Il Bloom di Mezzago quest’anno ha festeggiato 25 anni di vita. Breve excursus: si tratta di un locale sperduto in brianza che in tutti i questi anni ha ospitato una marea di gruppi di altissimo pregio che hanno fatto davvero la storia (ho inserito una lista nei commenti), tra alti e bassi, tra tempi che cambiano e nebbia. È un posto importante che tanto ha fatto e sta facendo per la musica vista anche la posizione geografica. È un posto a cui sono molto affezionato, la prima volta che ci sono andato era il 1994 e da allora ad oggi la mia lista dice che per ora ho visto esattamente 100 concerti. E oltre a questo aggiungeteci le serate al cinema, quelle a mangiare la pizza o quelle in cui sono andato solo per bere una birra e incontrare gli amici. O quelle (poche ma soddisfacenti) in cui sul palco ci sono salito anche io.
Per festeggiare questo quarto di secolo è uscito un libro intitolato “Sviluppi incontrollati – Bloom Mezzago crocevia rock” e insomma, per quanto detto qui sopra potete immaginare la soddisfazione di ritrovarmi (seppur in modo completamente casuale) molto ben riconoscibile su una foto del suddetto libro con la didascalia “Il pubblico” (anche se non ho capito esattamente l’evento in cui è stata scattata).
Il libro consta di una serie di scritti circa la storia del locale intervallati da tante testimonianze di musicisti, giornalisti, persone di rilievo che in qualche modo hanno incrociato la storia del locale. Il prezzo è 25 euro e purtroppo mi duole dirlo ma non li vale per niente. I problemi sono i seguenti:
* La storia del locale viene raccontata molto alla buona, spezzettata in tanti capitoli ma buttata lì in una sorta di flusso di coscienza, non viene organizzata e non vengono approfondite alcune cose importanti accennate. Un esempio solo tra i tanti: viene detto che il Bloom ha rischiato seriamente di fallire per ben tre volte. Bene ma sarebbe stato anche interessante sapere le cause e soprattutto le iniziative messe in atto per superare i problema. Invece nulla.
* Altro problema le tantissime testimonianze tutte uguali e poco incisive che alla fin fine si riducono ad una noiosa lista di complimenti (Meno male che c’è il Bloom, ah che bello, il Bloom, che atmosfera, che bella gente, che bravi gli organizzatori) e di eventi a cui chi scrive è stato (la prima volta è stata nel, poi ho visto dal vivo questi gruppi). Ne bastavano un paio di articoli del genere, prima di tutto la bella prefazione di Manuel Agnelli che dice tutto quello che c’era da dire e magari quella di Luca Frazzi perché scrive sempre da dio.
* Le mille menate sul concerto dei Nirvana. Ok i primi 2 o 3 articoli, ma poi che palle.
Insomma, un libro autocelebrativo spinto che può piacere solamente a chi c’era, a chi ha frequentato molto, a chi conosce i nomi, i mezzi aneddoti raccontati. Io che ho comunque 18 anni di frequentazione mi sento tagliato fuori, figurarsi chi non c’è mai stato. Insomma, più che un libro che racconta una storia sembra una festa di vecchi amici che ci raccontano episodi a vicenda (Ahaha, ti ricordi quando? E invece tu? E poi anche?). Interessanti per loro, noiosi per tutti.
Purtroppo un’occasione mancata. Speriamo in qualcosa di più significativo all’anniversario dei 50 anni.

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