Freddo nord.

Non ricordo davvero chi un paio di anni fa mi aveva consigliato di ascoltare i Picastro, però “Metal cares”, bel disco della band post slow sleep rock canadese, mi era piaciuto.

Dal vivo, vedendoli in concerto alla Casa 139, l’altra sera, rimango interdetto. Non che non siano bravi, ma sono… uhm… peculiari ed estranianti. Sono gelidi. Anzi, non proprio. Non gelidi tipo Ivan Drago. No, tipo un tranquillo allevatori d’alci canadesi che soggiorna dalle parti della Baia di Baffin, poco socievole, ma non scorbutico, l’apoteosi della normalità e tranquillità, quella che ti fa male, mischiate ad una immagine che… che… non riesco a drescrivere. Lei è carina ma mormora appena e sembra lì per caso. Il violinista, beh, lui è nerd e basta. E il batterista è lì. E si complicano lavita in modo incredibile volendo infilarsi in tunnel di dissonanze quando la semplicità li farebbe suonare piccoli capolavori domestici.

Un po’ il contrario dei Mauve che hanno aperto la serata con un bel set elettrico anche se cortissimo: coinvolgente con stile.

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