Poi dicono che uno non si deve arrabbiare.
No, aspetta, urge La Premessa: sono uno che ascolta una marea di compilation di tributo. Mi attraggono, non so perché. Manq mi criticherebbe per questo. Però se una cover è fatta bene, con un senso, perché no? Quindi ascolto tante cover attraverso compilation di tributo in cui se va bene si salvano due o tre canzoni, di cui una davvero valida. È un discorso che avrò scritto in una marea di vecchi post ma è bene ribadirlo anche questa volta.
Stavolta si tratta di “When I was an alien: A tribute to Nirvana”, messa insieme da Inconsapevole Records e uscita pochi giorni fa, scaricabile anche gratuitamente sul sito dell’etichetta. La tracklist è composta da 31 (ripetete ad alta voce con me: trentuno!) cove di altrettanti gruppi/artisti/gente che canta/tizi che suonano/gente da lasciar perdere e tutti italiani. Il 90% dei pezzi è identica all’originale e la partenza con Appino che rifà Smells like teen spirit è un po’ il manifesto di come non si deve fare una cover. Se devo decidere se ascoltare l’originale o un pezzo identico all’originale ma fatto da qualcun altro secondo te che scelgo, eh Appi’?
La maledizione del pezzo fotocopia qui abbonda e la cosa mi fa cadere le braccia. Aggiungiamoci anche la maledizione del pezzo rifatto completamente diverso ma brutto o inutile e veniamo alla fatidica domanda.
Anzi prima una piccola parentesi: sapete qual è l’unico caso in cui va bene una cover fotocopia? Ad un concerto, in mezzo a canzoni originali. Ci sta che un gruppo, nel mezzo di un live set tiri fuori una cover per sollazzo. In quel momento è ok (e avrei anche esempi da portarvi).
Ma torniamo alla fatidica domanda: quante se ne salvano? Tre (ripetete ad alta voce con me: tre!) e cioè: gli Albedo che rifanno Something in the way, una Heart-shaped box emocore a firma Blake e la dolente (ma efficace) Blew dei Silvereight + per non fare troppo lo stronzo mettiamoci forse Dumb dei Crystal Newton + forse forse Downer dei Nadàr Solo.
Cioè, sarebbe stato più onesto fare un Ep di 5 pezzi e chiamarlo: “Volevamo fare un tributo di 31 canzoni ma 26 le abbiamo giustamente buttate nel casso, sentitevi il meglio (o quasi) senza perdere troppo tempo”. Un titolo lungo ma almeno onesto.
Chiamatemi acido oppure provocatore ma una stupidata come la Songsmith version di In bloom secondo me è di livello più alto.
(sì, lo so, me la prendo troppo e sempre per le solite cose. Gli amici mi dicono sempre che dovrei smetterla di ascoltare queste cose ma sono malato, dottore è grave?)

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