Ti odio, ti lascio, ti.

Attenzione: oggi mi dilungo enormemente, vi avviso.
La mia fedele corrispondente dall’oscuro e perverso mondo di Faccialibro (manco fosse l’inviata di Lucignolo) mi porta a conoscenza dell’ultima diatriba a carattere musical-locale-giornalistico. In breve: Rumore pubblica una recensione del MiOdi Festival, agli organizzatori non piace, anzi salta proprio la mosca al naso e rispondono per le rime. Prima di tutto ecco qui l’articolo incriminato a firma Giorgio Moltisanti: sinceramente a parte le prime sei righe e mezzo molto infelici ma anche inutili (probabilmente la miccia della questione), il resto è una recensione buona, centrata e sintetica (come doveva essere visti gli spazi su carta stampata). Il Macello Magnolia la reputa come un attacco “scorretto, premeditato e cieco” (forse ci sono retroscena a me sconosciuti) e affida la risposta a Simone del Magnolia. La sua riposta verrà qui di seguito riportata incensurata ma segmentata per analizzare e capire meglio il dibattito (occhio che esce lo psicologo della comunicazione che è in me, sono cazzi). Sono al 100% sicuro della buona volontà e dell’enorme impegno profuso dagli organizzatori per la buona riuscita del festival, ma la loro livorosa risposta è una caduta di stile notevole. Ma iniziamo:
Rumore: Il Miodi 2010 parte tra i nonsense. Niente accrediti, nessun pass, press kit inesistente e scaletta confermata all’ultimo. Sembra quasi che si debba chieder “permesso” per lavorare bene. Ma tant’è. Per fortuna i festival li fanno ancora le band e non gli organizzatori.
MacelloMagnolia: Il Mi Odi parte tra i nonsense? Il nonsense dipende dal fatto che hai dovuto pagare l’ingresso? (10 euro per 20 band). Oppure dal fatto che “non essendoci il press kit” e non conoscendo tu i gruppi in questione ti trovi a dover spendere quei 10 minuti su myspace per capire che musica fanno le band in line up? Senza nemmeno poi scriverlo nella recensione. E io, personalmente, ancora non capisco per quale motivo un “giornalista” debba avere un pass sempre e comunque… Fa troppo caldo fuori dal backstage? Noi non abbiamo i condizionatori… E non c’è “open bar” nel backstage… E tutti i gruppi sono stati fuori dal backstage, in giro tra le bancarelle per tutta la giornata, disponibilissimi a chiaccherare con chiunque. La forza del Mi Odi credo sia anche il “vivere il festival” in maniera più familiare, senza rock star o primedonne. Ma probabilmente sono io che sbaglio, sono io che rimango legato a idee troppo semplici, sono io che cerco di allontanarmi da una serie di idee (classiste?) che ritengo inutili e controproducenti oltre che estremamente noiose e fuori moda. Purtroppo le recensioni le fanno i “giornalisti” e non le band… Per fortuna, invece, le band capiscono gli organizzatori di festival più dei “giornalisti” (e potete chiamarli e farvelo dire direttamente da loro).
[all’unica questione sollevata che non aveva motivo di essere in una recensione per il pubblico la riposta è stata irosa e lamentosa, prolissa e troppo enfatica. La si butta sull’incapacità professionale di Moltisanti e sull’eterna spaccatura tra organizzatori e band –i buoni- e i giornalisti –il nemico-. Hmpf. C’è anche un elemento che sarà poi ricorrente e di cui parlerò dopo: quel “ma probabilmente sono io che sbaglio”]
R: [vedi recensione delle varie band]
MM: Non vorrei soffermarmi a commentare le super-stringate non-recensioni delle band che hanno suonato e dei palchi dove si è svolto il festival perchè credo ancora che ognuno possa avere una sua opinione e che questa stessa opinione vada espressa liberamente. Ci tengo solo a sottolineare il fatto che metà delle band non sono nemmeno state citate. Che il pubblico è stato definito “troppo” per un live “tardo-adolescenziale” come quello dei Fine Before You Came (che credo, sempre personalmente, abbiano fatto un live veramente carico ed apprezzato).
[come dicevo una risposta su una polemica che non c’è. Non per difendere Rumore e i suoi giornalisti ma immagino che le recensioni stringate siano dovuti a motivi di spazio, allo stesso modo perché citare tutti i gruppi? Diventerebbe un comunicato stampa e non una recensione che dovrebbe invece puntare l’attenzione sulle cose interessanti, buone o cattive che siano. Allo stesso modo prendersela per un parere negativo su un gruppo fa molto “fan dei tokio hotel che reagisce alle critiche su suo gruppo preferito”]
R: [vedi questione dell’organizzazione dei palchi]
MM: Quando ero giovane io me ne fottevo di come veniva chiamato un palco… mi interessavano i gruppi che ci suonavano sopra. Ma, ancora una volta, sono sicuramente io che sbaglio. Del resto non faccio il “giornalista” ma l’organizzatore di concerti. E, guarda un po’, come tale, purtroppo, io devo tenere conto delle leggi e dei permessi che vanno richiesti per poter fare un qualsiasi evento invece di scrivere quello che mi pare senza rendere conto a nessuno solo perchè non ho avuto un pass che mi avrebbe fatto accedere ad una area deserta…
[idem. La cosa che ho sempre odiato è quel mettere le mani avanti nel dire “Magari sono io che sbaglio… sicuramente sono io che non capisco” e poi via di mazzate. Un artificio retorico bruttarello da liceale arrabbiato. E se posso fare una battuta, quando io ero giovane me ne sfottevo delle recensioni :-)]
R: [vedi questione dei volumi bassi]
MM: E procedendo, giusto per essere chiari: Il “volume da oratorio” è legato ad una legge che impone un limite massimo per i concerti. Si rischiano migliaia di euro di multa per farti contento. Anche a me piace avere il volume alto, chi mi conosce lo sa bene. Purtroppo non è possibile. Ma… Aspetta! Ho avuto un’idea! Facciamo così: l’anno prossimo i permessi li richiedi tu e se non riesci ad ottenerci una deroga avvisaci che annulliamo il festival. Ops, dimenticavo ancora… sei un “giornalista”, non ti occupi di queste cose. Tra l’altro “un domani che suonassero i Converge” è il 4 agosto. E loro sono a conoscenza del fatto che in Italia ci sono delle leggi che regolamentano l'”inquinamento acustico”. Come cazzo è che questi che arrivano dagli Stati Uniti conoscono le nostre leggi e tu no? Sarà mica che i fonici di tutto il mondo devono essere in grado di fare un concerto anche con volumi più bassi di quello che vorrebbero? Ah, scusa… Continuo a dimenticare che tu sei un “giornalista” e non sei tenuto a sapere queste cose. Comunque tranquillo, se hai dei dubbi o vuoi informazioni basta chiedere. Mi trovi in giro per il Magnolia a parlare, ridere, scherzare e scambiare opinioni sui concerti con la gente. Sono quello con il cappellino da baseball, la barba lunga e una birra in mano. Oppure se non ti va di uscire dal backstage ti raggiungo io appena ho un minuto.
[niente da dire che non abbia già detto nelle parentesi precedenti se non: il volume era davvero basso o no? Il resto conta poco]

No, io non c’ero al MiOdi, ma visto che i ragazzi del Macello Magnolia scrivono testualmente “Ognuno tragga le proprie conclusioni”, ho colto la palla al balzo. La mia conclusione rimane la stessa: se una risposta -sicuramente di altro tipo- era lecita al brutto e gratuito attacco iniziale della recensione di Moltisanti, mi chiedo tuttavia che senso ha continuare con un contrattacco prolisso, enfatico, furente anche al resto dell’articolo. Oggi la comunicazione gioca un ruolo importante se non decisivo in molti aspetti, cercare di non incappare in autogol di questo tipo sarebbe la prima cosa, così da non rovinare il grande lavoro fatto in precedenza. Due righe scritte bene hanno più effetto che dieci pagine confuse.

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