Va’ dove ti porta lo zeitgeist.

Avrei voglia di ascoltare tutti i dischi di un certo gruppo inglese dal nome Thieving Magpies: ne ho letto tanto ultimamente, ho anche sotto gli occhi la loro discografia completa, ma non riuscirò a farlo.

Eppure ecco qui i titoli dei lavori: “Shoot the fish” (1988), “Lovely Youth” (1990), “Bruise unit” (1992), “The social trap” (1995), ma niente da fare, non posso proprio soddisfare questo mio feroce desiderio.

Perché?

Beh, perché le Gazze Ladre esistono solo nel bellissimo libro “L’eroe alternativo” di Tim Thornton (Isbn Edizioni, strano eh?), la storia di una sorta di antieroe alternativo alle prese col suo eroe alternativo della giovinezza. Non entrerò nei dettagli della trama (la potete leggere per sommi capi qui), quello che mi interessa è capire come questo romanzo d’esordio scritto davvero molto bene sia riuscito ad appassionarmi così tanto.

Perché l’atmosfera indie rock di quella prima metà degli anni ’90 viene riverberata in modo talmente perfetto da sentirne i suoni e gli odori.

Perché il panorama musicale di riferimento è ricreato con dovizia di particolari (band, festival, riviste, aneddoti vari).

Perché la storia è bella e non banale, così ti ritrovi a dover assolutamente sapere come va a finire.

Perché i protagonisti loser sono simpatici, basta che non peggiorino troppo le cose.

Perché essere un adolescente che passa sempre completamente inosservato non è una buona cosa, ma condire gli anni della crescita con ottima musica è una piccola rivincita.

Perché la vita del musicista rock è un argomento avvincente.

Perché le diatribe musicali sono interessanti quando risultano faziose (in questo caso: l’autore vs gli Oasis).

Perché le fanzine dalla scarsa qualità grafica e dal nome stupido (che sia “Vorsprung Durch Peanut”, “Assolutamente no” o meglio “Cose che mi fanno muggire”) mi hanno sempre affascinato.

Perché tormentarsi con le ossessioni a volte si trasforma nell’inseguire i sogni.

Perché mi piace leggere di musica anche quando si parla di band inventate, dischi immaginari, testi creati appositamente, interviste vivaci mai esistite.

O forse, più probabilmente, perché sono irrimediabilmente uno sfigato nostalgico del cazzo.

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