Qualcuno lo definirebbe “marketing estremo”, altri “vendere il culo”. Sto parlando dei Perris, gruppo emiliano che in passato mi aveva stuzzicato e ora escono con il nuovo lavoro “Universi piccolissimi” accompagnato da un’iniziativa chiamata Scommercial, discutibile e provocatoria: se scarichi il loro disco loro ti danno un buono da 10 euro da spendere su iTunes o Amazon. Interessante come al solito questo post di Stereogram a riguardo, sottolineo solo un punto chiave, in cui si spiega che la provocazione dei Perris è in realtà una resa perché si basa su principio sbagliato in partenza: lo spagamento, come lo chiamano loro, vorrebbe essere il gradino dopo il free download. Come a volere dire che la musica ha ormai talmente poco valore che non ha più senso neanche regalarla. Siamo noi (artisti) a pagare voi (ascoltatori). Peccato che il free download sia un mezzo capace di dare a un gruppo emergente la possibilità di essere “conosciuto”, e quindi condiviso, senza però danneggiare in alcun modo la versione su supporto. Semplicemente: si stampano i dischi che si sa di potere vendere, e si sfrutta il download per arrivare a molta più gente e generare un meccanismo che permette comunque di avere tante date e tirare per la propria strada.
Da parte mia non voglio fare a tutti i costi il paladino dell’intransigenza indie (cosa che effettivamente non sono) ma mi sembra un’iniziativa con poco senso poiché svaluta (se non addirittura svilisce) completamente la musica fatta e il lavoro che c’è dietro. Mi dai 10 euro per scaricare il tuo disco? Ottimo, ma chi ti dice che lo ascolterò? Se tanti gruppi giovani facessero così passerei il tempo ad accumulare buoni per poi andare su Amazon a comprare musica che davvero mi piace, lasciando inascoltato ogni file scaricato.
Dare 10 euro al possibile ascoltatore non significa che questo ti ripagherà per forza di un ascolto. E la pubblicità che ti fai non è per forza tutta buona, a meno che si tenga valido il motto del “purché se ne parli”. A pensarci bene se uno venisse da me e mi dicesse “Ti do 10 euro se ascolti il mio disco”, il mio primo pensiero sarebbe “Dev’essere proprio un disco di merda se devi arrivare al punto di pagare la gente per farti ascoltare!”.
Mi vengono altre domande: 10 euro per avere i miei dati personali è un prezzo onesto? E poi questi dati che fine fanno?
E inoltre: del disco uscirà anche la versione fisica? E quanto mi danno se vengo a ritirarla al banchetto?

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