il disco di debutto è di una bruttezza rara. Le poche cose decenti sono un riciclo della scopiazzatura di qualche anno fa dei gruppi degli anni ’80 tutti uguali. Il resto è semplicemente irritante. E brutto. Potreste ascoltarlo sul loro bandcamp ma a pensarci bene anche no. Ovviamente per Pitchfork è un disco da 8.5 (morite male).
* Zeman – “Fame” (2015): punk-funk con un gran tiro e cantato in italiano. A me sti ragazzi di Trieste sono piaciuti e il loro “Fame” è da ascoltare (anche questo è in streaming su bandcamp) anche se necessiterebbe di una maggiore varietà nelle linee vocali. Secondo me dal vivo spaccano come pochi ma è una cosa da sincerarsene quanto prima.

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