Ancora MiAmi?

Torna il Miami Ancora. Per chi non lo sapesse Miami (quello invernale) sta per Mostri Innamorati Attaccano Milano. E la musica? Bof.

Comunque ci sono andato, scusate se mi dilungherò nel racconto di questa esperienza la cui partenza è stata subito fulminante. Rockit annuncia l’apertura per le ore 5 ma quelle merde non hanno fatto entrare nessuno fino a ben dopo le 6. Non che sia la prima volta che gli organizzatori di cotanto festival non rispettano quello che loro stessi scrivono, ma la speranza di avere a che fare con gente seria c’è sempre. Anzi c’era.

Questa prima scintilla di disorganizzazione viene ulteriormente sottolineata al nostro ingresso nella sede del Leoncavallo Spa (giuro, ora è così! Anche se a dirla tutta non ho trovato traccia di piscine termali).

Se ricordate bene due anni fa, in occasione della prima edizione invernale, il Leoncavallo era stato scelto come sede dell’ultimo minuto e le piccole pecche erano una conseguenza della fretta. O almeno così pensavo.

Questa volta la location era decisa da tempo con i tanto strombazzati 3 palchi. Addirittura? Eh sì, il palco principale, il palco in zona dauntaun (temperatura massima percepita: zero kelvin) e un palco in zona Baretto, cioè in un altro edificio. Per fortuna che è estate e continuare a fare dentro e fuori non crea problemi, eh. Dicevo comunque del Baretto: un palco piccolissimo in un luogo grande come il vostro sgabuzzino dove si sentiva male e vedeva peggio.

Affronto brevemente il discorso bancarelle (l’oramai denominata zona Expo-Moda): pochissime quelle delle etichette discografiche. È il primo Miami in cui non ho comprato nemmeno un disco. E questo la dice lunga (anche sul fatto che forse alle piccole label nostrane non conviene più aprire uno stand).

E la gente? Poca, almeno fino alle undici e qualcosa quando, sconfortato, decido di andarmene (non che la qualità delle proposte musicali seguenti mi dicesse “Rimani rimani!”) mentre una quantità abnorme di gente faceva l’opposto. Comunque fino a quel momento avevo visto:

* Green Like July: sono passati due anni dalla volta in cui li ho visti dal vivo e sono migliorati tantissimo. Bravi!

* Anansi: fanno reggae.

* Stardog: dal loro ultimo Miami (estate 2005) ad adesso sono passate tante cose, non la capacità di fare ottimi pezzi e riproporli benissimo su un palco.

* Buzz Aldrin: una rivelazione. Si tratta di un devastante trio bolognese che con miscele incendiare distorte mi ha stampato un grosso sorriso sul volto. Le loro percussioni suonate a tre hanno spaccato e di rimando loro hanno spaccato le percussioni (ciao ciao batteria). Da rivedere assolutamente, magari in una serata in coppia con gli Yuri Gagarin (ahah).

* My Awesome Mixtape: pensate allo shock di passare dal gruppo precedente a questi “chipmunks in acido” (cit.) in modalità perenne “festa tamarra del liceo”. Sì, continuano ad annoiarmi.

* Truceklan: ecco, io pensavo che questo mio primo incontro col truceklan si risolvesse in un set pittoresco durante il quale farmi grosse risate. Invece si rivelano moscissimi (e i miei informatori mi comunicano che sono sempre così). Il piatto forte del loro spettacolo è quando, tra una canzone e l’altra, dicono con veemenza i loro nomi, inneggiano al “Truceklan dimmerda” e lodano Milano. I pezzi su quanto è dura la vita di strada a Roma dimentichiamoli.

* The Death Of Anna Karina: l’adrenalina c’è, la potenza anche, le urla non mancano però continuano a non esaltarmi. Dopo di loro c’è Moltheni e così scappo via dando un’ultima controllata alla bancarella prenotata dall’Isbn Edizioni che rimane tristemente inutilizzata.

Sì insomma, sono rimasto poco soddisfatto. Evabé.

Per completezza di informazione dirò anche le cose buone: le amache comode e i cambi di palco rapidi.

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