Era la prima volta che andavo al Filagosto ma anche qui ho ritrovato l’ottima organizzazione dei festival orobici: impianto e palco molto buoni, varietà culinarie cucinate bene e senza grosse attese, file gestibili, birre gustose.
Era anche la prima volta che vedevo i Fast Animals And Slow Kids dal vivo dopo aver ascoltato più volte il loro notevole ultimo lavoro. Musicalmente sono impressionanti e in Italia ci sono pochi in grado di suonare un rock “classico” (foofightersianamente parlando) come loro: gran pacca, potenza, compattezza. I pezzi filano via veloci che è un piacere, in modo esplosivo e coinvolgente.
C’è una cosa che però ho mal sopportato: gli sproloqui tra un pezzo e l’latro. Diciamo che non sono un amante delle troppe parole dal palco, certamente ci sono casi in cui sono state dette cose interessanti o divertenti, nella maggior parte dei casi invece il rischio è di essere noiosi, pedanti e irritanti andando a rovinare la parte musicale che invece dovrebbe essere predominante. Il rischio di ieri sera è stato proprio quello e i Fask ci sono andati pericolosamente vicini (dal mio punto di vista. Per altri presenti avevano già perso speranza  a metà concerto definendo il cantante “il Beppe Grillo dell’indie rock italiano”). Avrebbe potuto essere uno dei concerti dell’anno invece ho resistito finché ho potuto poi il sopravvento della fase “Smettila di parlare e suona” ha preso il sopravvento. È troppo difficile capire che le continue interruzioni spezzettavano il ritmo in maniera troppo marcata?
Per cui: magari due parole in meno e un po’ di buona musica in più = concerto migliore.
E adesso mi domando:
-mi piacerebbe risentire i pezzi dei Fask dal vivo? Sì.
-sopporterei un’altra serie lunghissima di inutilità/banalità/discorsi irritanti? No.
-sapendo che da quel che mi dicono il gruppo fa sempre così, andrei  a rivederli dal vivo? Non so.

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