Mi ero ripromesso da tempo di vedere “It might get loud” e nelle cosiddette vacanze di natale ci sono riuscito. Si tratta di un documentario del 2009 diretto da Davis Guggenheim in cui 3 chitarristi famosi di 3 generazioni diverse raccontano la loro storia e si confrontano tra di loro, suonicchiando pure un po’. Avrei preferito che ci fosse più dibattito e discussione tra i tre, soprattutto sulle questioni chitarristiche, invece la maggior parte va nel racconto della loro carriera, ma va bene così perché è comunque un film molto piacevole. I tre chitarristi in questione sono:
* Jimmy Page: non ha bisogno di presentazioni. Tra l’altro la sua storia e quella dei Led Zeppelin la conoscevo già abbastanza bene grazie al libro “Shadows taller than our souls” (bello e completo) che mi era stato regalato qualche anno fa.
* The Edge: ammetto di non aver mai amato il suono di The Edge e questo è uno dei motivi per cui gli U2 non mi hanno mai convinto. Lui però rimane un musicista importante per gli anni 80, certamente un innovatore e un amante della tecnologia legata alla chitarra e al suono.
* Jack White: la sua storia è quella che mi ha interessato di più, figlio di 10 fratelli, il fatto che passasse le notti a dormire sul pavimento in una stanzetta con due batterie e amplificatori, che si sia trovato a crescere a Detroit in un quartiere musicalmente a lui ostile, la sua giovinezza (e le prime esperienze musicali) come assistente di un tappezziere, poi la carriera con White Stripes e progetti seguenti. Nel film sembra quasi essere la nemesi di The Edge: al contrario di quest’ultimo mr. White risulta essere tutt’altro che un innovatore, sicuramente più tecnico ma quasi totalmente ancorato al suo amato blues e al pochissimo ricorso alla tecnologia. Un uomo che si potrebbe dire bloccato nel passato, un grande ripropositore. Ma non riesce a starmi antipatico.

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