Nato sette volte” è la storia di Luca che a 49 anni decide di riunire il gruppo con cui suonava all’epoca dell’università: i Litania, band post punk/new wave che aveva riscosso qualche curiosità nel mondo musicale underground dell’Italia della prima metà degli anni 80 (la storia è inventata anche se Tito Faraci ammette di avere preso alcuni spunti dalla sua vita).
L’autore si focalizza su una band con un passato inutile e una storia banale, vissuta mille e mille volte da tantissimi altri ragazzi: un gruppo nato per passione, sulla scia dell’entusiasmo e credendo (nella maggior parte de casi sbagliando) di avere qualcosa da dire ma la cui avventura poi naufraga per mille altri motivi. I Litania non fanno eccezione: “Facevate cagare” gli dice più volte l’amico Matteo.
Una scelta interessante, il romanzo però è molto breve. Faraci riesce sì a mettere in luce per bene i punti chiave della storia ma tanti aspetti rimangono in ombra per cui l’impressione che ho avuto è quella di leggere un lungo racconto o una bozza di romanzo (anche se piacevole) piuttosto che un’opera completa in tutte le sue parti.
Sarà che ci siamo passati in tanti ma il tutto sa di già letto/visto/vissuto un po’ troppe volte.

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