In alcuni casi una doppietta concerti zia è doverosa: come lasciarsi scappare l’occasione di partecipare a due concerti di Lee Ranaldo nel giro di tre giorni? E quindi mi sono ritrovato giovedì al Carroponte e sabato al Castello Scaligero di Valeggio Sul Mincio. Le serate possono essere riassunte in tre punti principali:
* il concerto: scalette identiche al 99% nelle due date, tutto (o quasi) l’ultimo “Between the times and the tides” e alcuni pezzi nuovi, tra cui uno davvero bellissimo intitolato Lecce living, la cui ispirazione arriva dalla vacanza fatta in Puglia l’anno scorso da Lee e famiglia. Una canzone bellissima, non vedo l’ora di risentirla su disco. In entrambi i casi un set molto efficace e intenso, Lee in formissima e capace di destreggiarsi tra partiture più pop e eccitanti intermezzi noise. Vedere Steve Shelley alla batteria poi è sempre un grandissimo piacere. A proposito: l’annuncio che il nuovo lavoro uscirà a ottobre e che la band ritornerà in Europa a novembre mi ha fatto gridare di gioia.
* la location e il pubblico: dicevo che entrambe le date sono state molto belle, probabilmente vince quella di Valeggio per la suggestiva location. Da una parte infatti abbiamo il Carroponte in serata di grazia climaticamente parlando: non troppo caldo, zero zanzare. Non tantissima gente, circa 300 persone penso ma me ne sarei aspettata davvero di più. Dall’altra invece c’è un piccolo cortile interno di un castello medioevale, che con le sue due torri domina dall’alto una bella cittadina. Il fiume, la campagna circostante e la una piena completano il quadro. Lee ad un certo punto dice: questo posto è bellissimo, possiamo venire a suonare qui ogni settimana? L’atmosfera è rilassata e il poco pubblico (settanta-ottanta persone, penso) rende il tutto ancora più particolare. Eravamo la cornice di un romanzo medievale. Noi, gli eletti (direbbe Mimì).
* l’ultimo punto non può che essere relativo al modo meraviglioso di comportarsi degli artisti quando non erano sul palco. Prima, ma soprattutto dopo l’esibizione Lee ha scambiato una parola con tutti, ringraziando ogni persona per essere venuto al concerto, facendo foto, scambiando battute e strette di mano, disponibile ad autografi e a due chiacchiere in allegria. Non si è mai tirato indietro e ciò ha reso entrambe le serate ancora più speciali. Quante volte succede una cosa del genere, soprattutto se si sta parlando di un artista così importante? Zero pose, tantissima umanità, generosità e umiltà, si è dimostrato un personaggio incredibile e una persona bellissima, un gran signore e un grandissimo musicista. Steve Shelley idem ma ovviamente molto ma molto più schivo, pacato e taciturno come suo solito e si è calato nel ruolo di Addetto al Banchetto, figura spesso rivestita forzatamente da un amico/compare/socio poco importante ma che lui ha portato avanti in maniera integerrima, lasciando il merchandise solo per suonare per poi ritornarvi un secondo e mezzo dopo la fine dell’esibizione. E quindi ammetti che questa volta anche io non sono riuscito a sottrarmi alla voglia di far loro i compimenti in entrambe le circostanze, fare foto e farmi firmare da Lee Ranaldo il suo cd mentre a Steve Shelley era giusto chiedere una firma su quel disco intitolato “Daydream nation”.
Due serate speciali come raramente accadono e il merito va tutto a persone così meravigliose.

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