Life is hard and so am I.

Ho finito di leggere la bellissima autobiografia di Mark Oliver Everett (conosciuto ai più come Mr. E) intitolata “Things the granchildren should know” (ma in italiano “Rock, amore morte, follia” con l’aggiunta in piccolo “e un paio d’altre sciocchezze che i nipotini dovrebbero sapere”. Quelli di Elliot Edizioni non stanno bene).
La storia vera di un uomo che passa attraverso tantissimi momenti di dolore, lutti a non finire (amici, famigliari, parenti) e disastri (leggendo le pagine sembra davvero di avere a che fare con un caso disperato), ma che è riuscito a trasformare tutto questo in vita aggrappandosi con tutte le forze alla musica, in ogni momento. Canzoni come salvagenti. Quello che magari non è riuscito a Elliott Smith o a Mark Linkous:
Dove sarei finito se non ci fosse stata la musica su cui concentrarmi in tutti questi anni? Probabilmente in quell’universo parallelo in cui è finita mia sorella per andare a trovare mio padre.
Una vita non certo da rockstar, ma vera e intensa da persona comune che si ritrova ad affrontare tutto quello che gli capita (anche un bizzarro matrimonio con una russa tostissima) superando ostacoli su ostacoli:
Forse riuscirò a superare i demoni di famiglia. Forse no. Non lo so. Ma devo dire che sono orgoglioso di essere arrivato fin qua. E se non mi spingerò oltre questo punto, be’, non mi lamento mica, signore. Ho vissuto alcuni momenti molto brutti, e alcuni molto belli, non vi pare? Ripenso alle parole di mio padre, a quello che aveva confidato al suo amico qualche giorno prima di morire. Di aver vissuto una vita soddisfacente. E mi rendo conto che anch’io mi sento esattamente così. Che vita che ho vissuto. Ce l’ho fatta a superare la parte brutta e a godermi quella bella. Ehi, amico. Adesso sì che sto vivendo. Sì, proprio così.
Un cammino però sempre condito con ironia. Dopotutto
Life is funny.
But not ha ha funny.
Peculiar I guess

(voto 10 al capitolo numero 11 intitolato “Happy trails”, da commuoversi. Infatti lì dentro c’è tra le altre cose la genesi di “Electro-shock blues”)

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