Nonostante il piccolo clamore (dovuto principalmente a quel meraviglioso spot) che aveva provocato “Veneer” (2003), il primo album di José Gonzalez non mi aveva entusiasmato, anzi tutt’altro. Per paura di ricadere in un ascolto pieno di noia avevo evitato accuratamente il suo secondo lavoro del 2007 intitolato “In our nature”.
Invece a distanza di tempo sono andato ad ascoltarmelo.
“Oooooh, e perché?” diranno i miei piccoli lettori diventati grandi ma sempre troppo curiosi.
Il perché ve lo dico dopo.
“Oooooh, e com’è?”
Decisamente meglio del primo, un passo avanti deciso anche se non convincente al 100%. Il disco veramente convincente del nostro diversamente svedese è invece l’omonimo disco dei Junip.
“Oooooh, chi?”
I Junip, progetto di cui Gonzalez fa parte. Un gruppo vero e proprio e forse è proprio questo il motivo per cui tutto risulta più completo. Una band tra l’altro nata prima della carriera solista. Quattro Ep, il full lenght “Fields” (2010) che non ho avuto il piacere di ascoltare, poi nel 2013 ecco “Junip”: un bel disco, coinvolgente, fatto bene, con belle canzoni. Un disco che a saperlo prima avrebbe avuto le qualità per entrare nella lista del dischi che più mi hanno colpito. Dopo averlo ascoltato è stato un attimo voler recuperare “In our nature” ma la superiorità dei Junip per me è stata netta.

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