Il Metropolitan Museum of Art di New York ha aperto ieri una mostra intitolata “Punk: chaos to couture” e nella giornata di gala di presentazione si sono presentate persone per lo più inutili con addosso vestiti alquanto opinabili, per non dire pacchiani (su Bastonate una bella carrellata). Ma non è di questo che voglio parlare ma del fatto che qualcuno (ma anche più di uno) si è arrabbiato oltremodo, penso per questo svilimento, questa svendita del punk alle masse come faccenda di moda (se ho capito bene). Forse tanti anni fa avrei sbottato anche io in un “Ci stanno rubando tutto”, forse.
In realtà la mostra mi sembra la cosa più lontana possibile dal concetto di punk, nonché una cosetta assolutamente innocua. Sostengo che Malcolm McLaren e Vivienne Westwood abbiano fatto più danni al punk rispetto agli organizzatori del Met (potrei anche ripetere quello che già avevo scritto qua sul Sid Vizioso ma lasciamo stare). Non so, ma accerchiato da emo posers, rocker non credibili, alt-star solo nello stivaletto (ricordiamo tutti che l’alternativo è il tuo papà), grunge da vetrina, nerd da occhiali grossi, sottoculture saccheggiate a più non posso, questa mostra non può farmi che l’effetto di un bicchiere d’acqua. Come si fa a prendere sul serio una frase “Il manifesto punk Do it Yourself, che continua a contagiare la couture e il pàp, è scandagliato in 4 sezioni: DIY Hardware, DIY Bricolage, DIY Graffiti e DIY Destroy” (da qui)? E se leggete che “al Met anche un manichino vestito Vivienne Westwood che fa un gestaccio agli ospiti” (da qui)? Dai, a me viene davvero da ridere dalla grossa (oppure col passare del tempo mi sono ammorbidito).
A vederla così ci hanno già rubato tutto, ma da molti anni. Ma se ci pensate c’è stata gente (e ogni tanto ce n’è ancora) che per fortuna non ha nulla a che fare con queste svendite di cultura giovanile da centro commerciale, ma che dimostra integrità e soprattutto intelligenza. Meglio pensare a loro che ai buffoni, questo ridicolo circo c’è sempre stato e sempre ci sarà poiché non dimentichiamoci che there’s no business like show business.

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