È tempo di recuperare i dischi del 2014 lasciati indietro. Iniziamo con questi 4:
* Colour Haze – “To the highest gods we know”: conoscevo solo di fama questo trio bavarese, fautori di uno stoner dai ritmi lenti e psichedelici che però colpisce nel segno. Mi dicono che “Los Sound Dos Krauts” (2003) e l’omonimo uscito l’anno seguente siano decisamente migliori. Visto che l’ultimo mi ha stuzzicato l’appetito, mi sa che andrò dritto su quei due.
* Mark Lanegan – “Phantom radio”: è il classico disco che si può definire solo con l’espressione “meh”. Mi aveva abituato a ben altre cose in termini di qualità e questo suo insistere in una sorta di grandeur rock d’autore vecchio stile con sprazzi elettronici è una pessima scelta (e i risultati si vedono). Molto meglio quando fa quello che sa fare meglio, cioè un pezzo come I am the wolf.
* Riviera – “Riviera”: mi è stato consigliato da più parti e devo dire che è un disco che merita. Musicalmente una bomba incredibile, testi belli, ma c’è quel cantato monocorde e finto (chiamiamolo “alla Fbyc” tanto per capirci al volo) che mi ha stancato oramai da un pezzo. È una cosa di genere, posso capirlo, posso capire anche che venga considerata come la scelta forse più adatta, sicuramente la più semplice ma dal mio punto di vista va ad abbassare il livello di un disco che sarebbe stato forse IL disco italiano del 2014. Potete comunque ascoltare “Riviera” in streaming sul loro bandcamp.
* Jack White – “Lazaretto”: l’ho ascoltato poco e mi sembra un disco che necessiti di molta più attenzione e ripetuti ascolti. Le prime impressioni è che mi piace di più del precedente ma la vera sensazione è sempre la solita: Jack White sembra contenersi quando in realtà potrebbe fare molto ma molto di più. “Lazaretto” mi sembra un passo avanti rispetto a “Blunderbuss” (anche se sono tra i pochi a pensarlo) ma mi sembra che il talento non esca ancora al 100%.

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