Basta che se ne parli?

Scopro con ritardo una polemica nemmeno troppo nuova ma che mi da il Sol# per scriverne un post perché l’argomento mi ha sempre interessato (per ovvie ragioni). Le cose sono andate così:

– un recensore di Rockit stronca l’ultimo disco degli Amari intitolato “Poweri” in maniera pesante, andando anche un po’ sul personale.

– un’armata di fan si riversa sul sito lasciando commenti infuocati, critiche alla critica appena letta e  pinzillacchere assortite e insulti e parole di vario genere.

La cosa interessante è che nei commenti non ci si accalora tanto sul fatto se il disco sia buono o una ciofeca (a quanto pare si propende per la seconda che ho detto) ma su come si debba scrivere una recensione e se si debba considerare quella di Wad una recensione. Ovviamente non esiste una risposta al primo dubbio (che per chi è disattento era “Come si scrive una recensione?”) mentre la diatriba si sviluppa sul secondo.

Le mie domande invece sono queste: quanto può “picchiare duro” un recensore in caso di brutto disco? Quanta libertà di azione ha il recensione quando scrive? E quando la critica diventa offensiva?

E dall’altra parte: quanto un gruppo può pretendere da una recensione? Quanto è eticamente corretto (e adulto) dire “Se non ti piace fallo recensire a qualcun altro”?

(Esempio stupido. Un gruppo dice: “Ok le critiche, ma le vogliamo costruttive non distruttive”. Ma se il disco è terribile, brutto, talmente brutto che pare un insulto alla sua intelligenza, come può uscirne il recensore? Non vale citare questo mio vecchio post).

Interessante (e intelligente) è il post di uno dei Ministri sul blog del gruppo, che legge abbastanza bene la questione. Non risolve interamente la caterva di interrogativi ma è già qualcosa.

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