Tradizione e innovazione. Sayonara comunque non lo dice proprio nessuno. Le cicale a 95 decibel. L’enormità delle stazioni. L’infinita varietà di ristoranti. I templi zen. I templi scintoisti. I templi buddisti. I cani nei passeggini. Le uova cotte nelle solfatare. I treni veloci che spaccano il secondo. La sorpresa della Skytree. L’afa di Kyoto. I cerbiatti insolenti. Le vending machine personalizzate Evangelion di Hakone. Non soffiarti il nasooo!! L’ottimo cibo a poca spesa. L’incomprensibile modo di catalogazione e organizzazione dei cd e libri nei negozi. La Suica e il Japan Rail Pass. Le taglie assurde dei vestiti femminili. Gozaimaaaaaaaaas! Il Gundam gigante. L’arte dentro un pranzo a base di tonkatsu, l’abilità nel creare dal nulla delle takoyaki. I problemi dei giapponesi con: orologi nelle stazioni, tovaglioli, cestini. I parchi circondati dai grattacieli. I cavi volanti. La poesia del Museo Ghibli. La pulizia. Foto, foto! Le camere minuscole. L’esercito degli impiegati vestiti tutti uguali. La varietà della proposta culinaria. Gli accenti tutti diversi da come uno se li immagina. Wasssabiiiii! Il ghiacciolo ai fagioli azuki. La piacevolezza di camminare la sera nei quartieri poco frequentati. Odaiba, Harajuku, Akihabara, Sinjuku, Shibuya, Ueno, Asakusa. La colazione (evitata) con coca cola/caffe freddissimo e un quintale di ghiaccio. I negozi di dischi che non si trovano ma poi eccoli lì e compriamoci dei vinili. Un paese da scoprire e da visitare ancora.

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