Questo triste mondo malatoooooo.

Cronaca di una sconfitta annunciata (e scusate la non usuale prolissità).

Dunque, sabato pomeriggio la Vì mi ha trascinato tra il pubblico di Scalo 76. Ora, non importa il perché, ma dico subito una cosa: se volete farvi due risate (e capire come sono andate le cose) leggete questo post della Vì, mia compagna di tragedia, oppure questo post di AccentoSvedese, che si è guardato la trasmissione dal divano di casa avendo una prospettiva diversa dell’accaduto.

Questo post invece non farà ridere.

No, perché la situazione è stata totalmente squallida, senza mezzi termini. Squallida e basta (e infinita).

La Vì ha riso un sacco, beata lei, ha fatto benissimo. Io semplicemente non ci sono riuscito. La Maugeri e Piero Pelù erano lì, a pochi metri da me ma mi sembravano distanti, dietro il consueto schermo televisivo. I momenti che hanno dato il gancio a battute acide e salaci non sono mancati, ma ce ne sono stati altri che davvero si possono definire un insulto per qualsiasi forma di intelligenza (scatenando la fantasia di veder esplodere gli studi Rai di Via Mecenate):

– la Maugeri che butta lì totalmente a caso un “Eh, dev’essere stato difficile”, senza alcuna attinenza con quello che i suoi intervistati hanno detto prima o dopo.

– Pelù che si congeda dallo studio, s’accorge che viene acclamato da alcune vecchie grassone e fa loro il gesto delle corna. Una sciura ride di gusto e di rimando gli fa il gesto della pistola.

– Miss inutilità Maddalena Corvaglia che sbaglia ogni singola cosa che dice e, nel mentre sta presentando un’iniziativa benefica per cui comprando dei cazzo di fiori (gerani forse) una parte va in beneficenza, ha il genio di dire “E profumano anche!”.

– gli illuminatissimi fan dell’ex frontman dei Litfiba che fanno i fighi. Che dio ce ne scampi.

– la gente che si emoziona e si commuove per quella cosa chiamata X Factor.

– Lucilla Agosti (che assieme alla Maugeri è in testa alla classifica dei personaggi televisivi che odio di più, non immaginate la sete di sangue che provo quando appare in video) che fa la simpatica parlando dei capelli di Francesco Renga.

– la tizia del pubblico seduta davanti a me che s’indigna in modo abnorme perché la Canalis, tra i pezzi del suo Mypod, non ha scelto nemmeno una canzone italiana, facendomi incredibilmente prima sorprendere, poi incazzare, infine parteggiare per qualsiasi cosa l’ex velina avesse scelto.

Non riesco a ridere, tutto mi sembra troppo. Mi sembrava di assistere ad una sorta di vaudeville mal congegnato e malriuscito. Ciò che accade nello studio e l’atmosfera che si respira non è frizzate, non è bizzarra, è solo un tanfo intriso di squallore.

Il punto più alto rimane la selezione delle canzoni di Valerio Mastandrea: sceglie Unkle e Tool e per pochi secondi i video di Rabbit in your headlights e di Sober attraversano l’etere. Troppo per una trasmissione che si fonda sull’essere nazionalpopolare e sulla completa assenza di contenuti degni di questo nome. Io sobbalzo, la gente non capisce. Né capisce quando il Pelù, in un suo medley, ci infila No fun degli Stooges. No, Piero, hai toppato, dovevi cantare qualcosa di accessibile, eccheccazzo. Il cervello non deve essere utilizzato, ricordalo.

Non so se questa sia televisione, oramai il televisore per me è solo un elettrodomestico grazie al quale posso vedermi i film in dvd. Di sicuro non è buona televisione. E di sicuro capisco che non c’è futuro (né presente, che sia chiaro) per la musica in televisione, per una televisione piena di trasmissioni nemmeno minimamente comparabili a Questo triste mondo malato.

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