Bullet proof.

Da quando:
– non lavoro più in un posto in cui sono costretto ad ascoltare RTL 8 ore su 8
– non frequento più gente che subisce qualsiasi motivetto gli venga proposto
– non accendo quasi più radio e televisione
scopro di non sapere nulla del ciarpame che popola il mondo reale. Non che sia male. Me ne accorgo quando a casa dei miei sfoglio Tv Sorrisi e Canzoni, pieno di gente di cui non so dare un nome, una professione, un ricordo (ma qualche epiteto acido sì). Mi perdo anche le supermegahit musicali che, a detta di tutti, si ascoltano in ogni dove provocando un cortocircuito neuronale per colpa della heavy rotation. Mi è capitato con il post di dicembre di Colas su I gotta feeling dei Black Eyed Peas (mai sentita prima), quello di Accento Svedese su Alejandro di Lady Gaga (mai sentita prima e nemmeno adesso) e il recente post sempre di Colas su We no speak americano degli australiani tamarri Yolanda Be Cool (idem, sentita solo a fine post per capire il senso della discussione).
Sono diventato antiproiettile riguardo alle sventagliate di mitra dei singoloni e vivo in un mondo (musicale ma anche televisivo) tutto mio. Cosa ascoltano i gggiovani oggi? Cosa usano di nuovo nelle discoteche rock per far ballare la gente (presumo poco).

Per esempio, io negli ultimi 5 giorni ho ascoltato solo “XO”, dottore è normale? Aspettate a rispondere. Lo so che è un disco incredibile che rifulge di luce propria. Che canzoni come Waltz #2, Amity e A question mark sono dei capolavori che esulano da concetti come spazio e tempo (è comunque del 1998, se vi interessa). La copertina, con quella consuma multipla esposizione mi esalta. E se vi dicessi che l’altro ieri ero triste ma Elliott Smith e Mark Linkous (mi mancate, ragazzi) mi hanno risollevato il morale?

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