Stereogum ha fatto una lunga e bellissima intervista a Kim Deal. Tanti gli argomenti trattati ma nessun accenno ai Pixies e alla sua uscita dal gruppo, la storia è ancora misteriosa e a quanto pare è un tasto dolentissimo. Poco male, Kim parla della reunion delle Breeders per il ventennale di “Last splash”, di come il tour è andato benissimo (sia come alchimia interna sia come risposta del pubblico) e svela che stanno lavorando a nuove canzoni per un disco. Ottima notizia. Ma non solo, si parla anche di una serie di 7 pollici come progetto solista (ne parliamo in un prossimo post per non dilungarci troppo qui).
L’intervista è da leggere assolutamente anche perché esce prepotentemente l’essere un’ottima persona (cosa che a quanto pare non si può dire d Frank Black, ma già si sapeva) e su tutto il suo amore incondizionato per la musica, da cui non riesce assolutamente a stare alla larga. Dopotutto ha iniziato a suonare la chitarra a 13 anni e ha sempre avuto un piccolo studio di registrazione fin dall’adolescenza, ora suona vari strumenti e non riesce mai a farne a meno. Come lei dice: “I kind of always do have something to be working on because there’s always going to be a microphone I’m going to be obsessed by. I love my recording setup. It is nice. I’ve had a studio since my teens. It’s all I do. It’s like working on cars. You know how some people just like to work on cars? Music is like that for me. I don’t do it every single day, but there’s always something to work on”.
Ci sono almeno un altro paio di estratti interessanti, il primo è la necessità di un gruppo e lavorare assieme, la band come concetto migliore per la musica e come necessità: “All I wanted to do was be in bands. That’s all I wanted to do”, ma soprattutto “How would I possibly have different players on each song? Totally different players, totally different recordings and different instrumentation and different fidelity quality? It didn’t make sense”.
L’altro aspetto correlato è quello di essere una musicista donna, cosa all’inizio non facile per lei: “I was so bummed out because rock bands do not want girls in their band at all. There were just no girls in the bands in Dayton, Ohio”. Questo è sempre stato un problema: una musicista donna viene (o veniva?) spesso considerata inutile, non all’altezza oppure trattata come presenza scenica. Oggi la situazione è migliorata? Probabilmente sì, vedo più donne nella musica, più musiciste sia come numero che come qualità, la cui arte viene per fortuna riconosciuta (e in alcuni casi spaccano il culo a tanti maschietti). Quanti gruppi rock adesso possono contare almeno una presenza femminile? Non che sia un problema di genere (uomo  donna poco importa, la cosa che conta è sempre la bontà della musica), ma questa cosa un po’ misogina e tanto sessista mi ha sempre dato fastidio e non è un caso che alle rock’n’roll girls io ci abbia dedicato un tumblr.

Annunci