Di “Sound City”, film documentario di Dave Grohl sugli omonimi studi di Los Angeles, avevo già apprezzato la colonna sonora, composta e registrata per l’occasione con numerosi ospiti. Ora ho visto il film vero e proprio che essenzialmente si divide in due parti:
– una prima metà in cui tramite tante interviste, testimonianze di gente famosa, filmati, viene raccontata la storia dello studio, forse a volte in modo eccessivamente agiografico, tra i fasti degli anni ‘70 e ‘90 e la crisi degli anni ‘80 e 2000 fino alla chiusura avvenuta nel maggio del 2011. Quest’ultimo argomento è quello meno a fuoco, le motivazioni della chiusura non vengono spiegate se non “è tutta colpa della kasta del digitale, è tutta colpa delle nuove tennnologgie”. Il sospetto di una malagestione è invece molto forte e le domande restano:
*se negli anni ‘90 sono stati registrati tantissimi dischi di successo, come sono stati reinvestiti tutti i proventi?
*Vedendo come e quanto lavorano gli Electical Audio di Chicago, è proprio il caso di dare tutta la colpa al digitale?
*Non era possibile una conversione (anche parziale) al digitale integrandolo con la caratteristica principale dello studio, ossia la capacità di registrare benissimo i suoni, soprattutto la batteria?
*Come mai proprio Dave Grohl, amicone dello studio e fiero sostenitore della qualità dei suoni, non ha registrato lì nemmeno mezza canzone dei Foo Fighters o degli altri suoi millemila progetti?
*Perché tanti artisti che per anni hanno bazzicato lo studio non hanno più registrato lì? Non conveniva? I prezzi non erano concorrenziali?
Insomma, la storia del “più bravi, più belli, più simpatici ma nessuno vuole registrare da noi” non torna proprio tutta.
– si veleggia quindi verso la seconda metà, in cui Grohl si compra la consolle Neve (considerata cuore e anima dei Sound City Studios), se la porta nel suo studio (il 606 Studio), chiama un po’ di gente e con loro scrive, arrangia e registra le canzoni che poi sono finite nella colonna sonora. Memorabili i momenti in cui Cut me some slack viene creata e arrangiata con una facilità disarmante da Sir Paul McCartney assieme a Krist Novoselic, Pat Smear, Dave Grohl + Butch Vig in sala di produzione. L’ex Beatle gigioneggia con enorme carisma ma si dimostra uno che sa dove mettere le mani quando si parla di scrivere canzoni.
Insomma, un bel documentario, realizzato molto bene (nonostante qualche critica che mi sembrava obbligatoria). La passione di Dave Grohl per la musica è indiscutibile e anche in questo lavoro esce prepotentemente, per cui come spettatore è davvero un piacere seguire la visione.

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