Nel 2009, seduto su una comoda poltrona del 12 Tonar, ho scoperto i Rokkurro (anzi i Rökkurró) e il loro primo album. Da quel momento ho subito pensato che sarebbe bello vederli dal vivo. Sono passati 2 dischi e quasi 6 anni prima di potercela fare. Potete quindi immaginare bene il mio stato d’animo ieri sera, entrando in un Circolo Magnolia quasi deserto (hanno dato forfait anche i maledetti parcheggiatori), con il mio maglione islandese che mi ha costretto come al solito a subite il supplizio del prurito per tutta sera, ma signora mia dopotutto cosa non si fa per l’Islanda.
A poco a poco il locale si è riempito un po’, sono arrivati gli amici ed è iniziato il concerto. Palco piccolo interno e sei musicisti che si sono destreggiati tra tastiere, batterie analogiche ed elettroniche, chitarre basso, altri aggeggi elettronici, percussioni. Gran bello spettacolo, ottima esecuzione dei pezzi (mi è piaciuta la scelta del fonico -spero voluta- di tenere il basso molto in evidenza, meno quella -spero non voluta- di un rullante dal suono quasi inascoltabile) e tante piacevoli chiacchiere tra una canzone e l’altra, durante le quali gli islandesi hanno rimarcato il loro amore per l’Italia e per la bellezza del nostro Paese, cosa strana detta da gente che proviene da un posto così meraviglioso ma posso capire che l’accoglienza dell’inverno italiano sia tutt’altra cosa rispetto alla lunga notte nordica. Hanno detto di essere legati all’Italia da varie cose, una è il fatto che è da anni che c’è gente che chiedeva di venire a suonare qui (presente!), un’altra è più bizzarra: una loro canzone (Sólin mun skína) è stata usata per il promo di “Sepolti in casa” ed è stato strano per loro vedere la loro musica associata a case tanto disgustose (facciamoci però due risate).
Non sono mancati i sorrisi, le strette di mano al banchetto, le firme sul vinile di “Innra” che, per inciso, è un altro gran disco che non sfigura dopo i primi due. Bravi, simpatici, alla mano, adorabili.
A mezzanotte e un quarto ci buttano fuori dal locale (incredibile se conoscete le abitudini del Magnolia), si torna a casa felici.

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