This is hardcore!

“La nazione precipita in questa fantasia davvero infantile anni ’50 dove si vestivano tutti col cardigan. Noi gli dicemmo: Vaffanculo, vaffanculo, noi no! Potete prendere tutta quella roba e mettervela nel culo”
American hardcore” è un documentario del 2006 basato sul libro “American hardcore: a tribal history” (che non ho letto, ma per questo potete chiedere a lui). Più di un’ora e mezza sulla nascita e morte repentina (il tutto in 7 anni circa: dal 1979 al 1986) di quella scena americana (e in parte canadese… ma eravate a conoscenza che proprio loro hanno associato il termine hardcore alla suddetta musica? Sapevatelo!), uno dei fenomeni più sommersi tra quelli underground (zero esposizione mediatica, zero interesse da parte delle etichette medie, figuratevi le major).
“Le persone normali non ascoltavano l’hardcore e a noi stava bene così. Che si ascoltassero la loro merda. Vacci tu ad ascoltare quella merda. Noi non lo faremo. Noi vogliamo farla saltare in aria. Vogliamo distruggere tutto quello che ne ha a che fare”
Aggressività + potenza + reazione, ecco i punti cardine, e l’invettiva contro la musica predominante dell’epoca rappresenta solo una parte dell’obiettivo, nel mirino ci sono soprattutto la società, Reagan, la classe dominante, le figure di autorità.
Il documentario si snoda in maniera vagamente cronologica presentando le maggiori scene del paese, i gruppi più significativi (o quasi tutti), i rapporti tra essi. Onore alle tantissime interviste che fanno emergere con vivacità le tante piccole storie: da Henry Rollins, Ian MacKaye, Greg Ginn e Mike Watt c’è sempre da imparare. Numerosi gli spezzoni  presi dai concerti d’epoca, più o meno qualitativamente validi in termini di resa audio/video ma l’importanza è sul messaggio diretto. Facciamo solo alcuni nomi? Black Flag, Bad Brains, Minor Threat, Cro-Mags, Circe Jerks, D.O.A., SSD, Gang Green.

Anche se incompleto è godibilissimo, istruttivo e davvero interessante.

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